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di Corinne Zaugg

E' la quotidianità la nostra sfida più grande. Spesso ci sentiamo pronti a combattere alte battaglie su principi ed ideologie, ma poi ci troviamo ad inciampare banalmente nelle semplici pieghe del nostro vissuto quotidiano. è la storia un po’ di tutti noi. Presi a correre dalla mattina alla sera per far rientrare nella nostra sovraccarica agenda tutti i nostri impegni.  
Partiamo carichi di belle e buone motivazioni che la ripetitività, la monotonia, l’assenza di riconoscimenti e gratificazioni, vanno via via esaurendo come un motore che perde giri, come una giostra al termine della sua corsa.  Succede anche in famiglia. Succede anche nelle relazioni. Persino in quelle nate con e per amore. Improvvisamente ci troviamo fuoristrada, a chiederci perché mai ci troviamo lì. Cos’è quella stanchezza che accoglie il nostro risveglio mattutino. Cosa sono quei visi scuri da cui è scomparsa ogni ombra di sorriso. è (anche) per questo che eventi come quello in programma a giugno a Milano sono importanti. Le Giornate mondiali della famiglia non sono vetrine di famiglie felici. Non sono esposizioni di unioni riuscite. Non è la celebrazione delle famiglie numerose. Perché se così fosse sarebbero ben pochi ad essere invitati alla festa.

Forse sembra banale sottolinearlo, ma c’è da qualche parte dentro di noi l’idea che solo i «migliori» tra di noi possano accedervi e sedere al cospetto del papa ed accogliere la sua parola. Invece, è vero proprio il contrario. Giornate come quelle di Milano sono un invito a tutti noi. A tutti noi che quotidianamente viviamo in famiglia, siamo famiglia, facciamo fatica ad essere famiglia.   Innanzitutto perché «famiglia» non lo si è una volta per tutte. Ma si inizia ogni mattina da capo, quando suona la sveglia, quando intingiamo la brioche nel caffelatte. E anzi, spesso ancora molto prima, quando ci alziamo di notte per allattare, ridare un ciuccio caduto, rassicurare un sonno interrotto. Si riprendono allora in mano le redini di una giornata dove si dovrà dar prova, di nuovo e da capo, di tutta una serie di virtuosismi che spaziano tra vizi e virtù, proprie e altrui. Dovremo dar prova di tenacia, perseveranza, spirito di sacrificio, capacità di perdono. Dovremo sapere ridimensionare, essere umili, incoraggiare, rimproverare, esprimere apprezzamento, gratitudine, a volte anche indignazione. Dovremo parlare, convincere, ma anche saper ascoltare e tacere. Forse, anzi quasi sicuramente, dovremmo anche essere brillanti, preparate e performanti sul posto del lavoro. Preferibilmente, con il cervello sgombero da problemi e preoccupazioni familiari. E la sera, sarebbe bello riuscire ad arrivare  con ancora intatta la capacità di sorridere e la pazienza di leggere una fiaba. Sono enormi, a ben vedere, le richieste che la vita di famiglia pone e impone. Nel suo semplice svolgersi quotidiano. Senza pensare alle sfide che nascono qualora qualcosa nel suo meccanismo interno si spacca. Bastano solo tre righe di febbre che già la routine famigliare è sballata, che occorre allertare i nonni, predisporre la baby-sitter, chiedere un giorno di congedo. E che dire se a incrinarsi è il rapporto? Se è la fiducia a venire meno? Se si prospetta lo spettro di un tradimento? L’ombra di una malattia seria? Tutto questo è indubbiamente logorante. E non di rado finisce con il logorare seriamente se non irrevocabilmente il rapporto tra genitori. A farli fare un paragone con quello che era la loro vita precedente, da single o da fidanzati, dove c’era spazio per l’improv­visazione, dove la nozione di tempo libero aveva senso e dove la soddisfazione dei propri bisogni e di quelli dell’altro era immediata, spontanea, facile. Non tutti riescono a superare questo scoglio. A cambiare passo. Ad assorbire questi cambiamenti. Le Giornate internazionali della Famiglia è da questo comune terreno che nascono. Un terreno concreto. Un terreno variegato. Misto. Confuso. Allegro e al contempo sofferente. E offrono, con i loro percorsi di avvicinamento e preparazione, un’occasione importante.  Per ri-pensarsi come famiglia. Come madre e come padre. E anche come figli. Sono l’occasione per ri-orientarsi, ri-indirizzarsi e ri-pensarsi. Per vedere a che punto del nostro cammino siamo arrivati. Per risentire e rinfrescare quelli che erano i nostri punti di partenza. Per vedere che cosa ne abbiamo fatto e cercare di capire in che modo abbiamo vissuto o stiamo vivendo il cammino che per amore, solo per amore,  abbiamo in un tempo più o meno lontano, intrapreso in due.
è importante coglierla, questa occasione. Perché forse, senza essercene accorti, ci siamo incamminati su un sentiero diverso. Lontano da quello che erano le nostre iniziali intenzioni. Forse a furia di vivere a testa bassa, ci siamo dimenticati che la crisi che stiamo vivendo altro non è che uno dei tanti volti che la «cattiva sorte», che ci eravamo promessi di combattere e condividere fianco a fianco, assume nel corso della vita. Forse ci siamo dimenticati di avere al nostro fianco l’amore della nostra vita, anche se butta l’asciugamano bagnato sul letto e lascia i calzini in giro per casa.  Forse abbiamo dimenticato quanto abbiamo desiderato questi bambini che oggi sono diventati adolescenti scontrosi. E quanto abbiamo desiderato rivestire il doppio ruolo di madri lavoratrici.
Non ci attende, quindi, un incontro di super-famiglie, di super padri e super madri che hanno saputo superare la prova e giungere al traguardo vittoriosi, ma un incontro vero tra famiglie vere, che vogliono ancora una volta mettersi in gioco, riappropriandosi e rinnovando quel sacramento che fin qui le ha portate.

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