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del card. Ennio Antonelli

La lettera di Benedetto XVI illustra brevemente anche il tema del VII Incontro Mondiale che egli stesso precedentemente aveva scelto: “La famiglia: il lavoro e la festa”. Gli elementi, che ci offre, sono preziosi per orientare la riflessione sia nelle Chiese locali durante il percorso preparatorio sia a Milano nello svolgimento dell’evento ecclesiale. Il lavoro e la festa sono da considerare non come problematiche a se stanti e in tutta la loro ampiezza, ma solo in relazione alla famiglia, in quanto influiscono fortemente sulla vita di essa. La lettera con un rapido accenno all’antropologia biblica dei primi capitoli del Genesi presenta la famiglia, il lavoro e la festa come benedizioni e doni di Dio, intimamente collegati tra loro e necessari allo sviluppo umano integrale. Come commento si può aggiungere che l’uomo, per vivere e svilupparsi, ha bisogno sia dei beni strumentali, che sono voluti in vista di qualcos’altro, sia dei beni gratuiti, che sono voluti per se stessi. Appartengono alla prima categoria il lavoro, la tecnica, il mercato, il denaro; appartengono alla seconda categoria la famiglia, l’amicizia, la solidarietà, la poesia, la musica, l’arte, la spiritualità, la festa. La compresenza dell’utile e del gratuito, come felicemente ha sottolineato la recente enciclica Caritas in Veritate, è indispensabile per le persone, per la società e per la stessa efficienza economica. Purtroppo la logica del massimo profitto tende a gonfiare la produzione e i consumi a danno delle relazioni umane e dei valori spirituali. Il giorno festivo risulta compromesso dal lavoro no-stop oppure diventa il fine settimana dedicato all’evasione mediante i cosiddetti riti di massa in discoteca, allo stadio, al mare, o dedicato ai consumi mediante affollata frequentazione dei supermercati, le nuove cattedrali delle città-mercato.
L’individuo (single) è considerato più funzionale della famiglia alle esigenze dell’economia, in quanto è più disponibile alla mobilità, più disposto a dare tempo ed energie, più propenso ai consumi. La famiglia a sua volta è privatizzata e ridotta a luogo di affetti e di gratificazione individuale; non riceve adeguato sostegno culturale, giuridico, economico, politico; subisce il pesante condizionamento di complesse dinamiche disgregatrici, tra le quali hanno un’incidenza, tutt’altro che trascurabile, l’organizzazione del lavoro e lo scadimento della festa a “tempo libero”. Il tema dunque dell’Incontro Mondiale di Milano, se approfondito seriamente a livello personale e sociale, culturale e pastorale, può diventare un importante contributo alla difesa e promozione dell’umano autentico nel mondo di oggi, a cominciare da nuovi stili di vita familiare.
A riguardo, la lettera del Papa esorta a “promuovere una riflessione e un impegno rivolto a conciliare le esigenze e i tempi del lavoro con quelli della famiglia e a ricuperare il senso vero della festa, specialmente della domenica, pasqua settimanale, giorno del Signore e giorno dell’uomo, giorno della famiglia, della comunità e della solidarietà”. In ambito economico, secondo la linea suggerita dall’enciclica Caritas in Veritate, occorre rendersi conto sempre più che è possibile fare impresa perseguendo fini di utilità sociale, mirando non al massimo profitto a qualsiasi costo, ma al giusto profitto, compatibile con le esigenze dei lavoratori, delle famiglie, della società, della protezione dell’ambiente, offrendo nei rapporti di lavoro una flessibilità a misura di famiglia, cosa per altro assai diversa dalla precarietà. In ambito familiare occorre incoraggiare la ridistribuzione dei compiti domestici e la scelta del lavoro extra domestico di comune accordo da parte dei coniugi, l’assunzione di uno stile di vita ispirato alla sobrietà, alla cura delle relazioni personali, all’apertura verso la comunità ecclesiale e le necessità del prossimo. Occorre infine che il giorno festivo sia celebrato in modo da illuminare il senso della vita e del lavoro stesso, rafforzando la coesione della famiglia e il suo inserimento nella comunità più grande, ravvivando il rapporto con la persona di Cristo, Signore e Salvatore, che ci accompagna nel nostro cammino quotidiano. L’autentica esperienza festiva può accrescere la bellezza e il gusto della vita familiare secondo il detto sapienziale: “Un dolore condiviso è dimezzato; una gioia condivisa è raddoppiata”.

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