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di Ottavio De Bertolis

Proseguiamo la nostra riflessione sulle singole espressioni della preghiera del Signore, sulla falsariga del “secondo modo di pregare” proposto da Sant’Ignazio: si tratta di riprendere le singole parole o frasi compiute e di pregare riflettendo su di esse, domandandosi che cosa vogliano dire, riflettendole nella nostra vita, nelle nostre azioni, nei nostri interessi quotidiani. Quando diciamo “sia santificato il tuo nome”, a quale nome ci intendiamo riferire?
Ovviamente al nome che riassume in sé tutti i titoli di Dio, elevandoli, se possibile, ancora più in alto: il nome stesso di Padre. Dio infatti non è solo l’Onnipotente, il creatore, il Giudice, il Signore: è soprattutto Padre, e questo nome di padre ci aiuta a comprendere esattamente il vero senso di tutti gli altri titoli che gli attribuiamo.
Così è un giudice come lo è un padre per i figli; è onnipotente, e questa sua onnipotenza è quella di un padre per i suoi figli; è legislatore, e in questo senso è come un padre che dà regole giuste e vere, non comandi arbitrari e dispotici, per i suoi figli. Il nome dunque di Padre rischiara ed illumina tutto quello che possiamo dire di Dio e su Dio.

Vengono in mente le parole sublimi di San Giovanni, nella sua prima lettera: “quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente”. Dice: realmente, non: per modo di dire. Dice: in verità, e non: fino a un certo punto. Il suo essere padre, e dunque la sua pazienza, bontà, fedeltà, mitezza, è a noi dato senza se e senza ma, come un genitore ama i suoi figli qualunque cosa facciano, e comunque vadano a finire.
Vorrei sottolineare che Dio non è come un padre secondo la carne moltiplicato all’ennesima potenza; Dio non è la proiezione dell’esperienza che abbiamo noi di nostro padre (che potrebbe anche essere pessima), ma piuttosto i nostri genitori secondo la carne sono padri tanto quanto assomigliano a Lui. In generale, noi siamo padri (quelli carnali, e anche quelli nello spirito, come noi sacerdoti che veniamo appunto chiamati “padri”) tanto quanto siamo simili a Lui.
E per questo diciamo “sia santificato il tuo nome”, intendendo così chiedere intanto che noi conosciamo intimamente questa realtà: Dio non è nostro padrone, come intendiamo questo termine tra gli uomini, né nostro giudice, come lo è un giudice nel mondo degli uomini, né altro di tutto questo, ma è Padre.
Questo significa che lui ci ama per primo: infatti i figli non amano per primi, ma sono posti nell’amore in quanto sono amati ancora prima che esistano, e vengono al mondo amati, attesi e accolti per quel che sono. Così ogni genitore, ogni papà, ha i figli che si ritrova; pensiamo a quelle persone che hanno figli malati, o disoccupati, o drogati, o falliti, o divorziati, e allo stesso modo Dio ha noi come figli, così come siamo.
Gli stessi sentimenti di un padre per questi figli infelici sono quelli di Dio per ognuno di noi. E così nel capitolo quindicesimo di San Luca ci viene mostrato chiarissimamente che cosa vuol dire essere padre: “quando ancora era lontano, gli corse incontro e gli gettò le braccia al collo”.
Sottolineo che Giovanni dice: lo siamo realmente, cioè per davvero. Ma come è difficile crederci: noi pensiamo che Dio sia buono se ce lo meritiamo, se facciamo qualcosa per dimostrarglielo, in ogni caso se ci sforziamo.
E una delle motivazioni di questo è la prospettiva “morale” nella quale siamo stati educati alla fede: ma la Parola ci dice che il suo amore, la sua paternità, è a noi molto più vicina di quanto pensiamo. Siamo davvero suoi figli, anche se noi pensiamo di essere sue creature, o suoi servi, o suoi sudditi: la fede ci insegna a purificare le nostre immagini di Dio esemplandole su quello che Lui vuole mostrarci di essere.
Lasciate che concluda questo mio incontro con voi ricordandovi una mia esperienza personale. Molti anni fa avevo appena partecipato alla Messa, e stavo scappando fuori dalla chiesa perché avevo fretta; mentre camminavo, recitavo il Padre nostro, come mi aveva insegnato il mio confessore, in ringraziamento della Comunione. Quando dissi: “sia santificato il tuo Nome”, mi chiesi: “ma come è santificato il tuo nome?”. Ho capito allora molto chiaramente che “Il mio nome è santificato amando i peccatori”. E mi sembra ancora oggi molto vero.

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