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di Gianni Gennari

4*/ Pensare la fede

Un passo avanti. Per “credere” occorre qualcosa su cui basarsi e di cui fidarsi, e quindi una “comunicazione”, una parola da ascoltare o l’esperienza di un evento di cui prendere atto. L’ascolto perciò, e l’esperienza fatta nella vita, sono all’origine del credere. Ecco perché alla fine del nostro secondo incontro ho ricordato un libro, “Uditori della Parola”, del teologo Karl Rahner: il nostro credere, nel senso forte che è quello della “fede”, include qualcuno che “parla”, qualcuno che “opera” e rispettivamente qualcuno che “ascolta” e qualcuno che “vede” e vive un’esperienza, un incontro di vita. Dunque: parlare, ascoltare, vedere e capire. Si tratta del mestiere dell’uomo: in questione siamo noi con la nostra vita.

Abbiamo anche visto la scorsa volta che il “credere”, in senso proprio e forte, offre alla nostra libera scelta la proposta del significato ultimo e pieno della vita: non serve – la fede – a qualcosa di mondano, non dà maggiori conoscenze scientifiche, e neppure maggiori poteri tecnici, ma il significato ultimo di tutto. L’uomo è per natura uno che può ascoltare, può vedere gli eventi della vita, e se qualcuno gli parla, se vede qualche evento importante può rispondere, sia con le parole che con la vita.
Ma quando si tratta della fede – stiamo sempre sul “Credo” – chi è che nella storia ha parlato all’uomo, e che eventualmente si è a lui presentato?
Qui è il grande e decisivo salto. Alla parola “Credo” noi aggiungiamo “in Dio”.
La filosofia umana, la ricerca intellettuale dei sapienti, può arrivare a pensare che un Essere superiore esista, e poi ad ipotizzare che se questo Essere volesse parlare, noi uomini saremmo capaci di ascoltarne la voce, cioè “la parola” pronunciata per noi nella nostra storia, e poi di rispondere.
E’ la base dell’affermazione che dà inizio al nostro “Credo”. Abbiamo sentito dire con parole umane che nella storia degli uomini ad un certo punto si è manifestata una voce che ha “rivelato” la sua esistenza come base della loro. Lui ha parlato, si è manifestato come “Dio” e “Creatore”, e poiché la vita degli uomini è segnata anche da difficoltà, malattie, violenze e dalla stessa morte, si è presentato anche come Padre amorevole e salvatore di coloro che ne ascoltano la voce e realizzano le sue “parole”, i suoi comandi. Nella Bibbia i comandamenti sono chiamati “le parole”. Lui ha parlato agli uomini che hanno ascoltato, poi hanno obbedito sia raccontandosi tra loro quello che Lui ha detto e fatto per loro, prima a parole di generazione in generazione e poi via via anche per iscritto, sia eseguendo nella storia quello che Lui ha ordinato.
è l’annuncio della esistenza di Dio creatore e della salvezza offerta alle sue creature in un “libro” che noi chiamiamo Bibbia. Da essa nasce nella realtà storica degli uomini e dei popoli, la possibilità dell’inizio e della trasmissione della fede ebraico-cristiana. Colui che ha parlato ai nostri Padri è Dio, il Dio unico e Creatore di tutto.
Ecco che quindi la nostra “Bibbia”, il libro dei libri, inizia con un racconto antico, primitivo, ricco di simboli e di immagini che toccano la fantasia dei popoli antichi, semplice e insieme misterioso, che sollecita la nostra curiosità con immagini ricche e di origine diversa nelle culture antiche, ma che – e sono i primi 11 capitoli del libro della Genesi – affermano essenzialmente che Lui, Dio, è “creatore del Cielo e della Terra” (proprio l’inizio del nostro ‘Credo’), cioè di tutto ciò che esiste, che Lui ha creato tutto “buono” – più volte affermato nel capitolo I – e che ha completato tutta la sua creazione con la realtà dell’“Uomo”, che ha fatto “maschio e femmina”, e che proprio come uomo maschio e femmina è “immagine somigliantissima” di Lui, creatore del tutto, che è tutto buono, e con l’uomo diventa addirittura più buono, anzi “molto buono”. è l’esito finale della creazione.

 

Il racconto degli inizi della nostra fede

Vale la pena di andare a rileggerli, i primi capitoli della Genesi. E allora nel primo troveremo che con uno schema apposito il racconto ci presenta tutte le cose – il cielo e la terra – e poi le elenca con una sequenza di 4 più 4 più 1. Se i lettori possono prendano in mano la Bibbia, al capitolo uno della Genesi.
La Creazione di tutto (Genesi 1).
La prima sequenza è delle separazioni, la seconda di riempimento delle prime: le tenebre separate dalla luce (n.1), le acque di sopra (n. 2) da quelle di sotto (n. 3) e le acque di sotto dalla terra (n. 4). Queste 4 cose vanno riempite con altre 4 creature: la luce è riempita di sole e stelle (n. 5), le acque sopra la volta del cielo si riempiono di uccelli (n. 6), le acque di sotto di pesci (n. 7) e la terra di animali e piante (n. 8). Infine fuori serie, al numero 9 segue la creazione dell’uomo, maschio e femmina e come tale “immagine somigliantissima” di Dio. Uno schema preciso, nel racconto dell’anziano che istruisce il piccolo ebreo, per fargli entrare bene in testa che Dio ha creato davvero tutto…Una vera lezione di catechismo con uno stratagemma voluto per imprimersi nella memoria. Un esempio per capire: quando ai bambini insegniamo la cadenza dei giorni dei mesi ci serviamo ci una filastrocca fatta apposta: 30 giorni a novembre, con april giugno e settembre, di 28 ce n’è uno, tutti gli altri ne han 31!
Proprio così il primo racconto della realtà di Dio creatore, schematico e ordinato appositamente per favorire una catechesi in famiglia, fatta apposta per far entrare bene nella mente del giovane ebreo che Dio è unico creatore del tutto, che tutto è cosa buona, e che il massimo della bontà della creazione è manifestato nella realtà dell’uomo come maschio e femmina, vera immagine somigliantissima del Creatore stesso…
La vicenda dell’uomo(fatto di terra) e della donna (madre della vita) (Genesi 2).
Nel libro segue poi, ricca di immagini e fantasie, probabilmente ben più antica dal punto di vista storico, la seconda narrazione della creazione dell’uomo e della donna, dalla polvere che diventa creta e poi animata dal “soffio” di Dio creatore, con l’uomo maschio al primo posto, chiamato “Adam” perché fatto di terra (Adamàh)  e l’uomo femmina tratta da lui, chiamata “Eva” perché autrice della vita (Hawwàh). Ma è ripetizione del già letto nel 1 capitolo.
Da dove i mali del mondo?(Genesi 3-10).
E allora? Allora va tenuto presente che i capitoli che seguono, dal 3 al 10, presentano un unico tema. All’affermazione del cap. 1, che tutto è buono, e alla fine che tutto è molto buono, segue la domanda spontanea: ma allora da dove viene il male, da dove la morte, da dove la malattia, da dove l’inimicizia, da dove l’odio, da dove la durezza della fatica, da dove il dolore? Ed ecco il racconto biblico del peccato di Adam ed Eva, il fatto dalla terra e la madre dei viventi, che vogliono sostituirsi a Dio impadronendosi del dominio sul bene e sul male dando ascolto all’avversario di Dio (Hassatàn: l’avversario che si mette in mezzo contro Dio) e di qui la morte (“Morirai di morte!”), i dolori del parto, e il fratricidio, e la fatica del lavoro, e la ribellione della natura, e la dispersione dei linguaggi come torre di Babele, e infine la rivolta della natura che minaccia col diluvio di cancellare l’umanità… è la spiegazione fantasiosa, ma essenziale alla fede e alla speranza della prevalenza del bene e della salvezza, perché Dio non si rassegna, e come alla fine del c. 3 ha promesso la vittoria del bene attraverso il frutto della Donna, al c. 11 inizia la chiamata definitiva, con la storia di Abramo, il padre di tutti i credenti…
So di aver messo tanta carne al fuoco. Prego chi legge di avere pazienza: magari di avere davanti il testo biblico, e di pensarci su. La prossima volta partiremo da Abramo, poi Mosè, e l’Alleanza definitiva: quella che attraverso molte vicende e molti modi, come dirà la Lettera agli Ebrei, è giunta fino a noi in Gesù Cristo… Tutto il cammino è ancora davanti. Per stavolta è sufficiente.

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