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L’ORA SANTA DI APRILE 

di Ottavio De Bertolis 

In questo tempo di Pasqua possiamo continuare tutti i giovedì sera la nostra Ora santa, accogliendo l’invito di Gesù a vegliare e pregare: è bene tuttavia che anche la nostra preghiera privata si muova in armonia con la Chiesa, e dunque possiamo contemplare il mistero del Cuore di Cristo come ci si mostra nella Pasqua. Abbiamo un testo adattissimo, che è Gv, 20, 26- 28, cioè l’apparizione del Risorto a Tommaso.

Noterete facilmente che il brano ricalca l’episodio della trasfissione, che abbiamo visto in Quaresima nel capitolo 19: infatti al centro di tutte e due le pericopi c’è il costato trafitto. Nel capitolo 19, lo contempliamo pendente sulla croce, avvolto dal buio della Passione, che è il mistero del male che sembra avere vinto Gesù stesso; nel capitolo 20, quello che in questo tempo contempliamo, al centro della scena c’è lo stesso costato trafitto, in piedi, cioè risorto, avvolto dalla luce sfolgorante della sua vittoria. Nel capitolo 19 era la voce stessa di Giovanni che ci invitava a guardare a Colui che è stato trafitto e a riconoscere in Lui l’Agnello della Pasqua, quello il cui sangue venne asperso sugli stipiti delle porte nell’uscita di Israele dall’Egitto; qui, nel capitolo 20, Gesù stesso dice anche a noi, come a Tommaso: «metti la mano nel mio costato». Siamo cioè invitati a toccare il suo Cuore, a conoscerlo intimamente. E questo avviene in due modi: il primo, nella preghiera, quando noi ricordiamo le sue parole, contempliamo la scena, ascoltiamo quello che Lui ci mostra facendosi a noi realmente presente nella grazia dello Spirito Santo; il secondo modo, servendolo nei poveri, mettendo cioè la mano nelle piaghe del suo corpo mistico, poiché ha detto che quello che avremo fatto a uno dei suoi fratelli più piccoli sarà stato fatto a Lui. Preghiera e servizio sono dunque le due facce di quell’unica moneta che Gesù ci dona. Il metodo di preghiera sarà dunque il medesimo di sempre, adattato però al tempo di Pasqua. Quindi, dopo avere fissato il tempo della preghiera, entrerò in essa chiedendo a Dio nostro Signore che si degni di farmi conoscere Lui, che mi mostri il suo Cuore, che possa mettere la mano anch’io nel suo costato, per più amarlo e servirlo; quindi ripresenterò alla mia mente la scena, ricapitolandola brevemente, o leggendo il testo biblico. Quindi cercherò di immaginare la scena: qui sarà il luogo ove di trova Tommaso, e come Cristo entra a porte chiuse, osservando le singole parti di quel luogo, le persone che vi stanno, eccetera. Domanderò la grazia di provare la medesima gioia di Tommaso, di entrare nella novità della Risurrezione. Quindi ascolto le persone in quello che dicono, osservo e noto quel che fanno, e cerco di entrare nella scena, come se fossi lì presente. Considererò poi quali sono i veri e santissimi effetti della Risurrezione in quell’anima impaurita e diffidente, e negli altri discepoli, e che Gesù vuole rifarli in me; considererò inoltre come Gesù lo consola, e con lui anche gli altri, paragonandolo al modo con cui gli amici del mondo consolano, e come desidera consolare me. Quindi terminerò con un colloquio con il Risorto, secondo quanto sentirò intimamente. Il colloquio sarà spontaneo: esso costituisce la parte principale dell’Ora santa, rispetto al quale tutto il resto è solo una preparazione, e quindi cercherò di stare a lungo in esso. Concluderò con un Padre nostro. 

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