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di Andrea Ciucci

Quando un allenatore  manda in campo un giocatore, gli appoggia la mano sulla spalla e gli dà gli ultimi consigli; così è per la cresima: il vescovo  impone le mani e lo fa entrare nel campo della vita.

Il secondo sacramento dell’Iniziazione Cristiana è la… Cresima. Così infatti recita la lista dei sette sacramenti che abbiamo studiato a catechismo (Battesimo, Confermazione, Eucaristia, Penitenza…) e così spiegano tutti i testi di teologia. Eppure, se chiediamo ai nostri figli o nipoti qual è il secondo sacramento che hanno ricevuto tutti risponderanno la Confessione, e poi la Comunione e infine la Cresima. Come mai? Senza perdersi in dettagli complessi, possiamo dire che l’inversione tra Cresima e Eucaristia si è realizzata non per motivi teologici, bensì per questioni di ordine pratico, legate alla presenza saltuaria del Vescovo che doveva amministrare tale sacramento, ed è diventata prassi ordinaria in Italia soltanto nel secondo dopoguerra. In questi ultimi anni si sono registrati alcuni interessanti tentativi di rimettere a posto le cose, dentro un quadro di riformulazione complessiva dei cammini per diventare cristiani.
Questo piccola introduzione forse un po’ tecnica è però fondamentale per comprendere bene la Cresima e aiutare i ragazzi della nostra famiglia a vivere bene questo momento così importante. L’inversione tra Comunione e Confermazione ha infatti un po’ snaturato il senso di quest’ultima e ha fatto perdere all’Eucaristia il ruolo di vertice del cammino per diventare cristiani. Così, per prima cosa, dobbiamo dire cosa non è esattamente la Cresima, quali sono le sue definizioni riduttive, parziali o addirittura fuorvianti, che spesso ritornano anche nei nostri linguaggi.
La Cresima non è anzitutto il sacramento che specificatamente ci rende testimoni di Cristo o, come si diceva una volta, “soldati di Cristo”. La testimonianza è frutto della vita cristiana intera e non il solo effetto della vita secondo lo Spirito. 
La Cresima poi non è il sacramento della maturità, ciò che ci rende cristiani adulti. Qui la definizione è proprio sbagliata. Il sacramento della maturità cristiana è l’Eucaristia, non la Confermazione! È stata la collocazione posticipata che ha fatto dire questa cosa che, in realtà, non è fondata teologicamente.
Infine la Cresima, o Confermazione, non è la conferma personale della fede ricevuta nel Battesimo. Anzitutto perché all’opera, in ogni sacramento, c’è il Signore e dunque è Lui che conferma la nostra fede e non viceversa, e poi perché questa definizione è comprensibile solo a partire dalla nostra prassi un po’ problematica.
Ma allora cos’è la Cresima, cosa dire ai nostri figli e ai nostri nipoti che si accingono a vivere questo momento? Con un formulazione dal sapore vagamente matematico (ma i ragazzi sanno cos’è una proporzione!) potremmo dire che il Battesimo sta alla Cresima come la Pasqua sta alla Pentecoste. Tra Pasqua e Pentecoste non c’è una grande differenza di contenuto: è il medesimo mistero pasquale visto dal lato della risurrezione di Gesù (Battesimo) e da quello del dono dello Spirito, principio di vita nuova (Confermazione). Lo ricorda già il vangelo di Giovanni che unifica i due momenti parlando dell’emissione dello Spirito durante la morte del Signore. Se dunque il Battesimo segna il passaggio dalla morte alla vita, la Confermazione mostra lo sviluppo della vita nuova donataci da Gesù. La stessa cosa, vista da due punti diversi.
Questa rinnovata comprensione del sacramento della Cresima ci permette di motivare alcune scelte molto concrete. Anzitutto non ha senso ritardare la Cresima all’età giovanile o adulta, magari prima di sposarsi, solo perché ci vuole il certificato. Il cammino per diventare cristiani chiede di essere concluso, soprattutto se si anticipa e si pratica il gesto dei cristiani adulti, cioè la partecipazione all’Eucaristia. Invitiamo i bambini a continuare il cammino dopo la Prima Comunione e ad accogliere il dono dello Spirito! D’altra parte, proprio perché la Cresima dice uno sviluppo positivo della vita cristiana, è del tutto insensato invitare i ragazzi a celebrare questo sacramento “così non ci pensi più e se poi vorrai continuare a frequentare la parrocchia lo farai liberamente”. Lo Spirito è vento impetuoso, è fuoco bruciante, non pone fine a nulla ma tutto ravviva e sostiene. Accompagnare un ragazzo alla Cresima è sostenerlo e introdurlo sempre più in un cammino coinvolgente e entusiasmante. Ci penseranno già tanti altri a tarpargli le ali, a spingerlo ad accontentarsi, a suggerirgli di giocare al ribasso. Che tristezza pensare che messaggi simili possano arrivare dalla famiglia, da chi vuole più bene a questi ragazzi.
Cosa possiamo allora proporre in positivo? Ci sono due liste di parole di origine biblica e recepite nel catechismo che meritano di essere ripassate e riproposte ai ragazzi: i doni dello Spirito (tratti dal libro di Isaia) e i frutti dello Spirito (elencati da san Paolo nella lettera ai Galati).
Uno degli esercizi più belli che possiamo fare è immaginare i nostri ragazzi secondo queste due liste: forti, intelligenti, sapienti, timorati, capaci di giudizio e di conoscenza, pietosi verso Dio e verso gli uomini, e poi carichi di amore, pieni di gioia, costruttori di pace, ricchi di magnanimità e benevolenza, uomini buoni, fedeli, miti, capaci di dominarsi. Che bella umanità! Come non desiderare che i nostri figli e nipoti siano uomini e donne così? Come non parlare loro di un futuro costruito secondo questo disegno che è frutto della Pasqua di Gesù? Invitiamoli, spingiamoli, coinvolgiamoli affinché crescano in questo modo. Non è indifferente per il loro destino. 
 
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