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a cura di Gabriele Cantaluppi

Alcuni fedeli si sono trovati a partecipare al battesimo di bambini i cui genitori vivono una situazione matrimoniale irregolare, soprattutto di conviventi o di divorziati risposati, e qualcuno addirittura ha assistito in tv alla notizia del battesimo a bambine ottenute da una coppia omosessuale con il ricorso dell’utero in affitto.  Chiedono se l’amministrazione del sacramento sia stata in questi casi lecita.

La Chiesa ritiene che i genitori svolgono nei confronti dei figli una missione che è al tempo stesso un ministero, cioè una vocazione, perché partecipano in modo particolare alla funzione santificatrice di Cristo, conducendo la vita coniugale vissuta con spirito cristiano. Lo afferma il canone 835 § 4 del Diritto Canonico. In altre parole, oltre all’insegnamento astratto, essi trasmettono ai figli modelli di vita attraverso ciò che loro stessi sono e fanno: un insegnamento pratico, più diretto e incisivo.

Per battezzare legittimamente un bambino, la condizione è che vi sia la fondata speranza che venga educato nella religione cattolica. In caso contrario «il battesimo venga differito… spiegandone ai genitori le ragioni» (can. 868 §1 n.2). Potrebbe essere valorizzato l’ufficio del padrino, a condizione che abbia i requisiti richiesti, che abbiamo già presentato su un numero precedente della nostra rivista.

Il battesimo non si rifiuta mai, per il bene del bambino, nella speranza che lo Spirito Santo agisca e porti frutto nella sua vita e il fatto che i genitori lo richiedano, potrebbe anche essere per loro  l’occasione per iniziare un percorso di catechesi, di riscoperta della fede e di revisione della propria vita.

La Chiesa cattolica ha da sempre ritenuto validi i sacramenti conferiti da ministri da lei riconosciuti, fedeli agli elementi materiali richiesti e alla formula sacramentale, con l’intenzione di compiere ciò che Essa compie celebrando quel rito: elementi che il Catechismo elenca come «materia, forma e ministro». Pertanto il battesimo avviene nella fede della Chiesa e la sua validità non dipende dalla fede dei genitori, ma dall’intenzione del ministro di compiere quel gesto rituale in piena comunione con la Chiesa.

D’altra parte, il battesimo dei figli non è un premio per la condotta morale dei genitori: si battezzano i bambini per il loro bene, cercando una certezza umana perché siano educati nella fede cristiana.

Certamente la validità del rito è distinta dalla sua piena efficacia: il credente è responsabile del dono ricevuto e deve cooperarvi con una vita coerente. Si possono chiedere i Sacramenti per pura tradizione o per motivi di convenienza sociale: in tal caso spetta al parroco giudicare l’opportunità di concederli o, eventualmente, di iniziare un percorso di discernimento con genitori e padrini. Ma prima di rifiutarli tout court, occorre considerare che lo Spirito Santo può agire nell’animo della persona che ha ricevuto il sacramento anche dopo un certo periodo di tempo, quando il cuore del credente si apre alla sua azione. In questa logica, il battesimo ricevuto da bambini è un dono che piano piano agisce nella loro vita, in misura della loro crescita di fede. 

Nella esortazione apostolica Amoris Laetitia Papa Francesco scrive: «Accolgo le considerazioni di molti Padri sinodali, i quali hanno voluto affermare che i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo».  

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