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Per la prima volta dalla beatificazione avvenuta sabato scorso, la Chiesa celebra il 12 ottobre la memoria liturgica di Carlo Acutis, che utilizzò Internet per insegnare al mondo l’amore per l’Eucaristia. Fortunato Ammendolia, informatico ed esperto di intelligenza artificiale: “Ci ha lasciato in dono un grande insegnamento: usare la rete in senso etico”

La vita di questo quindicenne mostra che percorrere la strada della santità è possibile soprattutto quando si è giovani e determinati “a non trovare gratificazione soltanto nei successi effimeri, ma – sottolinea il cardinale Vallini - nei valori perenni che Gesù suggerisce nel Vangelo, vale a dire: mettere Dio al primo posto, nelle grandi e nelle piccole circostanze della vita, e servire i fratelli, specialmente gli ultimi”.  

La beatificazione di Carlo Acutis, figlio della terra lombarda, e innamorato della terra di Francesco di Assisi, è una buona notizia, un annuncio forte che un ragazzo del nostro tempo, uno come tanti, è stato conquistato da Cristo ed è diventato un faro di luce per quanti vorranno conoscerlo e seguirne l’esempio. 

Testimone di una fede che ci immerge completamente nella vita, indicandoci il cammino che si può percorrere come ha fatto Carlo perché solo su quella via la nostra vita può “brillare di luce e di speranza”.

Carlo Acutis lascia anche un’eredità a tutti gli informatici del mondo e ai giovani nativi digitali. Una vera e propria bussola da seguire scrupolosamente: “Papa Francesco – spiega Fortunato Ammendolia – presentandolo come modello di santità nell’era digitale, nell'Enciclica post sinodale Christus vivit, scrive che Carlo sapeva molto bene che i meccanismi della comunicazione e delle reti sociali possono essere usati per farci diventare soggetti addormentati. Lui però li ha saputi utilizzare per trasmettere la bellezza del Vangelo. Ecco, mi piace leggere questa frase come un invito ad un uso etico della rete”.

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