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Sinodo dei giovani

di Violetta Ferrari

Anno 61 dell’era cristiana: dopo tre mesi di permanenza a Malta a causa delle avverse condizioni meteorologiche, san Paolo,  in viaggio verso Roma essendosi appellato a Cesare, toccò Siracusa e Reggio Calabria e poi, sbarcato a Pozzuoli, proseguì per l’Urbe. E’ il cammino che percorreranno i giovani romani dal 5 al 9 agosto di quest’anno, facendo varie tappe sulla via Appia (tratti di Appia da Itri a Fondi, Foro Appio, Tre Taverne, via Appia Antica Romana),  per arrivare a Roma presso la tomba di San Paolo.

Nel pomeriggio del 10 agosto al Circo Massimo incontreranno altri coetanei, provenienti da tutte le diocesi di Italia, ognuna seguendo un proprio itinerario, in preparazione al meeting del giorno successivo a San Pietro con papa Francesco. E’ il primo raduno specifico dei giovani italiani con il papa, e arriva dopo quattro anni dalla sua elezione. L’occasione è offerta dalla imminente celebrazione del Sinodo dei vescovi, in programma dal 3 al 28 ottobre, sul tema “i giovani la fede e il discernimento vocazionale”. Il cammino sarà scandito da proposte di riflessione, così da renderlo un corso di “esercizi spirituali itineranti”. Ma, niente paura! Ci sarà un'altra meta da raggiungere: il proprio cuore! Camminare, infatti, è una delle esperienze da sempre più significative per l'uomo. Apre la mente, dilata il respiro, chiede ricerca… risveglia le domande che si hanno nel cuore.

Il percorso fatto a piedi vuole esprimere la volontà di incarnarsi nella storia della nostra fede, così da rendere maggiormente autentica la sua condivisione con altri giovani d’Italia che verranno a trovare il Papa. Sarà un momento per conoscere meglio san Paolo, per regalare  po’ di tempo a se stressi, per incontrare altri giovani durante momenti di meditazione e di divertimento imparando a rispettare l’altro.

A Roma cento parrocchie si sono offerte per l’ospitalità, mentre sedici chiese, nella zona del Circo Massimo, saranno aperte durante la notte bianca perché, dopo un pomeriggio di animazioni, testimonianze e incontri, chi vuole possa trovare spazio per la preghiera e le confessioni.

Già diverse volte il Papa ha parlato ai giovani, dando direttive e stimolandoli a vivere con entusiasmo questa età della loro vita. Ma questa volta troverà davanti, almeno ufficialmente, solo giovani italiani, che sapranno creare un particolare clima relazionale con lui, così da suscitare messaggi di condivisione reciproca legati alla loro situazione nazionale.

E’ dal 2016 che il Sinodo ha preso l’avvio con l’annuncio e le successive consultazioni delle Chiese locali di tutto il mondo, anche attraverso i mezzi mass mediali attuali; nel 2019 verrà proposto il documento finale come linea guida di elaborazioni pastorali locali.

Le voci che girano offrono già qualche traccia delle risposte avute che, se da una parte riflettono ovviamente le situazioni dei diversi Paesi, dall’altra offrono anche visuali comuni condivise.

Alcune Conferenze episcopali denunciano francamente che  i giovani “non sono nel cuore di molti vescovi e sacerdoti”. Altre sottolineano che essi “non sono forza-lavoro, ma co-produttori di una visione condivisa”, cioè occorrerebbe attribuire loro ruoli di protagonisti, evitando l’uso strumentale che in molti casi si fa di loro. Questo è il punto che coglie impreparate molte comunità locali: usiamo i giovani o siamo pronti a valorizzarli?

La nuova generazione è assetata di verità e di autenticità, per questo occorre monitorare costantemente la qualità della nostra proposta educativa: intrattenimento ludico-ricreativo, operatività sociale, proposta di vita. Perché tutto diventi “movimento interiore”.

L’allontanamento di molti giovani dalla Chiesa è motivato anche dalle risposte obsolete e incomprensibili che offriamo loro. Facciamo fatica a trovare linguaggio e operatività adeguati ai contesti attuali. Da alcune risposte appare che i giovani siano molto sensibili alla qualità della liturgia: desiderano omelie capaci di toccare veramente il cuore e soprattutto vengono in chiesa per sperimentare qualcosa che altrove non possono sperimentare. 

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