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di Paolo Antoci

Il secondo verbo del percorso del discernimento è: interpretare. Occorre comprendere a che cosa lo Spirito ci sta chiamando. Ritorna ancora in mente quanto ci viene detto di Giuseppe: «Mentre stava pensando a queste cose» (Mt 1, 20). «Questa fase di interpretazione è molto delicata; richiede pazienza, vigilanza e anche un certo apprendimento. Bisogna essere capaci di rendersi conto degli effetti dei condizionamenti sociali e psicologici. Richiede di mettere in campo anche le proprie facoltà intellettuali, senza tuttavia cadere nel rischio di costruire teorie astratte su ciò che sarebbe bene o bello fare: anche nel discernimento “la realtà è superiore all’idea”. Nell’interpretare non si può neppure tralasciare di confrontarsi con la realtà e di prendere in considerazione le possibilità che realisticamente si hanno a disposizione.

Per interpretare i desideri e i moti interiori è necessario confrontarsi onestamente, alla luce della Parola di Dio, anche con le esigenze morali della vita cristiana, sempre cercando di calarle nella situazione concreta che si sta vivendo. Questo sforzo spinge chi lo compie a non accontentarsi della logica legalistica del minimo indispensabile, per cercare invece il modo di valorizzare al meglio i propri doni e le proprie possibilità: per questo risulta una proposta attraente e stimolante per i giovani. Questo lavoro di interpretazione si svolge in un dialogo interiore con il Signore, con l’attivazione di tutte le capacità della persona; l’aiuto di una persona esperta nell’ascolto dello Spirito è pero un sostegno prezioso che la Chiesa offre e di cui è poco accorto non avvalersi». Non sappiamo quanto durò questa fase per Giuseppe, non ci è dato sapere, ma da quanto apprendiamo dal documento preparatorio al Sinodo possiamo ben capire il lavorio interiore del nostro santo che ha valutato Legge e leggi, Persona e persone. «Mentre stava pensando a queste cose» (Mt 1, 20)… pazientemente ha considerato i condizionamenti esterni, ha tirato fuori le sue facoltà intellettuali, si è confrontato con se stesso, con Maria, con la Torah, non accontentandosi della logica legalistica. È  questa, in fin dei conti, la giustizia di Giuseppe accennata in Matteo, non solo quella legalistica, ma anche quella etica e morale, oltreché spirituale nel rispetto della Legge ebraica e dell’innocenza di Maria. «Giuseppe non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto» (Mt 1, 19).  «Mentre stava pensando a queste cose» (Mt 1, 20)… quanta interiorità e intimità in questa frase!

E infine, scegliere. «Decise di licenziarla in segreto» (Mt 1, 19). «L’atto di decidere diventa esercizio di autentica libertà umana e di responsabilità personale. La scelta si sottrae alla forza cieca delle pulsioni. La decisione richiede di essere messa alla prova dei fatti in vista della sua conferma. La scelta è chiamata a tradursi in azione, a prendere carne, a dare inizio a un percorso, accettando il rischio di confrontarsi con quella realtà che aveva messo in moto desideri ed emozioni. Per questo è importante “uscire”, anche dalla paura di sbagliare…». «“Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore” (Mt 1, 24). In queste circostanze… Egli non sapeva come comportarsi di fronte alla “mirabile” maternità di Maria. Certamente cercava una risposta all'inquietante interrogativo, ma soprattutto cercava una via di uscita da quella situazione per lui difficile… Il messaggero divino introduce Giuseppe nel mistero della maternità di Maria. Colei che secondo la legge è la sua “sposa”, rimanendo vergine, è divenuta madre in virtù dello Spirito Santo… Il messaggero si rivolge a Giuseppe come allo “sposo di Maria”, a colui che a suo tempo dovrà imporre tale nome al Figlio che nascerà dalla Vergine di Nazaret, a lui sposata. Si rivolge, dunque, a Giuseppe affidandogli i compiti di un padre terreno nei riguardi del Figlio di Maria. “Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa” (Mt 1, 24). Egli la prese in tutto il mistero della sua maternità, la prese insieme col Figlio che sarebbe venuto al mondo per opera dello Spirito Santo: dimostrò in tal modo una disponibilità di volontà, simile a quella di Maria, in ordine a ciò che Dio gli chiedeva per mezzo del suo messaggero» (RC 3). Giuseppe dimostrò la sua virilità di giovane uomo, coraggio e responsabilità lo identificano come l’uomo forte e fermo, l’uomo della grande responsabilità come gli antichi patriarchi che non ebbe paura nell’essere Padre di Gesù e Custode dell’Incarnazione e della Redenzione.

Non è da sottovalutare infine che questo percorso di discernimento avvenga in un contesto di Silenzio, di contemplazione, di preghiera, per “coltivare la familiarità con il Signore e il dialogo con la sua Parola”. Proprio come il discernimento di san Giuseppe. «In una società sempre più rumorosa, che offre una sovrabbondanza di stimoli, un obiettivo fondamentale è offrire occasioni per assaporare il valore del silenzio e della contemplazione e formarsi alla rilettura delle proprie esperienze e all’ascolto della coscienza». «Il silenzio del giovane Giuseppe – disse Benedetto XVI - è un silenzio permeato di contemplazione del mistero di Dio, in atteggiamento di totale disponibilità ai voleri divini. In altre parole, il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione. Un silenzio grazie al quale Giuseppe, all'unisono con Maria, custodisce la Parola di Dio, conosciuta attraverso le Sacre Scritture, confrontandola continuamente con gli avvenimenti della vita di Gesù; un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza».

Potremmo continuare con altre considerazioni e approfondimenti. Limiti editoriali mi impongono a fermarmi. Lascio al lettore nel proseguire. Ho voluto indicare ai nostri giovani il giovane Giuseppe, invogliarli a conoscere la sua fede, la sua vocazione e il suo discernimento. Di percorrere la via del santo di Nazaret. «Lungo questa via i Vangeli non annotano alcuna parola detta da lui. Ma il silenzio di Giuseppe ha una speciale eloquenza: grazie ad esso si può leggere pienamente la verità contenuta nel giudizio che di lui dà il Vangelo: il “giusto” (Mt 1, 19). Bisogna saper leggere questa verità, perché vi è contenuta una delle più importanti testimonianze circa l'uomo e la sua vocazione. Nel corso delle generazioni la Chiesa legge in modo sempre più attento e consapevole una tale testimonianza, quasi estraendo dal tesoro di questa insigne figura “cose nuove e cose antiche” (Mt 13, 52)» (RC 17).

Cari giovani, Ite ad Joseph!

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