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Cos’è il Sinodo?

  •   È un‘istituzione permanente decisa dal Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 in risposta al desiderio dei Padri del Concilio Vaticano II per mantenere vivo l'autentico spirito formatosi dall’esperienza conciliare. Sinodo è una parola greca “syn-hodos” che significa “riunione”, “convegno”. Il significato originario della parola è “camminare insieme”. Il Sinodo è, infatti, un luogo per l'incontro dei vescovi tra di loro, attorno e con il Sommo Pontefice.
  •   Il Sinodo si riunisce in forma ordinaria, di solito ogni tre anni, coinvolgendo un’ampia rappresentanza di vescovi da tutto il mondo; in forma  straordinaria si riunisce all’occorrenza per discutere questioni urgenti di interesse generale con una più stretta rappresentanza di vescovi da tutto il mondo.
  •    Generalmente lo svolgimento dell’Assemblea è preceduto dalla redazione da parte della segreteria del Sinodo dei Vescovi dei Lineamenta, di un documento preparatorio in cui vengono delineati i temi da affrontare, secondo le richieste dei vescovi. Le successive osservazioni dei vescovi vengono recepite in un altro documento preparatorio, chiamato Instrumentum laboris, sempre formulato a cura della segreteria del Sinodo. Dopo lo svolgimento dell’Assemblea, il Papa solitamente trae spunto dagli argomenti trattati, promulgando un’Esortazione apostolica post-sinodale. Per il prossimo sinodo sono stati coinvolti tutti i giovani attraverso un questionario. 

Il Sinodo visto dai “nonni”

E' vero che il 2018, a motivo del Sinodo, che si svolgerà a Roma dal 3 al 28 ottobre 2018, sarà l’anno dei giovani, ma chi ha già superato l’età della gioventù non può di certo stare a guardare. La bellissima citazione del profeta Gioele, «i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (Gl 3, 1), ci fa capire l’intimo collegamento fra le generazioni. I giovani sono «nani sulle spalle dei giganti» e se vogliamo che loro possano avere visioni, ovvero vivere vite profetiche, gli adulti dovranno continuare a sognare e ad accendere fuochi di speranza. Non possiamo non citare a riguardo le bellissime parole di Papa Francesco all’apertura del Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma nel giugno scorso: «Questa mancanza di modelli, di testimonianze, questa mancanza di nonni, di padri capaci di narrare sogni non permette alle giovani generazioni di “avere visioni”. E rimangono fermi. Non permette loro di fare progetti, dal momento che il futuro genera insicurezza, sfiducia, paura. Solo la testimonianza dei nostri genitori, vedere che è stato possibile lottare per qualcosa che valeva la pena, li aiuterà ad alzare lo sguardo. Come pretendiamo che i giovani vivano la sfida della famiglia, del matrimonio come un dono, se continuamente sentono dire da noi che è un peso? Se vogliamo “visioni”, lasciamo che i nostri nonni ci raccontino, che condividano i loro sogni, perché possiamo avere profezie del domani». Continua ancora Papa Francesco ad incoraggiare i nonni: “Abbiamo bisogno dei sogni dei nonni, e di ascoltare questi sogni. […] Questa è l’ora – e non è una metafora – questa è l’ora in cui i nonni devono sognare. è l’ora dei nonni: che i nonni sognino, cosicché i giovani possano imparare a profetizzare e a realizzare con la loro forza, con la loro immaginazione, con il loro lavoro, i sogni dei nonni». Non sogni ad occhi chiusi, ma ad occhi aperti, che possano aiutare i giovani a non farsi rubare la speranza. E in questo, San Giuseppe, sognatore di Dio, può darci un aiuto, una mano, perché questi sogni si trasformino in progetti di bene.

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