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XXVII Giornata Mondiale del Malato 11 febbraio 2019 «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date»

di Angelo Forti

Il male non ha una spiegazione... «Il male è fatto perché ci si rimborccarci le maniche e si lavori per combatterlo»

Quando nasciamo entriamo nel mondo piangendo. Entriamo nel tempo con un pianto che si fa preghiera, invocazione, richiesta di aiuto in una realtà sconosciuta.  Il caldo ed accogliente grembo della mamma ci ha consegnato alla vita. Il suo respiro è diventato il nostro respiro; i battiti del suo cuore hanno ritmato il battito del nostro cuore e l’ossigeno del suo respiro, è divenuto l’ossigeno dei nostri polmoni e il nuovo ci ha fatto paura.

Così avviene nel momento in cui si affaccia la malattia; l’incertezza del futuro ci fa paura e sentiamo il bisogno della solidarietà di tutto il mondo che ci circonda: dai familiari ai medici. Lo sguardo inanella una catena di volti che scrutiamo con fiducia per attingere coraggio, forza e speranza. 

C’è un lungo elenco di verbi che fanno da comun denominatore del vivere umano e questi verbi sono: «soffrire, patire, penare, affliggersi, singhiozzare, piangere, lamentarsi, gemere». Un antico poeta Plinio il Vecchio scriveva che «solo l’uomo alla nascita, nudo sulla terra nuda, si abbandona subito ai vagiti e al pianto e nessun animale più di lui sarà incline alle lacrime e questo fin dall’inizio della vita».  

Uomini e donne di tutti i tempi si sono chiesti se «in cielo ci sarà un Dio che accolga queste lacrime». Noi sappiamo per fede che Dio raccoglie le nostre lacrime e le conserva con gelosia come segno concreto delle nostra fiducia in lui. Le nostre lacrime si sono mescolate e divinizzate con quelle di Gesù che ha pianto sul suo popolo ingrato, rappresentato da Gerusalemme, e ha pianto nell’Orto degli ulivi, quando ha chiesto a Dio se fosse stato possibile risparmiarle quell’agonia. La risposta del Padre fu il silenzio.  Lo scrittore Paul Claudel poeta, convertito al messaggio di Gesù, un giorno ha scritto: «Dio non è venuto a spiegare la sofferenza, è venuto a riempirla con la sua presenza». Tutti noi abbiamo l’esperienza di aver scoperto nei momenti di difficoltà una forza misteriosa, quasi impercepibile che ha attraversato la tempesta della vita e ha illuminato di nuovo l’aurora del vivere.

Da questa comune esperienza di aiuto ricevuto, dobbiamo attingere la forza per essere accanto a chi vive momenti di disagio, capaci di trasfondere quei benefici che la gratuità divina ha fatto godere in noi stessi o nelle persone che condividono il cammino della vita. 

Il male non ha una spiegazione, il ripiegarsi su se stessi per cercarne una ragione è tempo perso. «Il male è fatto perché ci si rimboccarci le maniche e si lavori per combatterlo», donando gratuitamente quell’energia che gratuitamente abbiamo ricevuto e di cui godiamo. Il dono di un’amicizia amorevole è una terapia insostituibile e formidabile. 

Nella vita dello scrittore Ennio Flaviano è rimasto nascosto in un cassetto l’inizio di una sceneggiatura di un film al quale il celebre giornalista aveva iniziato a scrivere. Nel 1942 gli era nata una figlia, Luisa, che verso gli otto anni le si era manifestata un’encefalopatia. La mamma l’ha curata amorevolmente e Luisa è vissuta sino all’età di cinquant’anni.

Nel 1960 Flaviano aveva pensato ad un romanzo-film. In questo abbozzo c’era la scena in cui si immaginava il ritorno di Gesù sulla terra. Gesù snobbava i fotografi, i giornalisti e cineoperatori, era attento soltanto agli ultimi e ai malati.  «Ed ecco un uomo condusse a Gesù la figlia malata e gli disse: “Io non voglio che tu la guarisca, ma che tu la ami”. Gesù baciò quella ragazza e le disse: “In verità quest’uomo ha chiesto ciò che io posso dare”. Così detto, sparì in una gloria di luce, lasciando la folla a commentare i suoi miracoli e i giornalisti a descriverli».

Questa facoltà di amare è un dono gratuito che Dio ha seminato nel cuore di ogni persona. Più lo si coltiva e più cresce e dona frutti.

Ci sono fratelli e sorelle che aspettano per diritto naturale questo credito di amore. 

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