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Gli uomini in parrocchia

di don Nino Massara

Accanto alle Madri cristiane, alle associazioni dei fanciulli e dei giovani,
a don Bacciarini stavano a cuore le migliaia di uomini, di padri che non frequentavano
la chiesa e diceva: «se bastasse la mia vita per attirarli a Dio,
la donerei oggi per far vivere la vita cristiana ai nostri uomini»

Non sapeva rassegnarsi a quanto le statistiche, ancor oggi, confermano: gli uomini, pur credenti, sembrano preferire il bar alla chiesa. La frequenza alla Messa, le sane pratiche tradizionali restano, ordinariamente, appannaggio, talvolta esclusivo, delle donne. In famiglia si addebita loro, quasi una tassa da pagare, il compito della rappresentanza davanti a Dio e alle autorità ecclesiastiche. Lui, però, si portava dietro l'esperienza della sua gente di montagna dove, forse pure per l'occhio della gente e il controllo sociale, nessuno, la domenica, mancava alla Messa.
Altrove la rivoluzione condominiale aveva fatto abbandonare ai contadini i campi e i paesi per le  nuove, grandi periferie urbane, quanto mai anonime, prive, spesso, anche dei servizi più elementari, persino degradate. In altri casi scendevano nelle grandi pianure, dove venivano massificati come braccianti, non sempre dignitosamente salariati. Ordinariamente erano intruppati, accompagnati e spinti alle lotte sociali dal nascente partito socialista. Del resto anarchici, radicali e massoni avevano dominato sulla cultura e sul potere dell'Italia unita.
Insomma, tutti rivolgimenti che portavano con l'abbandono dei paesi di provenienza, anche quello delle migliori tradizioni religiose familiari. A Roma non meno che altrove. Anzi, qui non mancava l'atteggiamento espressamente anticlericale, l'assalto delle sette e della massoneria.
Ai tempi di Bacciarini era sindaco della città Ernesto Nathan, ebreo, non certo tenero nei confronti della Chiesa.
Ed allora eccoli gli uomini del Trionfale: "uomini che vivono lontani dalla chiesa, lontani da Dio, gli uomini senza preghiera e senza fede, gli uomini che camminano verso l'eternità senza più pensare all'anima... e sono cento e sono mille: che amaro pensiero". Questa la sua analisi e valutazione, questo il suo stato d'animo e il suo cruccio. Ed allora subito a lavoro per loro. Con determinazione e disponibilità oltre ogni misura, fino al dono totale di sé come il buon pastore evangelico: "Questi veri infelici bisogna ricondurli a Dio... Possa il Sacro Cuore darmi grazia di immolarmi tutto intiero per la redenzione, per la salvezza di tanti cari uomini". Gli anticorpi, come risposta alla situazione, tanta sofferta quanto miserevole, sono messi in campo senza esitazioni.
Si riparte da Dio. Personalizziamo il rapporto con Lui nella preghiera, come il Pastore personalizza il rapporto con i suoi fedeli che incontra lungo le strade del quartiere, nelle scale di casa.
Alle 11 della domenica ci sarà appositamente la Messa per loro: "Messa speciale per gli uomini. Perché i figli vedano l'esempio del padre e se lo stampino nel cuor per sempre".
Testimonianza per i figli da parte dei genitori; ma anche materno andare incontro del Pastore verso le debolezze psicologiche e culturali dei signori uomini. "Voi sapete che il vero e triste motivo per cui tanti uomini non vengono alla Santa Messa alla festa è il rispetto umano, è il timore di trovarsi quasi soli in mezzo ad un popolo di donne e di fanciulli". Dove si vede che non difettano al giovane parroco l'intuito psicologico e l'analisi sociologica.
Sul versante preghiera introduce anche le Quarantore, non solo diurna, ma anche notturna e, così, attira ai sacramenti anche i diversi "pasqualini”, rimasti sordi allo stesso precetto pasquale, appunto. D'altra parte, attorno alla chiesa e al sacerdote, si intentano e si offrono "possibilità di sollievo, il passatempo, le esercitazioni fisiche, d'istruzione affinché i giovani e gli uomini non si allontanassero dall'ovile e, anzi, si stringessero sempre più fra di loro e col sacerdote".
La proposta non si ferma qui. "L'Associazione che stette maggiormente a cuore fu quella dei Padri Cristiani". E allora perché, si sa, gli uomini sono più portati al bene che al contemplare, ecco "l'opera importantissima per avvicinare gli uomini: il Segretariato sociale, che ascolta e accoglie i bisogni più svariati e si munisce, pure, di un'ambulanza per portare gli ammalati all'ospedale.
La strategia funziona, lo zelo è ripagato, i frutti non si fanno attendere. "Incominciano a venire alla Messa in gruppi, come soldati... Poi un passo più innanzi tracciarono anche la strada della Dottrina... venivano anche alla Dottrina della sera. In seguito presero anche la via dei SS. Sacramenti".
Dopo il cammino formativo personale e di gruppo anche l’impostazione pastorale, l'apostolato: quello familiare, anzitutto. "E come quegli uomini... furono sull'esempio, così lo furono nello zelo per indirizzare al bene la famiglia". Non solo, ma si aprono anche al territorio nel suo insieme.
"Oltre al cercare e rendere cristiana la loro famiglia, hanno allargato ed esteso il bene in tutta la parrocchia, promuovendo tutte le opere buone che man mano si presentavano da compiere”. Insomma, in poco tempo, dall'"indifferenza romana" iniziale, anzi, dalla diffidenza e dal sospetto si passa alla stima, alla riconoscenza; addirittura, con l'associazio­nismo, alla collaborazione e alla testimonianza.
"Non era vero che il prete è un vampiro che succhia il sangue dei proletari", era vero proprio il contrario: il prete soccorre e ama il povero. Di Bacciarini parroco lo stesso Nathan e il prefetto Aphel, ambedue ebrei e massoni, che, certo, non nutrono simpatia per i preti, ebbero a dire: "Quando una persona si presenta e parla come questo prete, come si fa a dire no?".
Non ci si meraviglierà, dunque, se la chiesa pullulava di bambini, di giovani e di donne, ma si arricchiva sempre più di una selva di uomini impegnati  e anche di prestigio, formati ad accompagnare la comunità parrocchiale in ogni iniziativa del vivere religioso e civile.

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