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Chiuso a Lugano il Centenario del venerabile Bacciarini

di Nino Minetti

Le comunità guanelliane del Canton Ticino in Svizzera e alcune lombarde della Provincia Sacro Cuore e delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, hanno partecipato, il 27 gennaio, alla conclusione dell’anno centenario dedicato alla consacrazione episcopale di Mons. Aurelio Bacciarini. Lo hanno fatto in modo particolarmente solenne con una Santa Messa presieduta, nel Santuario del Sacro Cuore a Lugano, da mons. Valerio Lazzeri, vescovo diocesano, e concelebrata da don Marco Grega, superiore della Provincia Sacro Cuore, da don Bruno Capparoni, direttore del Centro Studi Guanelliani e da altri 20 sacerdoti dei quali 17 guanelliani e tre diocesani. Una liturgia eucaristica che ha visto anche la partecipazione di molte consorelle guanelliane, tra le quali la consigliera generale suor Antonietta Ripamonti, di alcuni Cooperatori Guanelliani e di numerosi “ospiti” delle case svizzere: Maggia, Tesserete, Riva san Vitale, e italiane: Como, casa-madre, Casa di Gino, Santa Maria di Lora, Cassago, Nuova Olonio, Milano. Riservata, ma numerosa anche la presenza delle Teresine, l’Istituto secolare, fondato a Lugano da mons. Bacciarini.

Nella sua omelia, il Vescovo celebrante, commentando la Parola di Dio del giorno, ha esordito dicendo che nel nostro cammino cristiano spesso non riusciamo «a  entrare in contatto reale» con la situazione personale, concreta, vera, che stiamo vivendo, per cui «abbiamo bisogno di uno specchio che ci rimandi la nostra immagine come dall’esterno». 

Nella prima lettura, per Davide, adultero con Betsabea e omicida di Uria, questa ruolo di rivelazione lo compie il profeta Natan: “Tu sei quell’uomo!”. Nella seconda, che riporta l’episodio della tempesta sul lago, ai discepoli impauriti ci penserà Gesù stesso a svelare la ragione della loro paura: “Non avete ancora la fede?”. 

Rivolgendosi quindi ai presenti, monsignor Valerio li ha esortati a non accontentarsi «delle rievocazioni storiche e delle celebrazioni esteriori, pur necessarie», (in questi due ultimi anni  le Congregazioni Guanelliane e la Diocesi di Lugano hanno celebrato il centenario dalla morte di san Luigi Guanella e quello della consacrazione a vescovo di mons. Bacciarini). «C’è piuttosto da augurarsi che le figure di cui insieme coltiviamo la memoria, siano uno stimolo a fare crescere in noi una nuova consapevolezza, quella della serietà del cammino del cristiano credente». Così, per il «pregare e patire», la famosa formula, che don Aurelio ricevette in programma dal suo fondatore: «cogliamone  la sostanza evangelica, la linfa vitale». Così per il ricordo dei nostri capi, che ci hanno annunciato la parola: questa «penetri in profondità nei nostri cuori… e rinnovi in noi lo stupore dell’inaudito, che il Signore continua a compiere nelle nostre vite».

Al termine della concelebrazione, chi scrive, incaricato a rappresentare il  Superiore generale e il Postulatore della causa di canonizzazione, ringraziava il Vescovo per aver arricchito le  ricorrenze centenarie della Congregazione con la sua puntuale presenza e sentita  partecipazione. E coglieva l’occasione per far notare ai presenti la stima e gratitudine che il vescovo Valerio nutre per la persona del suo venerabile predecessore. Oltre a far propria la valutazione già espressa, nel 1987, da monsignor Eugenio Corecco, che riteneva  mons. Bacciarini, «il vescovo più determinante per la diocesi luganense», egli  aggiunge anche molto di suo. Lo fa nella introduzione al volume uscito recentemente in occasione del Centenario: Aurelio Bacciarini, guanelliano e vescovo. 

In monsignor Bacciarini egli ritrova “il roccioso” esponente di quell’ambiente cattolico ticinese «tanto coraggioso nel difendere la fede e i costumi dei padri». In lui rivede l’intrepido fondatore di opere ormai diventate secolari in diocesi: «l’Organizzazione Cristiano-Sociale, il “Giornale del Popolo”, l’Unione Popolare Cattolica, l’ispiratore e l’attivo sostenitore di opere caritative come il sanatorio di Medoscio o i ricoveri, ospedali e collegi gestiti dai guanelliani»… e la fondazione della Compagnia di santa Teresa, «una delle pagine del suo episcopato che meglio testimoniano la sua personalità». 

Al vescovo Valerio non sfugge neppure la storia intima di mons. Bacciarini, partendo dal suo punto focale:  «la passione per la Presenza dell’Amore di Dio fra gli uomini»; e proseguendo con la «profonda, operosa, talvolta travagliata adesione a Cristo, l’intensità della sua vita, la memoria continua dei fini ultimi, il ricorso alla compagnia della Chiesa, fino alle (sue) devozioni care: il culto del sacro Cuore, il continuo ricordo dei suoi cari defunti, l’Eucaristia e l’amore per Maria santissima».

Lo scrivente ringraziava mons. Lazzeri aggiungeva: «Vedo nascosto in questa sua lettura un forte desiderio, perché al suo predecessore arrivi dalla Chiesa il prezioso riconoscimento di santità eroica ed il “lasciapassare” per pregarlo in pubblico, come membro della grande assemblea dei santi. Spesso si dice che sia  un riconoscimento non necessario. Lo stesso Bacciarini si schernirebbe. In un periodico, mentre era ancora vivente, lo definirono “il nostro santissimo vescovo”. Egli reagì furiosamente. Per Bacciarini, cancellarsi, perdersi era il suo sogno. Per noi, saperlo nel cuore e abbraccio di Dio, con la conferma della Chiesa, è un bisogno di cibo, di cibo d’ infinito». 

La commemorazione terminava con la benedizione solenne del Vescovo celebrante e la visita alla tomba di Mons. Bacciarini, situata nella cripta del Santuario. Molti dei presenti, uscendo, si vollero premunire di un segno che ricordasse loro questa giornata e soprattutto la figura del Vescovo Aurelio. Fu loro consegnata, a scelta, la biografia o una delle ultime pubblicazioni a lui dedicate dal Centro Studi Guanelliani di Roma. 

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