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di Carlo Lapucci

Scrive Plinio nella Storia naturale: "Il serpente, poiché durante il letargo invernale gli si è formata una membrana intorno al corpo, si spoglia di quell'impiccio grazie all'umore del finocchio e riappare tutto lucente a primavera. Comincia a spogliarsene dalla testa e non impiega meno di un giorno e di una notte, rivoltandolo in modo che la parte interna della membrana appaia all'esterno.
Lo stesso animale, dato che nel suo ritiro invernale gli si è indebolita la vista, sfregandosi all'erba marathon (traslitterazione del nome greco del finocchio), la applica sugli occhi e recupera la capacità di vedere; se poi le sue squame si sono irrigidite, si gratta contro le spine del ginepro" (VIII, 41). Questa credenza è diffusa in tutta l'Europa dove comunemente si crede che il finocchio, come le carote, rinforzi la vista e curi gli occhi. Ma le qualità medicamentose della pianta sono molte di più. Il finocchio è tra le poche piante alimentari orticole che non abbandona la tavola nei tempi freddi di penuria ma, come il cavolo, non gode di gran prestigio: dimensioni modeste, non particolarmente bella, dolciastra non si presta a fare un piatto di figura sulla mensa. Era una volta una risorsa dei tempi difficili: una tegamata di finocchi, condita con sugo o carne grassa, o trattata a frittata, poteva risolvere il problema d'una cena.
Come contorno si segnala per la leggerezza e con elaborazioni culinarie particolari diviene anche una portata appetitosa e ricercata. Tra le piante coltivate, è una delle più utili, presente in mille ricette, attiva nella conservazione degli alimenti, indispensabile nella farmacopea fin dai tempi più antichi.
Diffusione della pianta

Allo stato spontaneo la pianta può raggiungere i due metri. Ha le foglie finemente suddivise con i segmenti terminali lineari  e filiformi. Caratteristica è l'infiorescenza a ombrella, fatta di numerosi fiori gialli, i quali, giunti a maturità, danno frutti a diachenio, oblunghi con nervature ben evidenti. Tutta la pianta ha un intenso aroma e un sapore acuto, ma gradevole. È largamente diffusa nell'Europa meridionale, dalla Spagna alla Francia, fino a tutta l'Italia peninsulare e insulare e nella Penisola Balcanica. Le due varietà del finocchio più coltivate sono usate una per i semi e l'altra per la porzione basale che ingrossa e diventa fistolosa e bianca. La varietà sativum ha un'ombrella di numerosi fiori gialli e i semi  dal caratteristico sapore aromatico; ha inoltre fusti cilindrici, fistolosi: questa viene chiamata anche finocchio di Roma, di Lucca, o finocchione.
La varietà dulce, detta dai francesi Fénouil de Florence, è conosciuta in Italia con vari nomi: di Bologna, di Napoli, di Firenze. Ha anch'essa l'infiorescenza ad ombrella, ma i fusti  sono compressi.
Utilizzazione
Dai semi attualmente si estraggono olii essenziali come anetolo, fencone, estragolo, limonene, camfene e pinene, si trova inoltre acido protoselinico, acido oleico, e linoleico, flavonoidi e sali minerali di calcio e potassio.
Il finocchio ha proprietà analoghe a quelle dell'anice: è usato in pasticceria e in preparati medicamentosi come diuretico, aperitivo, carminativo. I semi sono stati usati da sempre in fondo a un pranzo per le loro proprietà digestive.
L'infuso di finocchio veniva somministrato ai bambini contro le coliche intestinali e agli adulti per alleviare i bruciori di stomaco.
Ottimo per incrementare il flusso di latte nelle madri. L'olio che si ricava da questa pianta avrebbe proprietà antibatteriche.
Anticamente si ricavava un medicamento contro l'affaticamento degli occhi.
Sembra efficace anche per i calcoli dei reni.
Oggi provvede la scienza chimica a preparare i farmaci estraendoli dalla pianta e dosandoli. In passato la farmacopea popolare provvedeva all'utilizzazione diretta dei principi benefici detenuti dall'ortaggio. Tra la fine del Medio Evo e il Rinascimento il ricorso a questa pianta era tale che si riteneva una panacea. I semi sono usati contro i parassiti intestinali, meteorismo, disappetenza, insufficienza del latte. Dal finocchio si può ricavare un collirio usato per l'affaticamento della vista.
Si usa essenza di finocchio per fare liquori come ratafià dei quattro semi: sedano, coriandolo e angelica arcangelica, e genepì. L'essenza entra in colluttori e dentifrici, in parte anche nella liquirizia d'uso comune. L'acqua di finocchio ha la proprietà di chiarificare la vista.
Il decotto di finocchio con le cipolle messo come impiastro guarisce dal morso degli animali. Il vino dove è cotto finocchio e  menta giova alla digestione.
Il succo di finocchio posto al sole venti giorni giova contro la macchia dell'occhio.

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