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«Le vergini! Non hanno sposato un uomo, ma Dio. Non hanno pochi figli, ma molti: tutti quelli che il Signore ha messo sulla loro strada: figli che come e più d’una madre naturale beneficano, incoraggiano, aiutano, istruiscono, sostengono, se vicini, attendono sempre se lontani, tutto sperando con la carità che è loro natura, con la preghiera presso lo Sposo loro onnipotente ed onnipresente».

di don Enrico Pepe

Ci sono persone che fin dall’infanzia sentono la chiamata di Dio alla verginità con una lucidità che ci lascia sconcertati. È possibile che un ragazzo di dieci anni come San Luigi Gonzaga o una fanciulla di tredici come Laura Cardozo – e tanti altri – facciano il voto di castità sapendone la portata? La risposta positiva è comprovata dalla loro esistenza vissuta gioiosamente su quella linea senza tentennamenti o ripensamenti.

Una fanciulla innamorata di Dio

Laura Evangelista Alvarado Cardozo nacque a Choroni, un paesino verso il centro-nord, sulle spiagge dei Caraibi, nello Stato di Aragua in Venezuala il 25 aprile 1875 da genitori cristiani. A cinque anni la famiglia si trasferì nella capitale dello stato, a Maracay, dove la bambina iniziò i suoi studi.

A tredici anni fece la Prima Comunione e fu allora che sentì la spinta interiore di consacrarsi a Dio e fece il voto di castità. Era la festa dell’Immacolata. La figura della Vergine resterà sempre la sua guida con l’impegno di imitarla.

A 17 anni vestì lo scapolare della Vergine del Carmine insieme ad altre compagne ed entrò tra le Figlie di Maria, fondate in parrocchia nel 1893 dal sacerdote López Acevedo. Laura aveva sempre aiutato le varie iniziative della comunità parrocchiale e, quando il parroco costruì nella città il primo ospedale dove i poveri venivano accolti e curati, contava soprattutto su di lei, ormai ventiquattrenne e le affidò la direzione e l’amministrazione della nuova opera.

Cofondatrice

In breve tempo si formò attorno a lei un gruppo che condivideva il suo spirito di donazione e il parroco, agostiniano recolletto, propose loro di costituire una congregazione di religiose che chiamò Agostiniane Recollette. Piacque l’idea e naturalmente Laura fu scelta come superiora e le fu dato un nome nuovo: Madre Maria di San Giuseppe.

Come avviene quasi sempre con le opere di Dio, la nuova fondazione fiorì con l’arrivo di molte vocazioni. Per la madre cresceva il lavoro: non doveva pensare solo all’ospedale, ma anche alla formazione delle nuove aspiranti alla vita religiosa. Lo Spirito Santo le diede il dono della sapienza per cui, nonostante non fosse molto istruita, aveva tanto buon senso e tanta esperienza delle cose di Dio da innamorare le giovani a vivere il suo carisma. E con loro allargò il raggio d’azione costruendo orfanotrofi, ricoveri per mendicanti, ospedali, scuole e altre opere, sempre per venire incontro ai poveri.

La sua lunga vita trascorse tra questi due amori che erano: Gesù con cui conversava nella preghiera e che riceveva con profonda fede nell’Eucaristia e Gesù che serviva con estrema delicatezza nei poveri. Nella città tutti la conoscevano e l’ammiravano: era diventata il rifugio di ogni umana miseria.

Quando a 92 anni lasciò questo mondo, il 2 aprile 1967, gli abitanti di Maracay piansero la sua  scomparsa, ma quando Giovanni Paolo II la proclamò beata, il 7 maggio 1995, tutti i venezuelani fecero gran festa, perché era la prima volta che una venezuelana veniva elevata agli onori degli altari. 

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