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Seguire Gesù con Pietro

di Ottavio De Bertolis

Proseguiamo con la nostra riflessione sul capitolo 16 di Matteo, sempre ricordando che nel contemplare la figura di san Pietro vogliamo ritrovare noi stessi, la nostra esperienza di fede, la nostra personale sequela di Gesù. Ci siamo lasciati con la solenne professione di fede dell’Apostolo, e la benedizione di Gesù: «Beato te, Simone…»: e noi beati con lui. Proseguiamo la lettura: «E io ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo».

Si può facilmente dimostrare che queste parole sono state pensate in aramaico, la lingua di Gesù, e poi tradotte in greco, la lingua in cui furono scritti i Vangeli. Infatti “Pietro” e “Pietra” sono la stessa parola, che tutti conosciamo bene, cioè “Cefa”: in greco bisogna passare dal maschile “Pietro” al femminile “pietra”, mentre in aramaico è la stessa parola. Così troviamo altre espressioni: dopo “carne” e “sangue”, che abbiamo già incontrato, abbiamo “legare e sciogliere”, per indicare il potere di unire e legare a Dio, “le chiavi” per indicare il potere di ammettere e escludere dalla comunità, appunto il fare entrare e il fare uscire, e infine “le porte degli inferi” per indicare le potenze del male. La stessa parola “chiesa” è la traduzione greca di un vocabolo tipicamente ebraico, ben documentato nell’Antico testamento, che indica appunto l’assemblea dei fedeli, la santa convocazione. Scrivo questo non per addentrarmi in questioni particolarmente complicate, ma perché vorrei sottolineare che queste sono le precise parole di Gesù: possiamo noi stessi riascoltare Lui mentre dice a Simone quel “Cefa…”.

La fede di Pietro è la roccia: Lui stesso è l’uomo-roccia, l’uomo-pietra, sul quale è costruito l’edificio spirituale, “la mia chiesa”: vorrei sottolineare l’aggettivo “mio”, che ha un significato importante. Possiamo riascoltare le parole stesse di Pietro, nella sua lettera: «Stringendovi a Lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa, e chi crede in essa non sarà confuso» ( 1 Pt 2, 4-6).

Contemplare la fede di Pietro è ricordare che anche noi siamo fatti pietre, poggiandoci su Cristo, vera pietra e roccia salda, ognuno con i doni delle sua vocazione. Cristo è la vera pietra sul quale tutti, Papa, vescovi, preti, diaconi, e tutto il popolo cristiano siamo edificati. Pietro è istituito, come vedremo, per confermare la fede, per sostenerci e aiutarci a custodire il deposito, che le vicende della storia possono farci trascurare o dimenticare. E’ colui che dice la fede di tutti, che custodisce la fede di tutti, che serve la fede di tutti.

Ma Pietro anche scioglie, gli è dato il potere disciogliere. E non solo Pietro, ma tutti gli Apostoli: «Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi» (Gv 20, 22-23). Certo qui c’è il potere delle Chiesa di rimettere i peccati, amministrato dai sacerdoti. Ma anche noi abbiamo questo potere: è il potere del perdono, che non è solo quello del sacramento della Penitenza. Gesù dona a tutti noi la possibilità di perdonare, di sciogliere quei nodi di rancore e di malessere che legano le nostre vite rendendoci prigionieri del passato. Vi propongo, contemplando la fede di Pietro che è la vostra, di ripensare al potere di Pietro, che è anche vostro: legate con la carità, sciogliete con il perdono e la preghiera per chi ci ha fatto del male.  

 

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