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Seguire Gesù con Pietro

di Ottavio De Bertolis

Nei prossimi nostri incontri vogliamo esaminare un brano che ha avuto molta fortuna: il primato di Pietro. Lo possiamo trovare nel capitolo 16 di Matteo: “Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simone Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli» (Mt 16, 13- 17).

Siamo in una regione semipagana, e per questo Gesù domanda che l’idea la gente si sia fatta di lui. In quel luogo dove il giudaismo era contaminato da varie credenze più o meno fantasiose, come l’immortalità dei profeti o di qualcuno di loro, le idee della gente su Gesù si mostrano particolarmente strane, come del resto possiamo vedere anche tra di noi, quando leggiamo che Gesù sia stato un sindacalista, o il primo socialista, o un benefattore dell’umanità in quanto difensore dei poveri e degli oppressi: infatti ognuno si fa di Gesù l’idea che si può fare, partendo da quelli che sono i suoi punti di vista, o le idee correnti nel suo ambiente. «Figlio dell’uomo» significa direttamente Lui stesso, come possiamo vedere da brano parallelo in Lc 9, 18: «Chi sono io secondo la gente?».

Risponde Simon Pietro: è da notare che risponde per primo colui che è il primo. Gesù non l’ha ancora istituito nel suo primato, ma Pietro dice, da solo, la fede che è di tutti, e qui possiamo vedere il ruolo stesso del Papa: la fede è una sola e per questo è detta da uno solo; tuttavia quell’uno solo è come la bocca di tutto il corpo, e afferma ciò che tutto il corpo confessa, cioè l’unica Chiesa. Qui non vogliamo solamente riflettere sul ruolo di Pietro e dei suoi successori, ma vogliamo fare memoria della nostra personale confessione di fede, del momento in cui noi abbiamo dato la stessa risposta, partecipi così della stessa beatitudine di Simone: né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. Carne e sangue sono parole tipicamente semitiche per indicare le solo forze umane: la fede infatti non è il semplice risultato di un ragionamento, la conclusione di un percorso logico, ma è innanzi tutto un dono, cioè grazia gratuitamente data. E così il Padre ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce, ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio suo diletto (cfr. Col 1, 13). E così i credenti “non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1, 13).

La fede infatti è la porta per entrare nel mondo di Dio: attraverso la fede entriamo in quel che Cristo ci rivela, perché chi vede Lui vede il Padre. La fede ci pone nell’ascolto e nell’obbedienza, la fede ci fa discepoli, la fede è il principio della nostra istruzione e della nostra conoscenza. La fede di Pietro, che è la stessa fede di Maria: «beata te che hai creduto»(cfr Lc 1, 45), è anche la nostra stessa fede: dono dello Spirito fa di tutti noi tempio dello Spirito. Si adempiono per noi i giorni preannunciati nell’Antico Testamento: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi» (Ez 36, 26-27). 

Facciamo dunque memoria del nostro venire alla fede; se prima abbiamo ricordato gli amici che ci hanno testimoniato il Signore, coloro che ci hanno condotto a Lui, oggi contempliamo come Gesù ci ha preso in disparte e ci ha chiesto: «Tu, chi dici che io sia?», e di come abbiamo avuto il dono di confessare la stessa fede di Pietro, appunto la fede una della chiesa una, santa perché conduce alle cose sante, cattolica perché di tutti, apostolica perché fondata sulla testimonianza degli apostoli.  

 

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