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Come sempre un ben ritrovati a questo nostro appuntamento mensile in compagnia di san Giuseppe, all’inizio del mese di maggio e all’indomani della celebrazione della festa del lavoro e di san Giuseppe artigiano.  

Dio, dovendo scegliere una persona cui affidare la custodia di suo figlio, inviato nella storia umana per illuminarla  con una luce di una speranza immortale, non si è indirizzato al palazzo di una persona ricca ma ha scelto la casa di un lavoratore. 

Dio ha consegnato suo Figlio Gesù alle mani incallite di un operaio, affinché gli insegnasse il mestiere del vivere da uomo, e così ogni persona potesse trovare la strada  per entrare nella casa stessa di Dio e vivere un rapporto di figliolanza nello spazio infinito dell’eternità. 

Questo momento di preghiera e spiritualità è vissuto nelle nostre case di lavoratori, di persone che oggi come ieri e come domani guadagnano il pane con la loro attività oppure persone anziane che vivono di una pensione accumulata come un tesoro con anni di attività lavorativa.  

Persone anziane che hanno sudato  per guadagnarsi il pane, che hanno sofferto e hanno gioito nel vedere e godere il frutto del loro lavoro.  Ogni lavoro ha una grande dignità: è la persona che lavoro che riveste di dignità il proprio lavoro sia che sia conosciuto come quello compiuto nel silenzio e nel nascondimento.

Nella trasmissione del mese precedente abbiamo ricordato il 50° anniversario  dell’uccisione di Martin Luther King, apostolo dell’uguaglianza tra gli uomini.

Martin Luther King predicava dicendo «se nella vita vi toccasse di fare gli spazzini, dovresti andare a spazzare le strade nello stesso modo con cui Michelangelo dipingeva le sue figure; dovresti spazzare le strade come Handel e Beethoven componevano la loro musica. Dovresti spazzarle allo stesso modo con cui Shakespeare scriveva le sue poesie. Dovreste spazzarle talmente bene da far fermare tutti gi abitanti del cielo e della terra per dire: ”Qui ha vissuto un grande spazzino che ha svolto bene il suo compito”.

Gli fa eco papa Francesco nell’esortazione Laudato siì: «È vero che il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, è anche via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale». 

Ognuno di noi è chiamato ad essere artista di se stesso, artigiano nella costruzione del suo patrimonio di gioia da godere e far godere al prossimo. 

Diceva sant’Agostino una cosa assai importante anche per il lavoro:

«Nutre  la mente soltanto ciò che rallegra». Anche un lavoro faticoso e pesante  compiuto con un animo da artista nutre anche l’anima.

Tutti abbiamo già sentito il racconto di quel pellegrino in cammino verso Roma sulla via Francigena che sulle strade della Toscana in cammino 

Abbiamo nella Bibbia il libro del Qohèlet è uno scrigno di saggezza. Qohèlet Un volto che si fa parola e parole che si fanno creature viventi e protagoniste di una storia.  è un predicatore che dà risposte, ma soprattutto sa fare domande, come quando si interroga chiedendosi: «Quale profitto c’è per l’uomo in tutta la sua fatica e in tutto l’affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole?».

Fatica e affanno sembrano costituire l’ossatura dell’esistenza umana, in effetti, poco l’apertura paradisiaca del giardino dell’Eden per Adamo ed Eva lo scenario dell’esistenza è segnata dal lavoro. Nel ciclo della creazione ben sei giorni sono occupati dal lavoro del “fare” di Dio per rendere abitabile la stanza dell’uomo. Tanto lavoro da parte di Dio: un capolavoro  destinato a «un giorno senza tramonto» affinché il Creatore  possa compiacersi, scrivendo il poema della creazione coniugandolo con l’alfabeto della creazione. Le regole grammaticali per questo poema erano scritte con il sudore della fronte e dalla sofferta fantasia creatrice  dell’uomo.

Ho trovato questa citazione attribuita a san Francesco il quale diceva: «Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista».

Da subito nelle pagine delle genesi l’uomo è chiamato ad essere artigiano con l’incarico di dare il nome alla realtà vivente. 

Abele diventa l’artista, perché  a differenza di Caino che si fa artigiano dei metalli. Il primo martire dell’invidia e dell’odio, Abele attraversa la natura con il cuore e la rende inno di benedizione alla bontà divina. 

Nella trama della storia del popolo d’Israele la sapienza divina esalta le professioni « dipinge a colori vivaci i giorni e le opere del lavoratore, combatte l’ozio, tutela il diritto al riposo». Nella tradizione ebraica era obbligatorio un periodo di apprendistato per acquisire una professione lavorativa  come fonte di sostegno.  San Paolo in una sua lettera denuncia a che i “lazzaroni” non hanno diritto a mangiare.

Il lavoro è una componente fondamentale della vita umana, Il lavoro  ha segnato da sempre  il cammino dell’umanità e quella di ogni singolo individuo.

Per far giungere il suo figlio Gesù nella nostra storia, per dargli una paternità legale, Dio è passato nelle mani incallite di un lavoratore come Giuseppe.  Gesù a Nazareth, infatti, era conosciuto come il garzone di bottega, era «il figlio del carpentiere».

Per il giovane Gesù la casa di Nazareth era diventata un laboratorio di umanità, una scuola di lavoro come partecipazione all’opera creatrice di quel «Padre che sta nei cieli».

Dalla rivoluzione industriale della fine dell’Ottocento  la Chiesa  è stata costantemente presente alle problematiche del lavoro.  Da Leone XIII a papa Francesco il ruolo esemplare di san Giuseppe  vive nell’onesta  laboriosità. 

Non dobbiamo dimenticare come afferma San Giovanni Paolo II  che  nell’Evangelo «il lavoro umano e in particolare il lavoro manuale trova un accento speciale. […] Grazie al banco di lavoro presso il quale esercitava il suo mestiere insieme a Gesù, Giuseppe avvicinò il lavoro al mistero della redenzione».  

«Gesù ha lavorato con mani da uomo» per aprire la strada  della redenzione  dell’umanità intera attraverso il lavoro come contributo al benessere dell’umanità. 

Dobbiamo invocare l’aiuto di san Giuseppe affinché sviluppi la fantasia umana per aprire nuove strada lavorative  e permettere a tutti di guardare al futuro con speranza  e così recuperare benessere e dignità, perché una persona senza lavoro è persona dimezzata.


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