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Un bentrovati a tutti gli ascoltatori e le ascoltatrici sintonizzati sulle onde di Radio Mater.

 Non mi stancherò mai di ripetere che incontrare delle persone è sempre un motivo di gioia, è un soffio di umanità che rinnova la nostra stessa vita, soprattutto, quando i motivi dell’incontro sono nobili come questo momento di spiritualità in compagnia di San Giuseppe. 

San Giuseppe è un nostro compagno di viaggio.

Venerdì scorso lo abbiamo trovato in viaggio da Betlemme  Gerusalemme per portare ufficialmente Gesù nella casa del Padre ed essere riconosciuto da Simeone e della profetessa Anna: occhi da vecchi, ma carichi di speranze. Anch’essi avevano sognato di vedere il Messia e Dio li ha esauditi

 San Giuseppe, per eccellenza è l’uomo dei sogni e noi affidiamo il tempo della nostra esistenza alla sua custodia, siamo certi che egli cammina con noi che tende la mano e per tutti mantiene vivo il desiderio e la fiducia che si avverino le parole di un salmo che invoca per la nostra vita  un percorso pianeggiante. 

Dio-Padre ha sognato dall’eternità di dare in consegna a San Giuseppe Gesù affinché lo accompagnasse nei sentieri della nostra esistenza umana così come dall’eternità ha chiamato ognuno di noi per nome e ci ha consegnato nelle mani di Giuseppe affinché ci custodisse.

 Questa sera saluto chi ha l’anima luminosa come una giornata di sole, ma è riservato un saluto altrettanto cordiale per chi cammina nel dubbio, nell’inquietudine o nell’errore, nel dure mestiere del viveri in situazioni di disagio: un disagio dai mille volti e causato da mille circostanze diverse.

 Desidero  guardare negli occhi tutte le persone che ci ascoltano con la voglia di poter  scoprire i sentimenti di bontà nascosti nel fondo della loro anima.

 San Giuseppe abbia, davvero, un sorriso per tutti e una carezza affettuosa sul volto degli ammalati e un buffetto sul viso dei bambini e accenda nel nostro animo sentimenti di fiducia e di confidenza nella divina misericordia.

  Con sant’Agostino vogliamo pregare dicendo: «Solleva, o Signore, la nostra sofferenza nel ricercare il tuo volto, fa’ che riusciamo a sperare ardentemente nel tuo regno di beatitudine eterna, dove la giovinezza non invecchia mai, dove la bellezza non si deturpa mai. Dove l’amore non s’intiepidisce mai, dove la vita non avrà mai termine».

Vogliamo iniziare questo nostro momento di preghiera invocando la luce dello Spirito per riscaldare ed illuminare il nostro animo nella perseverante ricerca del volto di Dio e lo facciamo con la preghiera del Beato John Henry Newman un convertito alla chiesa cattolica che divenne cardinale.  È una preghiera che egli compose durante un tragitto su una nave, in una notte tempestosa con il mare mosso: è il grido della precarietà a Dio onnipotente, sorgente di ogni vita.

« Conducimi, (Dio) luce gentile, conducimi nel buio che mi stringe, la notte è oscura, la casa è lontana. Tu guida i miei passi, luce gentile. Non chiedo di vedere assai lontano, mi basta un passo, solo il primo passo, conducimi avanti, luce gentile. Finché la notte passi tu sicuramente mi guiderai a te, luce gentile». 

Preghiera a san Giuseppe dormiente

Stacco musicale  musica pianoforte

 Da molti anni nella nostra basilica di san Giuseppe al Trionfale,  la Pia Unione del Transito di san Giuseppe in preparazione alla solennità del Patrono universale della Chiesa organizza le “Sette domeniche” che da qualche anno hanno come slogan  «Dare la domenica all’anima e un anima alla domenica» con il desiderio di recuperare il senso della festa, cioè quello che il 3° dei comandamenti prescrive. È la voglia di aiutare le persone durante il riposo festivo ad indirizzare lo sguardo verso il vero scopo dlele vita. 

Il riposo permetteva alla persona di immergersi in un tempo sacro e anche di liberare i poveri dallo sfruttamento e dalla schiavitù del lavoro.  

Tra le pratiche religiose, riguardanti san Giuseppe, soprattutto in tempi passati troviamo anche «Le sette domeniche in onore di san Giuseppe».  Questa devozione fu introdotta all’inizio del 1800, in un momento in cui la Chiesa subiva una costante lotta alla fede. Queste turbolenze partite dalla Rivoluzione francese, proseguite con Napoleone, costringendo persino il Papa a lasciare Roma, provocarono mali così gravi, da far ritenere ai miscredenti che fosse giunta l’agonia dell’opera salvifica di Gesù! Ma sappiamo che ancora una volta: «Il desiderio degli empi è fallito»; anzi il popolo di Dio si rivolse con maggior   fervore al Signore e nel supplemento di grazia crebbe la devozione alla Vergine Maria ed ebbe un rapido sviluppo anche quella in onore di San Giuseppe.

L’amore verso di Lui, tanto coltivato da Gregorio XVI, il 22 gennaio 1836 ebbe l’approvazione della pratica delle Sette Domeniche, anche in conseguenza dell’eccezionale protezione concessa dal nostro Patriarca al Santo Padre, Pio VII, liberato dalla prigionia e dall’esilio proprio nella festa di San Giuseppe.

Anche quest’anno stiamo tenendo viva questa pratica in basilica del Trionfale questa pratica.

Abbiamo iniziato il 28 gennaio e arriveremo  alla domenica che precede la festa di san Giuseppe.

Alla domenica pomeriggio dalle ore 16.00 abbiamo un’ora di spiritualità in onore di san Giuseppe.

 È fuori dubbio che le “7 domeniche” sono una bella opportunità non solo per prepararci alla solennità di san Giuseppe, ma anche una scia luminosa, una Via Lattea non solo che preparerà il nostro spirito a godere in pienezza i frutti di questa protezione del papà terreno di Gesù, ma anche ridarci la nostalgia di

 «Un’anima  restituita alla domenica e una domenica che ha recuperato un’anima».

Per  chi abita a Roma è un invito a partecipare,  per chi invece sta fuori Roma è invito ad unirsi al coro della nostra preghiera per far salire a Dio una lode  assemblata nella comunione di fede e nella lode.

Ogni mercoledì  dalla ore 17.30 alle 18.30 trascorriamo un’ora di spiritualità, davanti a Gesù, per adorarlo, ringraziarlo, parlargli con gli stessi sentimenti che Giuseppe ebbe durante la sua permanenza con Gesù su questa terra e che ora gode in cielo. 

Quest’ora di preghiera è un abbraccio universale in cui sono coinvolti le centinaia di migliaia di persone  sparsi nei cinque continenti  e  abbracciamo anche le persone che si raccomandano alla nostre preghiere di intercessione per bisogni particolari.

 In quest’oasi di preghiere, come del reso in ogni momento di preghiera, ogni credente è aiutato ad impadronirsi delle tracce del Dio vivo presente nel tessuto della propria esistenza. 

Per ogni creatura umana, con il dono della vita,  Dio stabilisce un progetto di vita che si va sviluppando con il crescere degli anni, con l’esperienza, la conoscenza e anche il l’aiuto  della propria buona volontà. 

Il credente, che prega - non solo  parole ma con il cuore -, si accorge di possedere la capacità  di dedicarsi ad un fine così elevato come lo sviluppo delle sua affinità di spirito nei confronti del Creatore. 

In un atteggiamento di somiglianza e relazione nei confronti di Gesù, il fedele avverte a capacità di potersi dedicare ad uno scopo così importante qual è appunto la missione di vivere al di là dei propri interessi egoistici per edificare la sua esistenza attraverso un’attinenza per elezione da parte di Dio. 

Dall’accettazione di questa affinità la persona comprende che la vita è un mandato e non l’usufrutto di una rendita; la vita non è un gioco, ma un compito, è un comando  e non un favore che facciamo a Dio.

In questo panorama  di relazione filiale gli eventi, le circostanze, gli incontri come tutto  il tessuto dell’esistenza non sono la somma di episodi e fatti che si susseguono  casualmente, ma è un progetto che si va sviluppando in un modo sempre più nitido.

Dio ha il progetto della vita e noi siamo gli artisti che interpretano il disegno e lo realizzano.

La vita religiosa del credente non assomiglia ad un fuoco di artificio, un entusiasmo passeggero, ma la decisione di fondare la propria vita sulle fondamenta dello stesso progetto di Dio.  

 Giuseppe è l’uomo giusto che entra in quest’accettazione del progetto di Dio.

Il giusto l’uomo di fede percepisce quanto sia imperioso il piano di Dio nei suoi confronti.  

Sa che il piano di Dio è il centro della sua vita. 

Giuseppe avverte che il progetto di Dio ha un valore più grande dei suoi progetti umani. 

Nella richiesta di una paternità suffragata, prestata a Dio stesso, Giuseppe sente che sposandosi con Maria, Dio lo chiama ad elevare la sua esistenza. 

  Il suo essere “uomo giusto” fa in modo che la sua vita sia un foglio bianco in cui Dio può scrivere la storia di un “figlio”, ma soprattutto la storia di una salvezza che  coinvolge tutti gli uomini e le donne del pianeta terra.

 Dio si fa pellegrino sulle strade degli uomini: Prima, Dio si è fatto compagno di viaggio con l’uomo per affinità elettiva, “creato a sua immagine e somiglianza”, con Maria assume la carne umana e attraverso Giuseppe entra negli annali della storia dell’umanità.     

Un cammino di preghiera in compagnia di san Giuseppe con la guida di Gesù

Lungo il corso dei secoli la nascita, la vita, i miracoli, l’incontro di Gesù con i diversi personaggi è stato raffigurato da innumerevoli artisti. Ma nessuno, pur in una sterminata folla di pittori ha conosciuto personalmente  Gesù. Tuttavia, pittori e scultori nella loro raffigurazioni sono riusciti ha trasmettere sensazioni, desideri,  sogni e speranze di uomini e donne e hanno dato vita alla persona di Gesù con un volto soffuso di bellezza, di santità e di fascino. 

I Vangeli canonici non parlano molto dell’infanzia di Gesù. 

Dei quattro evangelisti solo due hanno descritto i primi anni della vita terrena di Gesù. Raccontano come fosse un prologo, pur di grande importanza, sulla missione di Gesù  che, in modo manifesto, inizia la sua vita pubblica e assume il ruolo di protagonista della salvezza al Battesimo al fiume Giordano con Giovanni Battista.   

 Gli evangelisti, Matteo e Luca, si soffermano sull’infanzia di Gesù con due specifici intendimenti. 

Per Matteo Gesù è il messia atteso da secoli e il suo evangelo è narrato in riferimento alla storia del popolo di Israele.

 Per Luca Gesù è il Redentore dell’umanità intera; una salvezza donata senza confini.  

Mentre Luca pone al  centro  Maria con il ruolo di protagonista, per  Matteo l’attenzione è su Giuseppe che deve dimostrare una discendenza regale dalla tribù di Giuda, cui apparteneva il re Davide, e poi fornire a Gesù una paternità legale in occasione del censimento dell’Impero romano. 

L’evangelista Matteo non poteva tacere sul  piano misericordioso di Dio, preannunciato subito dopo il peccato originale. 

 L’avventura di un popolo prescelto dapprima con Abramo, ricostituito con Mosè e pellegrinante nel deserto verso la Terra promessa erano tappe fondamentali per il popolo d’Israele,  per questo l’evangelista Matteo narra che Gesù, da bambino, ha ripercorso simbolicamente lo stesso sentiero del suo popolo in cammino verso una terra promessa e benedetta.

 Dopo la partenza dei magi «un angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati e prendi con te il bambino e sua madre, fuggi Egitto e là resterai finché non ti avvertirò» (Mt.2,13). In quella stessa pagina poi si legge che ancora un Angelo in sogno dice a Giuseppe: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra di Israele».

 I Vangeli dell’infanzia di Gesù sono scarni di notizie, così le comunità cristiane dei primi tempi hanno registrato delle tradizioni orali, oppure, con la loro plausibile fantasia hanno descritto gli inizi dalla vita del Salvatore.  

 Molta parte del nostro patrimonio devozionale è descritto nella nostra memoria comunitaria nella rappresentazione artistica collocata nelle nostre chiese o nei musei. 

 Quando noi entriamo in una chiesa antica o in un museo, ci imbattiamo in molte scene riguardanti la Natività o l’infanzia del Signore Gesù, dipinte o scolpite, che fantasia della fede delle primitive comunità cristiane hanno raccolto e tramandato nei cosiddetti “Vangeli apocrifi”. 

È bene ricordare che il termine «apocrifo» (derivato da una parola greca che significa “nascosto”) non è per nulla sinonimo di «falso», «errato», «inventato». Erano detti «apocrifi», nella tradizione cristiana, consolidatasi già tra I e II secolo, quei testi a carattere esoterico, di solito gnostico, che si rendevano noti ai soli iniziati e che per questo la Chiesa non ritenne di poter accogliere nel suo canone delle Scritture sicuramente ispirate da Dio.

 Come esempio prendiamo un passo enigmatico e solo accennato come la “fuga in Egitto”. Tra i Vangeli canonici, come si è visto, ne parla il solo Matteo (2,13-15 e 19-23), con l’intervento micidiale della “strage degli  Innocenti”. 

La Santa famiglia è rappresentata – diremmo noi oggi - come un vero gruppo di “rifugiati politici” che dalla Giudea, controllata dal tetrarca Erode, alleato, ma non proprio suddito di Roma, va a cercare un po’ di pace e di sicurezza in Egitto, «provincia dell’Impero romano direttamente dipendente dall’imperatore Ottaviano Augusto». 

È  un episodio denso di significati: Gesù esule in Egitto al pari di Giuseppe figlio del patriarca Giacobbe - anch’egli perseguitato - e di tutto Israele che ripara nella Valle di Gessen; quindi ancora Gesù di ritorno nella Terra Promessa, passato il pericolo, al pari di Mosè, che era stato salvato dalle acque del Nilo; la Santa Famiglia come primizia dunque del Nuovo Israele che è la Chiesa.

Poco tuttavia si ricava dal testo canonico. Diversa si presenta la situazione negli “apocrifi”. Tuttavia, nonostante le riserve espressa da Padri come Ireneo o Tertulliano, le tradizioni da essi veicolate continuarono a circolare tra i fedeli. Tra quei testi si distingue per interesse linguistico e umano, così pure per la bellezza letteraria, il cosiddetto «Vangelo dello Pseudo Matteo», conosciuto anche come Libro della Natività della Beata Maria e dell’Infanzia del Salvatore e quasi certamente appartenente alla seconda metà del VI secolo, narra molte cose su Anna, Gioacchino, la nascita e l’infanzia di Maria, le peripezie di Giuseppe, la Natività e l’adorazione dei Magi; e, naturalmente, sull’ira di Erode, la strage degli innocenti e la fuga della Santa Famiglia in Egitto. Da questo testo hanno largamente attinto gli artisti medievali: ma talora vi si sono ispirati gli stessi teologi. 

Negli anni scorsi abbiamo incaricato il nostro artista, il compianto Alfredo Brasioli, di illustrare alcuni episodi del vangelo apocrifo detto lo “Pseudo Matteo”, queste illustrazioni sono diventate  le illustrazioni per i dodici mesi dell’anno 2015 per il nostro calendario.

Per  celebrare le Sette domeniche abbiamo utilizzato l’evangelo apocrifo  dal titolo «Storia di Giuseppe il falegname» pubblicato in appendice nel volume del cardinal Gianfranco Ravasi «Giuseppe Il padre di Gesù». 

In questo evangelo apocrifo è Gesù stesso che narra la vita di Giuseppe dallo sposalizio con Maria siano alla morte.

Per coprire di riflessioni di preghiera per le “Sette domeniche” abbiamo diviso l’intera “Storia di Giuseppe, il padre di Gesù”  in 34 brani che idealmente costituiscono le cinque soste meditative del rosario in compagnia di san Giuseppe.

Abbiamo pubblicato un fascicolo dal titolo le “7 domeniche in onore di san Giuseppe” con il sottotitolo «Dare la domenica all’anima e un’anima alla domenica».

L’ultimo mistero è riservato all’autentica parola di Gesù che fa fiorire nella sua persona la speranza della risurrezione.  

 È un ideale pellegrinaggio accanto a Giuseppe, il falegname di Nazareth, per scoprire il ruolo di Giuseppe nella Redenzione e l’affetto di Gesù per il suo padre putativo,  che lo accompagnava come “ombra”  fedele  dell’Onnipotente che gli aveva consegnato la custodia del figlio perché facesse tesoro dell’esperienza umana. 

 In molti brani è Gesù stesso che narra le vicende.

 Uno stacco musicale con un canto di mons. Frisina  Anima di Cristo santificami è un  modo di entrare in intima comunione con Gesù.

 Ora preghiamo insieme la prima delle sette  domeniche in onore di san Giuseppe. 

Il libretto di una settantina di pagine delle Sette domeniche può essere richiesto alla nostra Pia Unione del Transito di san Giuseppe il costo è di € 5 compreso le spese di spedizione

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