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La morte di Madre Cánopi, apprezzata collaboratrice delle nostra rivista

di Mario Carrera

Con la nascita al Cielo di Madre Cánopi, sicuramente si è spento un faro, ma si è acceso una stella, una stella che continuerà a farci da guida lungo il nostro pellegrinaggio nella vita terrena. 
In questi ultimi tredici anni con ben 140 articoli, con fedeltà benedettina, madre Anna Maria Cánopi, ci ha fatto da guida alla scoperta del volto di Dio: un volto sorridente, luminoso come la luce dell’alba che annuncia la gioia benedetta di un nuovo giorno.
Già dal suo primo intervento sulla nostra rivista nel lontano gennaio 2006, Madre Cánopi ha favorito attivando lo scorrere del vento dello Spirito nelle vele del nostro carisma guanelliano aiutandoci a servire i poveri con il cuore e le mani come un prolungamento nel tempo dei sentimenti di Gesù a servizio ai poveri.  Madre Cànopi da subito si è sentita in famiglia e ci ha offerto il suo genio femminile nel commentare la lettera di san Giacomo.
Quel suo primo scritto iniziava con queste parole: «Nella sua brevità la lettera di Giacomo è ricchissima di contenuto ed è particolarmente efficace per sostenere ed indirizzare a buon fine un serio cammino di conversione personale e comunitaria». 
Come un’abile e creativa pittrice, con genialità femminile, ha dato colore e vigore nell’indicare possibili tracce di accompagnamento sulle vie della santità nel collaborare all’opera della salvezza offerta a tutti.
Nel suo ultimo articolo, che pubblichiamo di seguito - inviato nel giorno della festa di san Giuseppe, quindi, all’antivigilia della sua partenza per l’eternità, il 21 marzo -, la Madre Anna Maria iniziava con le parole affettuose di Dio, ripetute centinaia di volte nella Bibbia, a «non aver paura», ad agguantare la nostra mano al braccio del buon Pastore e a camminare con coraggio anche quando percorriamo valli oscure e solitarie.
La Provvidenza l’ha chiamata a sé in un frammento di tempo significativo, ricco di avvenimenti: le feste di san Giuseppe, del Transito di san Benedetto e del “natale” di Gesù nel grembo della vergine Maria, il 25 marzo festività dell’Annunciazione. Un grappolo di solennità come sintesi di una storia di salvezza alla quale la Madre ha fermamente creduto ispirandosi per tutto il cammino della sua esistenza di battezzata.
Ha accompagnato i suoi giorni terreni con questa preghiera, quasi testamento tutti i giorni della sua vita: «E quando giungerà la sera, cui segue la notte e non più l’aurora, ripetimi, Signore, la Parola quella che mi ha dato speranza ogni mattina, quella che mi ha dato pace ogni sera: “Io sono con te”».
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