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di Vito Viganò

Un giorno il saggio Haikin ebbe una visita inconsueta. Di solito venivano a consultarlo persone dedite alla vita dello spirito, desiderose di sapere da lui come avanzare sul difficile cammino della perfezione. Questa volta aveva chiesto di vederlo un soldato, che aveva una certa sensibilità per le cose dello spirito, malgrado la sua professione. Avendo sentito parlare dell’inferno e del paradiso, aveva deciso di volersi meritare il paradiso. Non sapendo bene come riuscirci, aveva pensato ad Haikin, ai buoni consigli che avrebbe potuto ricevere da questo saggio.

Ammesso alla sua presenza schietto e sbrigativo si premurò di precisare:

- Non sono venuto qui da te per avere teorie o grandi spiegazioni. Dammi qualche consiglio che mi permetta di riconoscere la strada che porta in paradiso. E indicami anche quella che può portare all’inferno, così che la possa evitare.

Il saggio accenna a un sorriso, apprezza la lucidità della richiesta del soldato, la sua voglia di dare un indirizzo buono al suo vivere. Riflette un momento poi chiede a sua volta: 

- E tu chi sei?

Il soldato, con evidente orgoglio, confida ad Haikin:

- Come puoi vedere dalla mia uniforme sono un samurai, sono il capo dei samurai. Per l’importanza del mio ruolo sono tenuto in considerazione e stimato da tutti. Anche l’imperatore mi mostra un grande rispetto.

Haikin allora dà l’impressione di prendersi gioco del suo interlocutore:

- Tu, un samurai? Non l’avrei mai pensato. Hai l’aria di essere uno di quei poveri diavoli, che non sapendo cosa altro fare, decidono di passare la loro vita a fare la guerra, a ferire e ad ammazzare chi non va loro a genio.

Il samurai non crede alle sue orecchie nel sentirsi trattato male fino a questo punto. Ferito nel profondo del suo orgoglio, estrae la sciabola e sta per colpire il saggio. Ma qualcosa trattiene il suo gesto. Haikin lo sta guardando senza scomporsi alla minaccia pur grave che gli incombe. In tono severo il saggio ammonisce:

- Ecco questo è l’inferno: mostrarsi in balia dei propri istinti e non riuscire a controllare le proprie pulsioni.

Un commento disarmante. Il soldato, rammaricandosi del suo gesto sconsiderato, ripone l’arma nel fodero, si rimette umilmente in ascolto. Haikin allora aggiunge:

- E il paradiso è riuscire a essere padroni di sé stessi, capaci di gestire in modo costruttivo e soddisfacente il proprio mondo interiore, cariche e pulsioni che gli eventi vi sollecitano.

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