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di Francesco Pellegrini

La recente esplosione del fenomeno Fake News crea interesse, curiosità, sospetto... Il termine è usato e abusato quotidianamente nell’informazione, in particolare in campo politico. L’attraente espressione inglese si applica alla riedizione “ultramoderna” di un antico inganno: le notizie false, armi della disinformazione.

Per coincidenza in agosto, mentre cercavo di chiarirmi le idee sul problema, ho visitato una mostra nel museo diocesano della cattedrale di Pamplona, in Spagna. L’esposizione, chiamata Occidens, utilizzando le svariate opere in possesso del museo, vuole evidenziare l’importanza della cultura e dei valori cristiani per l’edificazione della civiltà occidentale nella storia. Sul finire del percorso espositivo una sala proponeva all’Occidente moderno un ultimo bivio: quello prospettato dall’avanzata del relativismo.

Le Fake News, penso, proliferano facilmente nel terreno fertile di una società sempre più relativizzata. La scomparsa di molti punti cardinali e le costanti chiamate a “concretezza”, profitto e successo minacciano di lavare via i concetti di Bene e male. 

Il relativismo etico si presenta come parente della tolleranza. Tolleranza, pluralismo e libertà di parola sono mete preziose a cui la nostra società ha teso per molto tempo, ma la morale e l’etica di ascendenza cristiana e spirituale non sono forse altrettanto importanti?

In campo etico-morale, il relativismo è in sintonia col moderno rifiuto degli assoluti “opprimenti” e con la crisi dell’obiettività. Il potere dell’opinione travolge tutto, negando persino l’evidenza. Allora “aggiustare i fatti”, mentire consapevolmente per fomentare e cavalcare l’emozione rischia di trasformarsi in un espediente lecito e desiderabile.

Oggi a finire sotto attacco non sono solo le verità di fede, la spiritualità e la presenza di Dio nelle nostre vite, ma anche conclamate verità oggettive, come il verificarsi di un incidente, la reale entità di una somma da pagare, la pronuncia di una certa promessa... 

L’ambiente vasto e variegato della rete è il rifugio in cui spesso si trova approdo. Per quanto sia relativista, infatti, quale uomo può vivere da solo, seguendo unicamente la propria bussola? Ognuno di noi, penso, sente il bisogno di amici e confidenti, di rispetto, approvazione, affetto. Nella condivisione e nell’aiuto reciproco ci sono i fondamenti di ogni famiglia, di ogni società capace, in armonia, di mettere in comune i propri talenti per sopravvivere e prosperare.

In mancanza di una stella polare, di un nord condiviso, ogni personale opinione reclama attenzione e può fungere da luce guida. Chi urla più forte o presenta una “verità” attraente può richiamare a sé più ascoltatori. Le Fake News sono un’evanescente cortina fumogena di verosimili falsità congegnate per confondere, persuadere e condizionare.

Questa disinformazione il più delle volte produce e sfrutta emozioni forti (come rabbia e paura) impiegando il mezzo dello scandalo. La tecnologia e gli strumenti della rete si prestano alla diffusione di nuove forme di propaganda. Si è notato come gli articoli con più “like” (“mi piace”, indicatore di gradimento) e visualizzazioni risultino “più veri” e interessanti per molti lettori. Gli utenti, spesso senza mai incontrarsi in altro luogo a parte il sito di Fake News, tendono a incoraggiarsi a vicenda e a radunarsi attorno alle notizie che piacciono di più, ignorando la presenza della guida nascosta, del messaggero fraudolento. L’ascoltatore entra nella morsa che voleva eludere, costruita un mattone alla volta da “fatti alternativi”: un’insidia di cui s’innamora e che arriva a difendere.

Mentre biasimiamo giustamente chi abusa del proprio ruolo di guida per portare il gregge fuori strada, ricordiamo che in questa, come in altre simili crisi, il territorio conteso è l’animo umano. Molti dei problemi della vita soverchiano le capacità del singolo: per questo bisogna fare comunità, anche in senso cristiano e spirituale. Adoperiamoci con l’aiuto della preghiera per scacciare la falsità dai nostri cuori, a cominciare dal personale agire quotidiano.   

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