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di Mario Carrera

Dal 2017 traghettiamo  nel 2018 la fiaccola della speranza sino alle periferie degli accampamenti dei poveri. Il cristiano, infatti, è un atleta di Dio in marcia per illuminare i fratelli ai confini del mondo. La famiglia di Nazareth è un costante modello d’azione e di vita per il percorso di fede e di amore per il nuovo anno.

Ogni momento della nostra esistenza, fecondata dalla potenza della grazia di Dio, inizia  “nel nome” di quel Padre che Gesù ci ha rivelato come padre tenero che dall’eternità ci ha chiamati per nome e ci segue con amore.

L’inizio di un anno è sempre un momento di “preventivi”.  Si investe il tempo in progetti futuri, sogni, desideri, auspicando benessere fisico e spirituale. Ognuno di noi vive in una realtà concreta, vive il suo tempo presente come continuità tra la memoria del passato, la passione per il presente e la nobiltà delle aspirazioni per il futuro.

Il nostro avvenire non è un calendario con scadenze prefissate, ma un patrimonio da decifrare, uno spazio da riempire di vita, di progetti.  

Il  tempo e lo spazio sono così una palestra nella quale realizzare i sogni dell’anima.

Il Dio dei vivi e non dei morti, il Dio fonte della vita ci cammina a fianco e si è impegnato ad aiutarci  a far uscire dallo scrigno dei nostri talenti le qualità migliori, presenti nei labirinti della nostra realtà umana popolata da risorse insospettate. Nei suoi Pensieri Blaise Pascal ha scritto: «L’uomo oltrepassa infinitamente l’uomo [...] poiché  a sua immagine e somiglianza».  

Nella vita di ogni persona è presente un quoziente di soprannaturale che vive in simbiosi con la natura umana, un’affinità elettiva che l’uomo non riuscirà mai a distruggere: frammenti di Dio che mantengono calde le ragioni per vivere. La sorgente del nostro impegno al servizio della gioia, in prima istanza, la cerchiamo nella cittadina di Nazareth, dove san Giuseppe ha vissuto in comunione di amore con Maria e Gesù.

In quel nucleo familiare, nella casa di Nazareth, alla scuola di Giuseppe, troviamo un Dio che lavorando rende nobile, divinizzandola, ogni attività umana. Una famiglia dallo stile di vita esemplare, una «trinità terrestre» che, nelle sue manifestazioni essenziali, è fonte di ispirazione anche per i nostri tempi, soprattutto, nella disponibilità alle esigenze del prossimo.

La sfaccettatura della figura prismatica di san Giuseppe che più mi suscita interesse è il suo compito educativo. A Giuseppe fu assegnata una missione singolare e unica: Dio aveva posto nelle sue mani la radiosa speranza dell’intera umanità. 

La lunga stagione degli anni passati nella comunità di Nazareth ha costituito il centro di gravità attorno al quale si sono intrecciate tutte le più sottili sfumature dei sentimenti umani. Agli occhi di Giuseppe lo stupore nel veder crescere Gesù era quotidiano e la sua azione educativa si dipanava attraverso il sentiero della comunicazione, del dialogo, del confronto. Ogni progresso in umanità era uno stupore capace di far vivere e perseverare. 

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