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Nel mese di giugno

di Mario Carrera

Nella lingua italiana la parola “vacanza” significa una sospensione delle attività quotidiane che riempiono con tenace costanza azioni abitudinarie.  La stagione estiva ci invita a ritagliarsi frammenti di giornata da dedicare esclusivamente a noi stessi in modo da immagazzinare energie indispensabili per seminare un futuro da vivere con soddisfazione. Il tempo delle ferie per chi lavora, il tempo di vacanza per chi studia ha bisogno di uno spazio di tempo per disinquinare la nostra mente da tante parole pronunciate ed ascoltate in questo periodo.

La sosta estiva non è un incamminarsi in un vicolo cieco per sentirsi soli, ma il silenzio serve a recuperare il contenuto alle nostre parole, a far emergere quelle potenzialità latenti nel nostro spirito, a fornire una rinnovata lucentezza ai nostri ideali.

Nella stagione liturgica sino alla solennità della Pentecoste in cui siamo chiamati ad allenarci a coltivare quel seme di Resurrezione deposto con mani amorose nel terreno fecondo del nostro spirito nel giorno del Battesimo. 

Papa Francesco rivolgendosi ad un gruppo di pellegrini sordo-muti ha detto parole significanti anche per noi dall’udito perfetto: «La presenza di Dio non si percepisce con le orecchie, ma con la fede; pertanto vi incoraggio a ravvivare la vostra fede per avvertire sempre più la vicinanza di Dio, la cui voce risuona nel cuore di ciascuno, e tutti la possono sentire». Nello tsunami di suoni e parole ci siamo abituati ad ascoltare e comunicare parole e gesti senza contenuti; stiamo in gruppo, gomito a gomito, senza una progettualità nei confini del nostro quotidiano. A volte siamo parte di un gruppo, di una comunità, ma sembra di essere avvolti da una spirale simile alla torre di Babele: un frastuono di voci che si rincorrono senza comunicare nulla. Ho l’impressione di sentirmi immerso in un lago di parole, ma incapace di percepire messaggi in grado di far lievitare la mia vita.

Nel crocevia di queste comuni problematiche fonti di asciolto (la radio, la televisione, i cellulari, i WhatsApp, Instagram e face-book ) che tutti usiamo con comodo e soddisfazione, tuttavia in questo incrociarsi di parole perdiamo l’abitudine di parlare agli altri come fratelli, ma il danno più grave è che non abbiamo più tempo di dialogare e di ascoltare Gesù, il nostro “Maestro interiore" nella profondità della nostra coscienza.

Se desideriamo davvero costruire la comunione di sentimenti con le persone, è necessario saper uscire dalle strade degli uomini e incamminarsi sui sentieri aspri della solitudine e del silenzio. Solo questi sentieri portano alle soglie delle case abitate da uomini capaci di comunicare, ad accampamenti dove l'alba della fraternità conserva ancora i suoi freschi colori. In questo momento, in casa o per strada, c’è Qualcuno che sta bussando alla porta del tuo cuore: è il pellegrino del silenzio, è Colui che l'eternità silenziosa ha ospitato nel suo grembo, è il messaggero delle misteriose risposte alle domande della vita, è il lievito delle novità del mondo che il mondo stesso non può darsi con le sue sole forze. Bussa nell'immenso silenzio della valle della vita, Egli è il respiro dei secoli e il compagno quotidiano del nostro pellegrinare, la guida del bello e il maestro del vero.

Solo quando nel nostro diario avremo scritto silenziose pagine di intimità con Lui, il Maestro, potremo usare il linguaggio che porta verso la direzione del Regno della fraternità. Le nostre parole hanno suoni imparati tra le braccia della mamma, ma l’anima di quelle parole già possedeva un “altrove”, misterioso ed impercettibile che non siamo stati noi a darci, ma è lo Spirito che ieri ed ora ci offre con un ulteriore ricchezza che va crescendo nella costante frequentazione del silenzio. Davvero un buon periodo in uscita dalle consuete abitudini per ritrovare spazi pe praticare nobili ideali.

Buona vacanza per chi va altrove e per chi rimane nel consueto quotidiano.  

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