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Due mesi nel cuore dell’anno

di Mario Carrera

La parola “gioia” riecheggia costantemente nel messaggio evangelico e costituisce il vertice della rivelazione e conclude il passaggio di Gesù sulla terra, infatti, l’evangelista Luca termina il suo vangelo con l’ascensione di Gesù al cielo. Accenna poi che «i discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia».

A Betlemme Luca canta la gioia degli angeli sulla grotta della natività e nell’ultima riga del suo Vangelo si riaggancia alla gioia iniziale.

Nella pagine della Sacra Scrittura il termine “gioia” comprende la serenità del vivere, la festa, l’allegria, l’esultanza, il giubilo. Papa Francesco anche nel titolo delle sue tre esortazioni apostoliche, già nel titolo ha cantato alla gioia. è il caso dell’Evangelii gaudium, dell’Amoris Laetitia ma anche della Gaudete et exsultate, nella quale si esorta alla gioia e all’esultanza. Troppe volte, noi cristiani non riusciamo a vivere la fede in un clima di gioia, sembriamo persone con le ali tarpate, perché siamo stati educati a vivere la fede più come precetti da osservare che come gioia da condividere. Non abbiamo sufficientemente frequentato le palestre dello Spirito come gli oratori e le parrocchie e non ci siamo allenati per abilitarci a vivere la fede come sorgente di gioia. 

Questa gioia ha la sua sorgente in Dio ma appartiene anche alla dimensione parallela della nostra natura umana, imparentata con Dio dal giorno del battesimo. Questa gioia è sperimentata e nessun elemento mondano potrà toglierla da noi. La vera gioia nasce dalla consapevolezza di essersi liberati da ogni forma di schiavitù dal mondo. Le gioie che il mondo ci offre nascono dal possesso di un oggetto desiderato il cui possesso si trasforma in una rete di schiavitù: il timore di perdere la sorgente materiale della gioia inquina la gioia stessa del possesso. Infatti, il piacere dei sensi non è gioia, ma soddisfazione; l'emozione sentimentale non è gioia, essendo legata alle variazioni emotive.

La gioia dello Spirito di Gesù non nasce dal possesso, ma dall'incontro, da una relazione in cui si dilata la libertà e si approda nell’oceano immenso dell’amore. Da figlio della terra l'uomo diventa figlio di Dio, e la latitudine della consapevolezza di essere amati è sorgente di gioia e pienezza di gioia. Noi cristiani non abbiamo ancora imparato che questa gioia dello Spirito di Gesù è linfa di vita che aiuta ad accrescere tutte le capacità umane di amare e di donare.

Nel maggio 1975 Paolo VI, nella sua Esortazione apostolica Gaudete in Domino, consapevole degli ostacoli alla gioia autentica, pur consapevole di “figli inquieti” e gruppi che coltivano una “critica sistematica e disgregatrice”, scriveva pur «senza allontanarsi da una visione realistica, le comunità cristiane diventino luoghi di ottimismo, dove tutti i componenti s'impegnano risolutamente a discernere l'aspetto positivo delle persone e degli avvenimenti. “La carità non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”». 

Alleniamoci a essere cirenei della gioia, pronti a conquistare la gioia e a donarla al prossimo in questa stagione estiva di frequenti incontri con le persone nei luoghi di villeggiatura. 

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