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Sinodo sulla famiglia

di Gianni Gennari

Due Sinodi (2014 e 2015) voluti da Papa Francesco. La novità. Mai un Sinodo era stato preceduto da una consultazione di tutte le chiese del mondo. E qui si trattava di famiglia, matrimonio e sessualità, temi su cui al Concilio per decisione papale fu chiusa la discussione anche tra i vescovi. Dopo il Concilio il tema della famiglia ancora molte volte era stato affrontato, anche in un Sinodo dedicatogli e concluso con la “Familiaris Consortio” di San Giovanni Paolo II (1980). Tenendo conto di questo nel 2014 si poteva semplicemente rimandare al testo di San Giovanni Paolo II: conferma e avanti… Non è andata così…

Nuovo appuntamento: solo per una conferma? La realtà è diversa, ed è risultata chiara proprio nelle risposte alle quasi 50 domande del “questionario” rivolto a tutti. Dal Concilio in poi, e anche dal 1980 in poi il mondo è molto cambiato, forse soprattutto in tema di famiglia, matrimonio e sessualità.

E dunque, come risponde la Chiesa, oggi, a questi cambiamenti? Tra l’altro la consultazione indicava come problemi da affrontare gli stessi che erano già stati trattati proprio nel Sinodo precedente, concluso con la “Familiaris Consortio”, tra i quali in particolare comunione a divorziati risposati e contraccezione. Si poteva far finta di nulla e ripetere semplicemente quella che è chiamata “dottrina di sempre”? Poteva bastare un nuovo rimando a quel documento papale? Evidentemente Papa Francesco non la pensava così, ed ha innanzitutto fatto ascoltare e prendere sul serio la voce attuale delle Chiese, vescovi, preti, religiosi professi, uomini e donne laici credenti con in primo luogo, almeno nelle intenzioni, anche gli sposi. Ne è venuto fuori un materiale ricchissimo, e su esso si è svolta la prima fase, nell’autunno del 2014. Ampie discussioni ancora, e molte ancora sugli stessi temi. Nell’attesa della seconda fase, conclusa da poche settimane, Francesco ha voluto introdurre la novità inattesa di un Giubileo, esplicitamente detto “della Misericordia”. Misericordia? è, in fondo, la caratteristica fondamentale della rivelazione ebraico-cristiana per quanto concerne Dio stesso. Solo perché misericordioso Dio chiama a salvezza in Abramo il Popolo eletto, e in Gesù, Verbo di Dio incarnato, morto e risorto tutti i popoli e tutte le creature. “La proprietà dell’amore è nell’abbassarsi”: questa frase di Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa del terzo millennio, è stata ripetuta tante volte da Francesco, in particolare negli ultimi mesi, e di recente proprio nell’omelia della canonizzazione (18/10) dei genitori della stessa Teresa.

In attesa del Giubileo, dunque, questa seconda fase ha affrontato i problemi emersi ed ha proposto una serie di punti confluiti nel documento finale affidato al Papa per le conclusioni, se, quando e come Lui vorrà trarle.

Si dirà giustamente che sui giornali sono apparse anche fasi dure di contrasti, lettere più o meno autorevoli di cardinali che temevano fosse messa in questione la fede, addirittura, false notizie su una malattia del Papa stesso, come per indebolire la sua volontà di andare avanti insieme, sotto la luce della Parola di Dio continuamente da scoprire e approfondire…Ambizioni umane e giochi di potere, anche…E dopo la conclusione della seconda fase e nell’immediata attesa del Giubileo hanno ancora avuto spazio fughe di notizie e di documenti.

Tutto qui? No! La realtà dice che il Sinodo ha rimesso nelle mani del Papa una serie di affermazioni e proposte che egli vaglierà e offrirà, con la sua autorità, a tutta la Chiesa. E allora vale la pena di ricordare che anche sui punti più dibattuti si è raggiunta una maggioranza grande, oltre i due terzi dei voti, e che p. es. sul problema della “Comunione ai divorziati risposati” il documento finale, approvato dall’Assemblea e affidato al Papa, parla insieme su due basi: la conferma della indissolubilità del Sacramento del Matrimonio e la messa in opera del “discernimento” delle realtà concrete della vita vissuta dai fedeli, tutti, anche quelli che hanno alle spalle un fallimento.

Discernimento vuol dire in concreto che il principio, la sacramentalità indissolubile del matrimonio resta un valore da difendere e promuovere, ma che spesso occorre andare più in fondo. E’ da sempre il grande principio di tutta la teologia morale della tradizione cattolica: i principi non cambiano, le loro applicazioni possono cambiare, senza contraddirli, ma appunto mettendoli in atto nelle condizioni date via via dalla concretezza del vissuto dei credenti.

Giustizia e Misericordia.

La Giustizia di Dio esige la salvaguardia dei valori di principio, ma più in fondo essa esige anche la concretizzazione della misericordia. Un esempio, anzi più di uno potrà farci comprendere questo punto: era nel torto il fratello maggiore nell’indignarsi di fronte all’accoglienza paterna del “figlio prodigo”? No, aveva ragione, e il Padre glielo riconosce, ma va oltre. Anche gli operai che protestano di fronte al fatto che il padrone dà lo stesso salario agli ultimi arrivati hanno ragione, ma il padrone usa un'altra misura, senza togliere nulla a loro. Lo stesso Francesco, nella sua omelia conclusiva ha ricordato entrambi questi passi evangelici (Lc. 15, 25-32 e Mt. 20, 1-16) per far capire cosa intende, Lui, per l’incontro tra giustizia e misericordia.

Qualcuno dirà che si tratta di un valore assoluto, l’indissolubilità del matrimonio sacramento. Ha ragione: anche i comandamenti del Decalogo sono principi assoluti, eppure per quanto riguarda quello che per noi è il quinto, non uccidere, si è aggiunto per secoli “l’innocente”, e si è ammessa la pena di morte. Ancora un esempio, anche più forte: tra i comandi del Sinai c’era la sacralità del sabato, e infatti uno dei rimproveri ai discepoli fu che violavano il sabato, ma Gesù rispose che “il sabato è fatto per l’uomo, e non viceversa”. Gesù non nega la Legge e i Profeti, nel caso “il principio” del riposo sabbatico, ma “discerne” la concretezza del fatto che porta i suoi discepoli ad una apparente violazione.

Questo dunque il dovere del “discernimento”, anche nei confronti del matrimonio e della sua sacralità: anche i sacramenti sono fatti per l’uomo, e non viceversa. Nessuna negazione dei principi, e quindi della sacralità e inviolabilità del matrimonio, ma nella realtà vissuta in concreto la considerazione, fatta dalla coscienza del pastore, giusto e insieme misericordioso, della situazione concreta.

Questo il Sinodo ha affidato al Papa, e questo Egli ha ora in custodia per giungere, quando e come vorrà, ad un documento conclusivo. Tra l’altro, quando si ricorda il ministero petrino, pare che molti, forse inconsciamente, gelosi della “dottrina” che a loro pare intoccabile, non ricordano che nelle parole di Gesù a Pietro non c’è soltanto il servizio (ministero) del “legare”, ma anche quello di “sciogliere”. Fiducia dunque nel Successore di Pietro, e “camminare insieme”, come ha detto Egli stesso: la vita della Chiesa tutta è un “sinodo” continuo, un camminare insieme – questo il senso ultimo del termine – di pastori e fedeli, nella luce della parola e nella fiducia di un’assistenza che, dalla Pentecoste in poi viene dall’alto.

Eccoci dunque nelle condizioni di capire, in conclusione, questa solenne parola di Francesco a conclusione del Sinodo stesso: “Tanti di noi hanno sperimentato l’azione dello Spirito Santo, che è il vero protagonista del Sinodo”. Si “cammina insieme”, e la vita della Chiesa da sempre è “sinodo”, viaggio nei secoli in compagnia di Gesù, con l’assistenza dello Spirito Santo, nella speranza che non delude, fino alla vita eterna (Rm. 5, 5).

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