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«A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto» (Lc 12, 41-48)

di Franco Cardini

L'intero capitolo 12 di Luca è ispirato alla vigilanza e alla preveggenza. Un tema che evidentemente interessava a Pietro, il quale a un certo punto interviene - appunto - direttamente per chiedere se la necessità di essere “sempre pronti” riguardava i soli discepoli, o chiunque. Gesù risponde con un’altra famosa parabola: quella del servo accorto, che si fa sempre trovare al lavoro dal suo padrone in quanto non si stanca mai di fare il suo dovere interpretando la volontà del signore, a differenza di quello improvvido che fa i suoi comodi confidando nel fatto che non verrà scoperto. Il padrone, difatti, ama far delle improvvisate: giunge nei momenti più impensati, quando nessuno se lo aspetta. E punisce chi coglie in fallo, premia chi trova in regola.

Si tende di solito ad assegnare un ruolo un pochino pedestremente etico-didascalico a questa parabola. Comportatevi sempre bene, perché sapete che c'è un redde rationem ma ne ignorate la data. Da qui, forse, l'altra interpretazione pedestre, quella del dostoevskijano "Se Dio non esiste, tutto è permesso": perché, se al contrario Dio c'è, allora bisogna stare attenti a quel che si fa o sono guai per l'eternità.

Credo che uno dei guai peggiori che affliggono il cristianesimo sia la mancanza di coraggio e di fantasia dei cristiani. Così, in questa visione che sa di scuola media o di caserma, dove Dio ci fa la figura del bidello o del caporale di giornata che piombano di soppiatto sul ragazzino discolo o sulla recluta disordinata, manca appunto il centro dell'esperienza cristiana; e non c'è da stupirsi se una fede religiosa fondata su queste basi crolla al primo venticello secolarizzatore. E allora, quanti buoni cristiani si dolgono - in silenzio o ad alta voce - di non poter fare come gli altri, perché a complicare la loro vita c'è non diciamo il Super-Io, ma quel bidello, quel caporale di giornata dell'esistenza del quale magari si dubita, ma che - non si sa mai - potrebbe perfino esistere davvero.

Certo: non c'è, credo, genitore esperto o pedagogista accorto che negheranno che la virtù è un abito, e che quindi i bambini che agiscono bene, sulle prime, perché hanno paura della punizione, imparano poi ad agire bene sulla base della legge morale che gliel'impone e senza bisogno del ricorso alle o della minaccia di sanzioni. Ma, poiché la fede si misura anche sul metro delle intenzioni e dei pensieri, l'astensione dal male per paura della sanzione evidentemente non basta. Si pecca con la donna che si desidera anche se ci si limita a peccare col pensiero: che è altrettanto grave e molto meno divertente. Allo stesso modo, chi non uccide il suo nemico perché non sa farlo, perché è disarmato, perché è vile, e trucca da cristiano perdono questa sua rinunzia a uccidere, è intimamente comunque un assassino.

L'insegnamento profondo della parabola del servo accorto non mira per nulla a impartire lezioni di tattica esistenziale. Ci pone, semmai, dinanzi al dramma sconfinato dell'irreversibilità della metanoia. Ci dice che il comportarci cristianamente non può essere una questione di momenti e di circostanze, che una scelta di fede è una milizia per la vita e non un abito che s'indossa o si ripone in guardaroba a seconda degli umori e delle circostanze.

Una parabola dura, che mostra fra l'altro come il cristianesimo sia una religione eroica. Il nostro essere o no cristiani non può dipendere dagli altri. Non possiamo, ad esempio, derogare dai doveri che la scelta di fede c'impone quando nella vita ci si trovi dinanzi a un'occasione particolare e irripetibile. Non si può concettualmente scegliere di esser cristiani soltanto 14 ore al giorno, o cinque giorni la settima, o nel 75% delle situazioni. Questo, beninteso, può accadere di fatto per la debolezza umana che ci fa incespicare di continuo: e la nostra vita spirituale è di fatto tutta un cadere e un rialzarsi. Ma le cadute non possono venir programmate; i cedimenti non possono venir considerati alla stregua di lecite e magari meritate vacanze dello spirito.

Per questo l'estote parati suona, ancor oggi, come una consegna militare; e spesso viene usato proprio in quel senso. Il servo accorto ci richiama alla vita intesa paolinamente come milizia, come servizio nel quale distrazioni, assopimenti e abbandoni di posto non sono ammissibili.

E tutto ciò va detto senza tuttavia, certo, rinunziare alla speranza nella misericordia divina. Il bravo caporale di giornata ha i suoi vecchi trucchi per far sì che la camerata si accorga del suo arrivo e abbia il tempo di mettersi in ordine: appesantisce il passo, tossisce nel corridoio, dà qualche ordine a voce più alta. State certi che il Dio degli Eserciti ha più esperienza di molti caporali di giornata. 

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