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di madre Anna Maria Canopi osb

Viviamo alla presenza di Dio

«In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen 1, 1): creò la luce, creò il sole, la luna e le scintillanti stelle, creò le innumerevoli specie di animali e di piante. Con la sua Parola onnipotente dal nulla diede vita al cosmo. E Dio vide che era cosa buona e bella. E se ne rallegrò. Sì, tutto ormai era pronto per la sua ultima opera, il suo capolavoro: «Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza…”.

E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gn 1, 26-27). Nella complementarietà dei loro doni, li pose nell’Eden perché insieme custodissero il creato e fossero l’uno per l’altra un aiuto e motivo di gioia, di continuo stupore. Uno stupore che subito diventò lode a Dio Creatore, Fonte della vita e della bellezza:

«Benedici il Signore, anima mia! Sei tanto grande, Signore, mio Dio! Sei rivestito di maestà e di splendore, avvolto di luce come di un manto, tu che distendi i cieli come una tenda… Quanto grandi sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; Benedici il Signore, anima mia. Alleluia» (Sal 104, 2-3.24).

Stupore dell’uomo e gioia di Dio che si compiace della sua creatura prediletta: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1, 31).

Ecco, Dio aveva portato a compimento la sua opera e poteva riposare: «Dio cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli aveva fatto creando» (Gen 2,2-3).

In questo riposo Dio passeggiava nel cosmo, «camminava sulle ali del vento» (Sal 104) ed era sua consuetudine sostare nella brezza della sera con Adamo ed Eva, con l’uomo e la donna. Per questo, aveva soffiato in essi il suo Spirito, per avere in loro creature dotate di intelligenza con cui dialogare. Nulla dice la Bibbia di questo dialogo, di questo mistico incontro. Fu puro silenzio? Fu canto? Fu certamente piena comunione d’amore. Dio non ha creato e poi si è ritirato lontano dalla sua creazione; Egli fin dall’inizio è il Dio-con-noi, il Dio amante delle sue creature.

Purtroppo l’idillio dell’Eden si ruppe, quando Dio non trovò Adamo ed Eva nel luogo del loro consueto incontro. Al sentire i suoi passi l’uomo si era nascosto: sapeva, infatti, di essere rimasto nudo; sapeva che, con il peccato di disobbedienza, si era tolto l’abito di luce, di bellezza e di verità, di cui il Creatore lo aveva rivestito, e ne provava vergogna.

Dio, allora, fece ciò che fa ogni padre buono quando smarrisce un figlio, ciò che fa un amico quando non trova più l’amico: iniziò a chiamare l’uomo: «Dove sei?» (Gen 3,9).

Dopo aver agito di proprio arbitrio, Adamo si sente cercato da Dio. A causa della sua disobbedienza si era allontanato da Lui, aveva tentato di nascondersi, ma il Signore lo chiama, gli fa una domanda che lo induce a prendere coscienza del suo smarrimento interiore, della sua evasione. «Dove sei?». L’uomo è invitato ad aprire gli occhi e a rendersi conto della sua situazione.

Se egli vuole essere ancora con Dio, il suo Creatore, deve riconsegnarsi, vivere nell’obbedienza alla sua volontà che consiste nel realizzarsi secondo il progetto divino, non in modo autonomo.

Dio è sempre con noi, ma noi pure dobbiamo essere con Lui, con la mente e con il cuore, con tutto il nostro essere, nella consapevolezza che Egli è la fonte inesauribile della nostra vita. 

Se viviamo con superficialità, nella dissipazione delle energie fisiche e spirituali, ci troviamo ben presto senza consistenza, senza senso, senza direzione, senza mèta. Possiamo, però, sempre sentirci rivolto quel richiamo che ricondusse Adamo a prendere coscienza del suo smarrimento e quindi a riconsegnarsi al suo Creatore, a Colui che ha la signoria su ogni vita, alla quale ha tracciato un percorso e una mèta.

Se, inseguendo il miraggio di una falsa libertà, l’uomo si sottrae alla relazione con Dio, si chiude in se stesso e diventa schiavo delle proprie passioni: si rende infelice, perché non può più spaziare nel vasto orizzonte della vita e dell’amore. Potrebbe anche avere successo nell’ambito della vita sociale, ma prima o poi si sentirebbe in quella situazione descritta dal Qoèlet: «Vanità delle vanità: tutto è vanità» (Qo 1,2). Si troverebbe immerso nel non senso di tutto, disperso nella frammentarietà: si sentirebbe sempre un “lontano”: lontano da sé e dagli altri, perché lontano da Dio. Veramente egli vive come uno «scacciato» dalla sua casa, dalla sua terra, dalla sua patria (cf. Gen 3, 23).

Silvano del Monte Athos ha dato voce, in modo struggente, a questo dolore di Adamo: «Adamo languiva sulla terra gemendo, e la terra non gli procurava gioia; egli aveva nostalgia di Dio e gridava: L’anima mia ha sete del Signore e con lacrime io lo cerco…». 

Ma Dio era proprio lontano da lui? Lo aveva davvero abbandonato? Nel racconto biblico c’è un particolare molto significativo: quando Dio vide Adamo ed Eva nudi a causa del loro peccato, si fece sarto per loro: egli «fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì» (Gen 3, 21).

Con queste vesti Adamo ed Eva furono mandati in esilio, lontano dall’Eden, ma in quelle vesti Dio era con loro. E l’esilio dell’uomo si trasformò subito in storia di salvezza che nella pienezza dei tempi, nella Persone del Cristo, il Verbo incarnato, porterà Dio stesso in esilio, lo farà scendere nella terra della nostra lontananza per riprendere sulle sue spalle la pecorella smarrita e riportarla nei pascoli del cielo, nella sua splendida Dimora. Perché, come senza di Lui noi non possiamo vivere, così anch’Egli non può avere pienezza di gioia senza di noi.

Adamo, dove sei? È una domanda che dovremmo sentirci sempre risuonare all’orecchio del cuore. E chiederci: Dove sono? Con te, Signore, o con gli idoli, compreso il mio io?

Ricordo che quando frequentavo la scuola media dovevo  camminare da sola per un buon tratto di strada in mezzo alla campagna. Timida e insicura com’ero, mi prendeva un senso di sgomento, quasi di paura. Allora trovai il modo di superare la difficoltà guardando il cielo. La cosa preoccupava però molto il mio fratello maggiore che temeva che, facendo così, inciampassi o andassi a finire sotto qualche macchina (molto rare allora!). Se questo non mi è mai accaduto, è certamente perché il mio angelo custode mi proteggeva e Dio era con me! on Già sentivo viva e vera la parola di Gesù: «Non temete. Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 20,28).

O Dio, Fonte della vita,

nella grandezza del tuo amore

tu hai creato l’universo

e hai fatto dell’uomo

la tua creatura privilegiata,

mettendolo in dialogo con Te.

Fa’ che, sentendoci sempre

da Te guardati e chiamati,

esultiamo nell’intimo 

del nostro cuore

e ti rispondiamo

compiendo ogni tuo volere

e adorando 

i tuoi mirabili disegni.

Per Cristo, 

nostro Fratello e Salvatore,

l’Emmanuele, il Dio-con-noi.

Amen! 

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