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di Tonino Bello

Molti si chiedono sorpresi perché mai il Vangelo, mentre ci parla di Gesù apparso nel giorno di Pasqua a tantissime persone, non ci riporti, invece, alcuna apparizione alla Madre da parte del Figlio risorto.

lo una risposta ce l’avrei: perché non c’era bisogno! Non c’era bisogno, cioè, che Gesù apparisse a Maria, perché lei, l’unica, fu presente alla Risurrezione.

I teologi ci dicono che questo evento fu sottratto agli occhi di tutti, si svolse nelle insondabili profondità del mistero, e, nel suo attuarsi storico, non ebbe alcun testimone. lo penso, però, che un’ eccezione ci fu: Maria, l’unica, dovette essere presente a questa peripezia suprema della storia.

Come fu presente, l’unica, all’uscita di lui dal suo grembo verginale di carne e divenne la donna del primo sguardo su Dio fatto uomo, così dovette essere presente, l’unica, all’uscita di lui dal grembo verginale di pietra: il sepolcro  e divenne la donna del primo sguardo dell’uomo fatto Dio. Gli altri furono testimoni del Risorto. Lei, della Risurrezione.

A darci conferma, comunque, di quanto la vicenda della Madre sia incastrata con la Pasqua del Figlio ci sono nel Vangelo almeno due pagine, in cui la frase «terzo giorno», sigla cronologica che designa la Risurrezione, è riferita alla presenza, se non proprio al protagonismo, di Maria.

La prima pagina è di san Luca: racconta la scomparsa di Gesù dodicenne nel tempio e il suo ritrovamento al «terzo giorno». Gli studiosi sono ormai concordi nell’interpretare quest’episodio come una profezia velata di quanto sarebbe accaduto in seguito ai discepoli, nel tempo in cui Gesù compì il suo passaggio da questo mondo al Padre, sempre a Gerusalemme, in una Pasqua di tanti anni dopo. Si tratterebbe, cioè, di una parabola allusiva alla scomparsa di Gesù dietro la pietra del sepolcro, e al suo glorioso riapparire dopo tre giorni.

La seconda pagina è di san Giovanni: riguarda le nozze di Cana, durante le quali l’intervento di Maria, anticipando l’ora di Gesù, introduce sul banchetto degli uomini il vino della nuova alleanza pasquale, e fa esplodere anzitempo la “gloria” della Risurrezione. Ebbene, anche questo episodio è introdotto da un marchio di origine controllata: «il terzo giorno».

Santa Maria, donna del terzo giorno, destaci dal sonno della roccia, e l’annuncio che è Pasqua pure per noi, vieni a portarcelo tu, nel cuore della notte.

Non aspettare i chiarori dell’ alba, non attendere che le donne vengano con gli unguenti: vieni prima tu, coi riflessi del Risorto negli occhi e con i profumi della tua testimonianza diretta.

Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi; che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati; che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari; che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli; che la fame, il razzismo, la droga sono il riporto di vecchie contabilità fallimentari; che la noia, la solitudine, la malattia sono gli arretrati dovuti ad antiche gestioni; e che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate come la brina dal sole della primavera.

Santa Maria, donna del terzo giorno, strappaci dal volto il sudario della disperazione e arrotola per sempre, in un angolo, le bende del nostro peccato.

Donaci un po’ di pace. Impediscici di intingere il boccone traditore nel piatto delle erbe amare. Liberaci dal bacio della vigliaccheria. Preservaci dall’ egoismo.

E regalaci la speranza che, quando verrà il momento della sfida decisiva, anche per noi come per Gesù, tu possa essere l’arbitra che, il terzo giorno, omologherà finalmente la nostra vittoria.

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