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a cura di Gabriele Cantaluppi

Durante la Santa Messa, recitando il “Credo”, affermiamo che l’Unigenito Figlio di Dio è “generato, non creato” dal Padre. Che cosa significa?

L’espressione “generato e non creato” è stata inserita nel Simbolo Apostolico al Concilio di Nicea nel 325, e riguarda espressamente Gesù. “Generato non creato, della stessa sostanza del Padre” si riferisce all’eresia di Ario, un sacerdote di quell’epoca, che  sosteneva che il Verbo, detto anche Figlio, la seconda Persona della SS. Trinità, non fosse Dio, ma la prima creatura di Dio. Se così fosse, Gesù non sarebbe Dio fatto carne e la sua redenzione non avrebbe un valore infinito, perché nessuna creatura, per quanto grande, potrebbe riparare lo strappo fra l’uomo e Dio, operato dal peccato originale.

C’è stato un tempo in cui non esisteva Gesù: infatti noi celebriamo il Natale, cioè il giorno della sua nascita, e quindi prima di tale data egli non esisteva storicamente.

Il Credo fa riferimento al Figlio eterno di Dio, il Verbo, detto in greco Logos. Il Natale di Gesù è il momento in cui si concretizza l’incarnazione del Figlio, avvenuta al tempo dell’annuncio dell’angelo a Maria. Gesù è il frutto dell’incarnazione, in cui il Verbo eterno prende carne umana dallo Spirito Santo e da Maria, la Vergine. Così il Figlio del Padre acquisisce carne  diventando unica persona, con natura umana e divina. La natura umana nasce da Maria, il Verbo eterno nasce da Maria con questa natura umana, ma preesisteva a Maria e all’incarnazione.

L’espressione “generato, non creato” vuol dire proprio questo: la seconda persona della Trinità è eterna, non è stata creata, non è una creatura temporale, ma eternamente è generata dal Padre nel soffio amoroso e vitale dello Spirito.

La generazione è una derivazione, mentre la creazione è un trarre dal nulla. I figli vengono generati, non creati.

Ma la generazione di Verbo da parte di Dio è una generazione tutta particolare. Quando ci formiamo un’idea di una persona, diciamo che di quella persona ci siamo fatti un concetto, un pensiero. E il pensiero è un prodotto, un elaborato della nostra mente, ma non è una persona perché è solo un pensiero, un prodotto della mente. Quando invece Dio pensa a se stesso, nella sua mente si forma un’immagine del suo essere, che gli è perfettamente identica e consostanziale.

Non è un altro Dio, perché si tratta della medesima sostanza. È tale dacché Dio è Dio, e cioè dall’eternità, da sempre.

E allora proprio perché “concepito” o “generato” è chiamato “Figlio Unigenito di Dio”. Solo Lui è perfettamente uguale a Dio perché è Dio. E se il concetto o concepito viene chiamato Figlio, ne segue che Colui da cui è concepito sia il Padre.

Allora si possono capire le prime parole del Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo (= il pensiero di Dio), e il Verbo (= il pensiero di Dio) era presso Dio e il Verbo (= il pensiero di Dio)  era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Gv1,1-3)”.

Come l'artigiano fa tutte le cose seguendo l'idea, ossia il suo verbo, da lui concepita prima di farle, così Dio ha fatto tutto mediante il suo Verbo. 

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