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Del tempo con San Giuseppe

Trasmissione radio - dicembre 2017

Trasmissione radio - dicembre 2017 Trasmissione radio - dicembre 2017
Ascolta ora! Come sempre un cordiale bentrovati in questo tempo dedicato alla preghiera, alla riflessione, a riscaldare il cuore...
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Trasmissione radio - novembre 2017

Trasmissione radio - novembre 2017 Trasmissione radio - novembre 2017
Ascolta ora!
Un cordiale ben trovati in questo nostro appuntamento mensile in compagnia di San Giuseppe. La solennità...
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Il direttore, su Tv2000 il 9 novembre

La nostra Rivista

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Confidenziale

Nella nostra società del benessere e dell’apparire, il Natale si è trasformato in uno sfolgorio di luci per gli occhi del corpo; ma, per chi davvero crede, il Natale, è

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  • icon Natale: Dio si riveste di carne e cammina con noi

Lettere su Maria

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di mons. Tonino Bello «Rimase con lei circa tre mesi. Poi tornò a casa sua». Da Nazareth era qua [ ... ]

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di mons. Tonino Bello Santa Maria, donna del pane, chi sa quante volte all’interno della casa di  [ ... ]

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Sinodo sulla famiglia di Gianni Gennari Due Sinodi (2014 e 2015) voluti da Papa Francesco. La no [ ... ]

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Il Papa alle generazioni in un cammino solidale La domenica precedente all’apertura del Sinodo sp [ ... ]

Vita della Chiesa

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Eco di un’intervista di Andrea Tornielli con papa Francesco di Andrea Tornielli Dopo nove mesi d [ ... ]

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A Fatima è stata scritta la profezia delle conversioni di Angelo Forti Da quando i papi hanno i [ ... ]

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29 Mar 2017 14:24 - Super UserIl silenzio operativo del capo cantiere di una nuova epoca

di Angelo Forti La figura di san Giuseppe in questi ultimi decenni si è affacciata sul palcoscenic [ ... ]

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Gratitudine e saluti beneauguranti al vertice della Conferenza episcopale italiana Il Beato Pio IX  [ ... ]

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di Mario Carrera Recita un proverbio orientale: «Chi si mette in mostra da sé non verrà mai in luce; chi si approva da sé non verrà mai considerato; chi si vanta da sé non avrà mai valore e chi...
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Don Guanella il santo del "mezzo passo in più"

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del card. Tarcisio Bertone   Carissimi fratelli e sorelle! All’indomani della Canoniz­zazione di Don Luigi Gua­nella, ci ritroviamo con gioia nella Basilica di San Pietro per elevare a Dio il...
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Il forestiero, l'orfano e il povero: i prediletti

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Brano dall'omelia di Benedetto XVI La testimonianza umana e spirituale di san Luigi Guanella è per tutta la Chiesa un particolare dono di grazia. Durante la sua esistenza terrena egli ha vissuto con...
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Venerabile Aurelio Bacciarini

I poveri al primo posto nel cuore di Bacciarini

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Un progetto pastorale di don Nino Massara Il 30 giugno 1912 don Bacciarini riceve l’investitura di parroco
e otto giorni dopo ufficialmente  promuove e organizza la carità verso i poveri con...
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Assillo di don Bacciarini

Assillo di don Bacciarini
Gli uomini in parrocchia di don Nino Massara Accanto alle Madri cristiane, alle associazioni dei fanciulli e dei giovani,
a don Bacciarini stavano a cuore le migliaia di uomini, di padri che non...
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Una fioritura ricca e feconda

Una fioritura ricca e feconda
Le Associazioni parrocchiali di Nino Massara Nella sua strategia pastorale don Aurelio scommette sul genio femminile
e chiama a raccolta in associazione «le madri cristiane» e le mette sotto...
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Nuova evangelizzazione al Trionfale

Nuova evangelizzazione al Trionfale
  Bacciarini parroco   di NINO MASSARA «Il parroco anche nella più piccola parrocchia del mondo,
è sempre un capitano nella grande famiglia di Cristo
e l’idea di una vasta solidarietà...
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Don Aurelio Bacciarini. Un parroco secondo il cuore di Dio

Don Aurelio Bacciarini. Un parroco secondo il cuore di Dio Don Aurelio Bacciarini. Un parroco secondo il cuore di Dio
30 giugno di cent’anni fa di Mario Carrera Il ministero di don Aurelio era peregrinare nella case e baracche del quartiere.
Ad imitazione di don Guanella che diceva che «i poveri bisogna andare...
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Trasmissione Radio Vaticana con i testi di don Mario Carrera

«Piangevo perché non avevo le scarpe, sino a quando non ho incontrato un uomo che non aveva i piedi»

di Giovanni Cucci

La vera amicizia può essere vissuta con coraggio e con franchezza, perché in questo caso la persona non è guidata semplicemente da un bisogno, ma da un valore etico: il bene dell’altro. I segni dell’amicizia autentica sono riconoscibili dall’apertura, dalla flessibilità, dall’assenza di possessività, dal desiderio di verità, dalla capacità di confrontarsi con gli altri e con le esigenze della vita, dalla disponibilità ad obbedire.

La persona affettivamente matura ha la propensione a cercare ciò che possa far felice l’altro, anche se comporta un sacrificio di sé; l’amicizia vissuta in autenticità di spirito e di intenti aiuta la persona ad aprire i propri orizzonti e a leggere nel cuore dell’altro.

Il piacere, come la realizzazione personale, presentano questo strano paradosso che si raggiungono quando non li si cerca, sono il frutto di una impostazione della vita all’insegna della gratuità. Se le relazioni affettive risultano ambigue e finiscono per strumentalizzare l’altro, ostacolando un processo di maturazione, la colpa non è certo dell’amicizia, dell’affettività, e il rimedio non può essere di impedirsi di avere affetti (come si potrebbe?) e amicizie. Il problema di fondo è come si vivono le relazioni con gli altri, come si gestiscono i propri bisogni dissonanti. Parafrasando una frase del Vangelo (Mc 7, 14-15) è ciò che sta dentro di noi che va purificato e corretto, perché ciò che viviamo al di fuori di noi presenterà le medesime caratteristiche.

Un’amicizia sana aiuta a diventare più liberi e maturi negli affetti. Per crescere nell’amicizia è necessario realizzare ciò che in psicologia viene chiamata la “relazione oggettuale totale” con la persona nella sua globalità. Nel rapporto di amicizia, questo significa che la stima e la fiducia non vengono meno quando emergono anche i limiti e i difetti della persona, le sue eventuali rigidità e ottusità; la relazione riguarda infatti la persona intesa nella sua complessità e unicità, e non un suo aspetto parziale (l’intelligenza, l’aspetto fisico, l’abilità pratica, la simpatia di saper ridere e scherzare, trascorrendo così una serata piacevole, o al peggio i suoi soldi...) che potrebbe renderla gradita: c’è una stima “a fondo perduto”, una simpatia verso l’altro indipendentemente da tutto, e che è anche il mistero e la bellezza presenti ogni volta che nasce una nuova amicizia. Come per la rosa del Piccolo Principe, diversa da tutte le altre rose, belle ma vuote, l’amico sa guardare in modo tutto particolare l’amico, non si sofferma sugli eventuali limiti e difetti, pur presenti e riconosciuti, e nemmeno cerca vantaggi o capacità particolari che gliene confermino il valore; ciò che conta sembra essere piuttosto la condivisione di gesti e azioni anche piccoli e semplici, ma che esprimono una cura tutta particolare, lo sbocciare di una relazione che nasce inaspettatamente dalla quotidianità di gesti ordinari ma che acquistano un valore tutto particolare e che rimangono nel cuore come le cose che hanno reso bella la vita. C’è una benevolenza nei confronti dell’amico espressa anzitutto dallo sguardo nei suoi confronti; l’amico ha valore ai miei occhi, vale perché “è lui”. 

Come nota in forma scherzosa ma profonda J. Viorst: «Rosie è amica mia. Mi vuole bene anche quando sono di cattivo umore e non solo quando sono simpatico. I pitoni mi spaventano molto, e lei mi capisce. Ho i piedi in dentro, le spalle cadenti, e i peli che crescono nelle orecchie. Ma Rosie dice che sono bello. È un’amica».

Vi è dunque un’unicità riconosciuta alla base dell’amicizia e uno sguardo di benevolenza che introduce un colore diverso in ciò che si sta vivendo. La qualità di un’amicizia non può dipendere dal numero di capacità riscontrate, sarebbe una meschina variante dell’efficientismo utilitaristico, ma è la persona in se stessa che costituisce un bene per l’amico... ma per fare questo egli deve mostrare la medesima valutazione nei suoi stessi confronti, per questo amicizia, stima di sé e maturità affettiva fanno parte di un unico cammino.

L’amicizia “sana” sa integrare anche l’aggressività, sa affrontare la diversità anche nei suoi aspetti “spigolosi” che possono causare conflittualità, sapendo che la relazione amicale è un valore capace di ricomprendere anche questo aspetto. Questo significa concretamente che la persona sia «riconciliata con la vita e con il suo passato, capace di scorgere il positivo presente nella propria esistenza e di godere dell’affetto già ricevuto dagli altri, al punto da saper cogliere la sproporzione tra quanto ha ricevuto e quel che avrebbe meritato o dato, e vivendo con gratitudine e semplicità la scelta di donare e donarsi» (Cencini).

L’amicizia di questo tipo manifesta una fiducia che è più forte dei difetti riscontrati nell’altro, perché è fondata su qualcosa di più fondamentale, su quello sguardo benevolo cui si accennava, che sa capire anche eventuali fallimenti. Nota sempre Viorst: «Se Rosie mi confidasse un segreto e mi picchiassero e mordessero, non direi qual era il segreto di Rosie. E anche se mi torcessero il braccio e mi dessero calci negli stinchi, non direi lo stesso qual era il segreto di Rosie. E se poi mi dicessero: “Parla o ti gettiamo nelle sabbie mobili”, Rosie mi perdonerebbe per aver parlato».

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