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di Michele Gatta

La pietà popolare è una fede ricevuta e incarnata nella spiritualità del pellegrinaggio.

Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2019

a cura di Luigi Crimella

Cari fratelli e sorelle, per il mese di ottobre del 2019 ho chiesto a tutta la Chiesa di vivere un tempo straordinario di missionarietà per commemorare il centenario della promulgazione della Lettera apostolica Maximum illud del Papa Benedetto XV (30 novembre 1919). La profetica lungimiranza della sua proposta apostolica mi ha confermato su quanto sia ancora oggi importante rinnovare l’impegno missionario della Chiesa, riqualificare in senso evangelico la sua missione di annunciare e di portare al mondo la salvezza di Gesù Cristo, morto e risorto.
Il titolo del presente messaggio è uguale al tema dell’Ottobre missionario: Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo. Celebrare questo mese ci aiuterà in primo luogo a ritrovare il senso missionario della nostra adesione di fede a Gesù Cristo, fede gratuitamente ricevuta come dono nel Battesimo. La nostra appartenenza filiale a Dio non è mai un atto individuale ma sempre ecclesiale: dalla comunione con Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, nasce una vita nuova insieme a tanti altri fratelli e sorelle (….).
La provvidenziale coincidenza con la celebrazione del Sinodo Speciale sulle Chiese in Amazzonia mi porta a sottolineare come la missione affidataci da Gesù con il dono del suo Spirito sia ancora attuale e necessaria anche per quelle terre e per i loro abitanti (….).
Mi sovvengono a tale proposito le parole di Papa Benedetto XVI all’inizio del nostro incontro di Vescovi latinoamericani ad Aparecida, in Brasile, nel 2007, parole che qui desidero riportare e fare mie: «Che cosa ha significato l’accettazione della fede cristiana per i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi? Per essi ha significato conoscere e accogliere Cristo, il Dio sconosciuto che i loro antenati, senza saperlo, cercavano nelle loro ricche tradizioni religiose. Cristo era il Salvatore a cui anelavano silenziosamente (….).
L’utopia di tornare a dare vita alle religioni precolombiane, separandole da Cristo e dalla Chiesa universale, non sarebbe un progresso, bensì un regresso. In realtà, sarebbe un’involuzione verso un momento storico ancorato nel passato». 
Auguro che il Mese Missionario Straordinario dell’Ottobre 2019 contribuisca al rinnovamento del loro servizio missionario al mio ministero.
Ai missionari e alle missionarie e a tutti coloro che in qualsiasi modo partecipano, in forza del proprio Battesimo, alla missione della Chiesa invio di cuore la mia benedizione. 

Convegno dei Vescovi sulla pastorale della salute

di Luigi Crimella

Feriti dal dolore, toccati dalla grazia. La pastorale della salute che genera il bene è stato il tema del XXI convegno nazionale di pastorale della salute che si è svolto a Caserta dal 13 al 16 maggio scorso. Vi hanno preso parte i responsabili diocesani della pastorale sanitaria, gli esponenti di associazioni e realtà socio-sanitarie, oltre ad esperti, studiosi, medici e specialisti da ogni parte d’Italia. Rispetto ad altri ambiti della pastorale, quella “sanitaria” risulta molto trasversale e in grado di raccogliere una larga comunanza di vedute: il dolore tocca tutti, si è detto al convegno, e a tutti pone importanti domande di senso.

Obiettivo principale del convegno è stato mettere a tema la questione dei sensi come strumenti di conoscenza, di diagnosi e cura, di vicinanza e accompagnamento. Toccati dalla grazia, la seconda parte del titolo, non è da intendere solo in senso spirituale, ma anche concreto, pienamente umano: il saper “toccare” il malato, essergli accanto, offrirgli una compagnia e assistenza che lo sappia far sentire seguito e anche rispettato e amato, pur nella sua fragilità a volte estrema, come nel caso dei moribondi.

Infatti, spiega il direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute, don Massimo Angelelli, dopo aver affrontato nel 2018 il tema della “vista”, attraverso la dimensione dello sguardo, quest’anno è la volta del tatto, del “toccare”. La prospettiva dei lavori è stata multidisciplinare; infatti, dopo aver affrontato l’argomento con l’analisi biblico-teologica, antropologica e pastorale affidata a specialisti, sono state analizzate le “ferite” che possono derivare da una parte dal “tocco invasivo”, cioè dal prevaricare di pratiche cliniche e terapeutiche non rispettose della dignità della persona; e, dall’altro lato, anche  dalla assenza di vicinanza umana, cioè di quella “pietas” che fa sentire il malato come soggetto degno di cura e attenzione. Nelle sezioni conclusive del convegno sono stati poi affrontati i temi pratici e applicativi su come giungere a definire le più adeguate modalità che sortiscano effetti di cura.

Le varie forme          

di dolore odierne

Così, ad esempio, si sono toccati temi di frontiera quali l’eutanasia, che certe frange sociali e politiche vorrebbero introdurre a livello sanitario facendola diventare una pratica libera e volontaria, senza limiti e baluardi di alcun genere. Si è parlato dello stare vicino ai malati di Alzheimer per i quali il “tatto” è una forma di vicinanza che a volte riesce a tranquillizzare e a far sentire a casa, meglio di altre procedure anche farmaceutiche dagli scarsi esiti.

In chiave spirituale ma anche di collaborazione pratica tra strutture si è parlato dell’empatia con il malato, specie nei casi di disabilità. Il direttore dell’ufficio nazionale don Angelelli si è soffermato sulla proposta di accolti.it, una forma di collaborazione tra le realtà che si occupano di disabili per favorire la reciproca conoscenza e il miglioramento dei modelli di assistenza.

Di fronte ai rischi di trasformare la medicina e l’assistenza in fredde tecniche assistite da computers e robot, il Forum delle associazioni socio-sanitarie ha evidenziato come sia necessario favorire in ogni modo il rapporto tra paziente e medico, che rimane l’asse basilare di ogni approccio terapeutico.

Gli infermieri hanno condiviso il tema del codice deontologico, al cui interno gioca un posto di rilievo il tema dell’assistenza ai malati gravi e ai morenti e il rischio della deriva eutanasica, che si fa sempre più forte come recenti casi di cronaca hanno evidenziato.

Sull’introduzione della robotica medica si sono avute le testimonianze di esperti e sanitari che ne hanno parlato come di una opportunità in più, ma a patto che si tenga sempre conto dell’uomo-persona mai schiacciato dall’intelligenza artificiale.

Allo stesso modo, sulla salute mentale e le difficoltà a volte estreme di assistere e curare pazienti gravi, sono stati sottolineati il ruolo fondamentale della genitorialità, della presenza nella scuola di esperti in grado di cogliere i primi sintomi del disagio, che - se non opportunamente affrontati in via precoce - possono degenerare in vere e proprie patologie poi difficili da estirpare.

Stesso discorso è stato fatto per le malattie neurodegenerative, per l’autismo e per i malati terminali ai quali offrire in appositi hospice delle cure palliative in grado di sostenerli nell’ultimo percorso e anche di poterli accompagnare sul piano spirituale perché la prospettiva del fine vita si apra alla speranza.

è una questione - in tutti questi casi - di quel “tocco” umano che può giungere al cuore della persona malata e “ferita” e che riesce, in qualche modo, a lenire il dolore e accompagnare ad una speranza più grande. 

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