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Cari e stimati ascoltatori e ascoltatrici in collegamento con le stazioni di Radio Mater un cordiale saluto animato ed illuminato da tanta luce di speranza, in particolare in questo momento disagiato. Siamo lacerati da un turbinio di persone che lasciano la vita in un clima di solitudine. Noi ci troviamo in questo clima di preghiera come dei fiori intirizziti dal freddo in attesa di un po’ di calore per riscaldare il cuore di speranza per non essere spettatori miti e sgomenti di fronte a questo virus omicida che falcia le esistenze umane con una determinazione implacabile.

Il silenzio degli uomini - e anche l’apparente silenzio di Dio - ci risucchia all’ombra della paura. Il silenzio davanti all’impotenza umana paralizza le energie, fa appesantire il passo e sottrae ulteriore energia alla nostra debolezza. 

Negli eventi della natura, molte volte, diventiamo prigionieri degli stessi avvenimenti e ci rintaniamo paurosi nel nostro guscio, diveniamo incapaci di ascoltare i messaggi celati nelle pieghe degli avvenimenti.  Sempre e comunque nella vita siamo avvolti da un silenzio “eloquente” che nasconde in attesa di nascere un sentimento, un desiderio, una aspirazione.

Come in una moneta cartacea se ne riconosce l’autenticità legale dalla filigrana, così è per il silenzio.

A volte abbiamo paura del silenzio e preferiamo riempirlo di chiasso, rumore, distrazioni.

La distrazione e il chiasso uccidono sul nascere i desiderio che sono l’ossatura, il sistema nervoso del nostro esistere e agire.  Il silenzio è il grembo dei desideri, il crogiuolo della conoscenza è il sentiero che ci incammina sul sentiero delle “ragioni del cuore” che ci portano a conoscere molto più in là di ciò che la scienza ci permette di conoscere. In effetti ci sono le ragioni del cuore che l’intelligenza non conosce. Il nostro essere simpatizzanti della devozione a san Giuseppe, ci fa dei rabdomanti, cercatori di verità che cammina sotto traccia della vita spirituale alimentata dalla presenza dello Spirito santo.

La bibbia stessa chiama il silenzio “una sottile voce”. In effetti san Giuseppe è un uomo silenzioso, ma operativo, appena intuisce il desiderio di Dio è al lavoro per eseguire ciò che ha carpito dei desideri di Dio, gli ordini.

Gesù stesso ha vissuto per tanti anni la sua esistenza terrena nel silenzio. Dio rompe il guscio del silenzio con la parola di Gesù. Le sue parole sono incisive, ma nella sua vita c’è molto silenzio.

La parola viene colta realmente ed efficacemente in una cornice di silenzio. Per questo sant’Agostino parla di un “maestro interiore” che è lo Spirito santo, una voce che «ascoltata nel silenzio ci conforta, ci sostiene ci permettere di conoscere anche il perché di tante realtà».

Papa Francesco ha portato alla ribalta una devozione a lui tanto cara della preghiera a san Giuseppe dormiente.

Le responsabilità di un papa, se non ci fosse la fede che lo sostiene, sarebbe impossibile che un uomo, sempre e comunque un solitario davanti Dio e alla storia. È per questo che papa Francesco ha iniziato il suo mandato nel giorno delle sua elezione, dicendo dalla loggia della Basilica vaticana: «pregate per me». 

Allora preghiamo insieme san Giuseppe il papa che in nome di Gesù stesso governare la chiesa di cui san Giuseppe è patrono.

O amato San Giuseppe, Dio nella quiete del sonno ti ha manifestato i suoi misteriosi progetti per la tua futura sposa Maria e la missione di custodire Gesù, il salvatore del mondo. Ora in questi momenti di un doloroso travaglio a causa della pandemia, affidiamo a te da nostra preghiera, i nostri desideri, le aspirazioni, le speranze affinché noi tutti ed in particolare gli ammalati e gli anziani siano presenti nei tuoi sogni e si possono realizzare per il nostro bene. 

Un bene che ci renda sempre più amici del tuo figlio Gesù, la nostra unica sorgente di benessere fisico e spirituale. O san Giuseppe, ottienici la forza di compiere con prontezza la volontà del padre nei nostri confronti e dal suo esempio possiamo imparare a non lasciarci travolgere dalle difficoltà della vita e sentire sempre la tua mano paterna protettrice nella nostra mano. 

Mantienici oggi come ieri e anche domani nei tuoi sogni di Uomo giusto e protettore.

Stacco musicale

Penso che una della preoccupazione più condivise in questi mesi siano gli ammalati di “corona virus” per questo iniziamo questo secondo momento di preghiera con una pressante invocazione al cuore di Gesù affinché con il suo papà terreno san Giuseppe possa riempire quella solitudine che anche Gesù ha sofferto nell’agonia del Getsemani, immagine reale per la quale ogni creatura umana è costretto a passare nel travaglio personale del parto alla luce dell’eterna vita.

Venerdì scorso in occasione della festa dei lavoratori papa Francesco ha invitato a pregare per i lavoratori. Accanto al problema della corona virus sputano all’orizzonte nubi minacciose per il mondo del lavoro.

Il virus oltre che inquinare la salute del mondo intero ha semintomorti, lutti, desolazione e ha minato l’ossatura economia-finanziaria del nostro pianeta.  Per questo il Papa che porta sempre nella sue parole il germe della profezia, ha invitato la Chiesa «a pregare per tutti i lavoratori nessuno sia escluso delle nostre invocazioni affinché a nessuna persona manchi il lavoro e che tutti siano giustamente pagati e possano godere della dignità del lavoro e della bellezza del riposo».

Il Papa il 1° maggio nella sua omelia alla santa messa nella cappella di santa Marta ha commentato il passo della bibbia in cui è descritta la creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio. Nelle sei fasi della creazione, alla fine quando il mondo si era reso autonomo in quanto già possedeva tutti i requisiti per poter continuare a vivere e a produrre il necessario per vivere, «Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò in quel settimo giorno ogni suo lavoro che aveva fatto» ed incominciò a compiacersi, gustando la compagnia di Adamo e Eva e gioendo poiché «tutto era assai bello» .

Papa Francesco, venerdì scorso nell’omelia a santa Marta, in modo confidenziale, ha detto che Dio consegna la sua attività, il suo lavoro, all’uomo, perché collabori con Lui. Il lavoro umano è la vocazione eccellente ricevuta da Dio che rende l’uomo simile a Dio stesso, perché col lavoro l’uomo è capace di creare. Il lavoro dà la dignità.  Una dignità tanto calpestata nella storia di ieri, ma anche oggi ci sono tanti schiavi, schiavi del lavoro per sopravvivere: lavori forzati, mal pagati, con la dignità calpestata. Si toglie la dignità alle persone. Anche qui da noi succede – nota ancora il Papa – succede con i lavoratori stranieri e giornalieri pagati con una retribuzione minima per tante ore lavorate, con la domestica che non viene pagata il giusto e non ha le sicurezze sociali e la pensione. Questo succede ed è calpestare qui: è calpestare la dignità umana. Ogni ingiustizia che si fa al lavoratore è calpestare la dignità della persona.

Dalla fine del 1800 la chiesa è sempre stata attenta alla situazione dei lavoratori con esortazioni apostoliche ed encicliche la chiesa-madre dei credenti- ha accompagnato i lavoratori, tentando di restituire un’anima al lavoro.  Il lavoro umano pone accanto all’opera creatrice di Dio mani operose dei lavoratori prestate a Dio affinché quel bene seminato nelle correnti sotterranee si aprissero come scrigni di benessere.

Oggi ci uniamo a tante persone credenti e non credenti che ogni anno celebrano questa giornata del lavoratore a favore di coloro che lottano per avere la giustizia nel lavoro. Il Papa, in quanto padre di tutti, prega per la dignità dei lavoratori, ma anche per quei bravi imprenditori che non vogliono licenziare le persone, che custodiscono i lavoratori come se fossero figli, e prega San Giuseppe affinché aiuti tutti a lottare per la dignità del lavoro, ma anche perché ci sia lavoro per tutti e che sia un lavoro degno.

Nel ricorrenza del 1° maggio celebrato con toni dimessi per motivi di salute pubblica, ma con tanta preoccupazione per la perdita di lavoro, per i cassintegrati, per i precari e per chi vive in un equilibrio difficile tra stipendio asciugato, mutui o affitto da pagare, i ragazzi costretti a stare i casa senza scuola ho condiviso molto i problemi del mondo dei lavoratori e del lavoro anche per un motivo personale che ha segnato la mia vita di giovane lavoratore in una grande fabbrica alla vigilia del boom economico degli anni del dopo guerra..

Quando Pio XII, nel 1955, in occasione del 1° Maggio onorava san Giuseppe lavoratore con l’istituzione di una festa liturgica, guardando il panorama del mondo del lavoro variegato, si era affacciato all’orizzonte il fenomeno dei preti operai.  Per quanto personalmente mi riguarda, devo confessare Dio stava tessendo attorno alla mia vita il fascino di una chiamata ad una vita di dedizione totale ai fratelli e sorelle di condizione sociale disagiata. Era il tratto di un incipiente disegno che si sarebbe rivelato proposta di una chiamata ad una vocazione che mi avrebbe aiutato a scoprire la mia modesta ed umile collaborazione con Dio nel tentare di dargli una mano ad aiutarlo a costruire un mondo più giusto, più vivibile, più equo, insomma un mondo dove l’uomo è contento di abitarci.  Un mondo dove il saluto del “buon giorno” sarebbe diventato davvero un «Buon Giorno» come si esprimeva il film di Vittorio de Sica del 1951 dal titolo appunto “Miracolo a Milano”, un film in cui si raccontava di una baraccopoli, cresciuta nel dopo guerra alla periferia di una città ferita e ridotta ad un cumulo di macerie a causa dei bombardamenti.

Milano con i palazzi sventrati dai bombardamenti stava per rinascere e diventare il cuore pulsante dell’economia italiana. Era una città popolata da “periferie umili e povere”, dove tuttavia la solidarietà era sognata e grandemente vissuta tra i poveri.

L’ultima scena del film narra che dalla baraccopoli ormai soffocata dalla costruzione di nuovi palazzi in un fantastico volo i poveri emigrano, vanno altrove appunto là dove un buon giorno è veramente un buon giorno!

Nella nuova città industriale davvero c’era ancora molto da costruire affinché il buon giorno non fosse solo una bugia.

Stacco musicale e preghiera a san Giuseppe

Proprio in quell’anno in cui a san Giuseppe veniva riconosciuta la nobiltà della sua testimonianza di lavoratore, il lavoro ha acquistato dignità, è divenuto spazio di libertà, e sorgente di speranza, perché lavorando si collabora con Dio e con la sua opera creatrice. Il lavoro è diventato anche il 1° articolo della nostra Costituzione repubblicana. Le fondamenta su cui poggia la nazione italiana è il lavoro. Un lavoro garantito nel quale i lavoratori sono aiutati a trovare il proprio impiego, ma il lavoro nelle sue molteplici sfaccettature è una strada per rintracciare la via di collaborazione anche con Dio e quindi la possibilità di diventare santi. In questa prospettiva abbiamo un testimone privilegiato: san Giuseppe, il carpentiere di Nazareth. Con il suo lavoro lo sposo di Maria sostenne la famiglia destinata a diventare casa di Dio in mezzo all’umanità.

Tutti i battezzati sono chiamati a seguire il suo esempio, mettendo a frutto i talenti e i carismi che ci sono stati donati. Un orizzonte del quale oggi percepiamo in profondità la ricchezza: provati della nostra libertà in questo momento sentiamo la necessità di tornare a costruire il mondo di domani con le mani di uomini e donne di buona volontà.

La memoria liturgica di san Giuseppe lavoratore nasceva dal desiderio proprio per testimoniare l’importanza del lavoro nella visione cristiana.

La vita del cristiano è una costante seduzione. Ricordavo pocanzi come in questo la festa del lavoro all’inizio del mese di maggio, dedicato alla sposa di san Giuseppe, Maria mi è riecheggiata nell’anima l’eco vivo di una seduzione simile al fascino che seduce ogni apprendista della santità.  La seduzione è la prima lettera dell’alfabeto del poema della santità.

Giovane lavoratore ho sentito la seduzione nell’essere chiamato a profetizzare, ho cercato di recalcitrare, ma poi alla fine come Geremia si è lasciato sedurre perché ha letto con gli occhi di Dio le possibilità di bene che Dio stesso aveva nascosto. Delle persone Dio non fa fotocopie ma ognuno è originale nelle sue qualità e Dio scommette su quelle qualità.   Ognuno è chiamato a scoprire la grande amicizia con cui Gesù l’ha Dio sedotto e lo chiama a vivere invadendo di luce e il suo futuro e tratteggiando la missione di essere accanto ai più poveri, sentinella della loro dignità e difensore dei più poveri.

Le mie mani allora hanno perso i calli, ma il cuore ha assaporato che anche il lavoro manovale, umile, dimesso ha una grande dignità perché Gesù ha usato le sue mani per rendere più gioiosa la vita dei suoi contemporanei. Gesù all’ombra di suo papà, falegname, ha respirato un’aria di libertà: non più schiava. Ha visto fiorire la speranza del lavoro come una leale collaborazione con Dio nella sua opera creatrice.

Incorporati con il battesimo in Gesù i lavoratori possono trovare anche nel proprio impiego la via per diventare santi.

In questa prospettiva e in questo obiettivo hanno un testimone privilegiato in san Giuseppe, il carpentiere di Nazareth.  Non dimentichiamo mai che, con il suo lavoro, lo sposo di Maria sostenne la famiglia destinata a diventare casa di Dio nel cuore stesso dell’umanità.

E tutti siamo chiamati a seguire accanto a Gesù l’esempio di san Giuseppe il suo esempio, mettendo a frutto i talenti e i carismi che ci sono stati donati. Gesù ci ha invitato non tanto a guardare all’esterno, ma valutare e qualificare un albero dalla qualità dei suoi frutti e non dalle apparenze

Un orizzonte del quale ancor oggi, ma soprattutto oggi, siamo invitati a percepire in profondità la ricchezza: provati della nostra libertà in questo momento sentiamo la necessità di tornare a costruire il mondo di domani.

 

Preghiera a San Giuseppe

Caro San Giuseppe, chiamato ad essere accanto a Gesù come l'ombra paterna di Dio-creatore ascolta le nostre invocazioni. A te è stato affidato Gesù, il Messia sognato, sospirato ed invocato dai profeti, perché tu mi insegnassi il mestiere del vivere umano. La tua fede l'obbedienza fiduciosa, il tuo amore e la tua giustizia ti hanno reso forte e fedele custode di Maria, mentre con il tuo esempio aiutarvi Gesù a crescere in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

San Giuseppe, ti preghiamo in particolare di proteggere il papa chiamato ad essere guida illuminata in questo nostro pellegrinaggio alla ricerca del volto del Padre. Donaci un supplemento di fiducia per affrontare le difficoltà della vita con la certezza di non essere soli a lottare in questo momento di sgomento, di impotenza e di povertà estrema nei confronti della vita.  Ti mettiamo sotto il tuo manto protettivo tutte le persone, sparse nel mondo, che stanno lottando contro il virus. San Giuseppe prega per noi e sia accanto ai morenti di questo giorno per accompagnarli nel guado solitario verso la sponda dell’eternità. Amen

Stacco musicale

In occasione dei cento anni dalla nascita di Giovanni Paolo II, che sarà il 18 maggio prossimo, Il quotidiano Avvenire ha pubblicato la prefazione a firma di Papa Francesco del volume che uscirà nei prossimi giorni dal titolo: “San Giovanni Paolo II: 100 anni. Parole ed immagini”.  Il Papa nelle prime parole lo ha definito: «un grande testimone della fede, un grande uomo di preghiera che ha vissuto completamente immerso nel suo tempo e costantemente in contatto con Dio, una guida sicura per la Chiesa in tempi di grandi cambiamenti. Tante volte, nel corso della mia vita di sacerdote e di vescovo – continua papa Francesco -ho guardato a lui chiedendo nelle mie preghiere il dono di essere fedele al Vangelo come lui ci testimoniava».

Il papa polacco, immerso nel suo tempo, ha fatto emergere anche la trinità terrestre “Gesù, Giuseppe e Maria” nella spiritualità della nostra storia contemporanea anch’essa avvolta in un cammino di redenzione al seguito di Gesù Redentore degli uomini, (Redemptor hominis), la Madre del Redentore e da ultimo san Giuseppe, il custode del Redentore (Redemptoris Custos).

Anche, come l’apostolo Paolo, san Giovanni Paolo II ha conservato intrepido la fede anche nei momenti di disagio e di grande sofferenza. «La sofferenza che ha vissuto l’ha affidata totalmente al Signore, che lo ha forgiato e ha reso ancora più forte la fede cristiana alla quale era stato educato in famiglia. Giovanni Paolo II è stato uno straordinario educatore di tanti giovani che attraverso di lui, giovane prete, venivano introdotti nel cammino di una fede concreta, testimoniata, vissuta in ogni istante della vita» Da non dimenticare che la sua forte testimonianza lo ha portato alla soglia del martirio. Infatti nel 1981 per la sua forte influenza sul mondo ha subito un attentato.  In quella circostanza ha offerto la propria vita, ha versato il suo sangue per la Chiesa, e ci ha testimoniato che anche nella difficile prova della malattia, condivisa quotidianamente con il Dio fatto Uomo e crocifisso per la nostra salvezza, si può restare lieti, si può restare noi stessi».

È certo che la figura di Giuseppe acquista una rinnovata attualità per la chiesa del nostro tempo in relazione appunto al tempo in cui viviamo. Il nostro tempo è l'epoca di ieri che cambia che si rinnova, un’epoca che da un secolo all'altro traghetta la storia alla conquista di nuovi terreni da fecondare e da scoprire quelle tracce di divino che costruiscono il nucleo centrale della fede dentro al proprio intimo delle coscienza.  Da parte di Giovanni Paolo II questo nuovo ciclo deve essere invocato: è necessario per il cammino della Chiesa verso il futuro. 

Nella chiesa questo volto nuovo nel cammino della fede non va visto con un pregiudizio di insorgenti  pericoli nella storia degli uomini e nella chiesa, ma coglierli come occasione di un confronto per un rinnovato impegno  a scoprire quei "semi di Cristo" come dicevano gli antichi padri delle Chiesa, ma lo stimolo di un rinnovato impegno di evangelizzazione del mondo o di rievangelizzazione in quei paesi e nazioni dove la religione nella vita cristiana - un  tempo quanto mai fiorenti - e che ora sono messi a dura prova. 

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