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Cari amici e fratelli un cordiale ben trovati a tutti voi.

Ogni momento della liturgia inizia sempre con il saluto augurale, usando queste parole: «Il Signore sia con voi».

Proprio all’inizio di questo periodo della quaresima, mi sembra che possa essere il saluto più appropriato: le ceneri sul capo, il maggior tempo dedicato alla preghiera hanno effetto sul nostro spirito nella misura con cui lasciamo spazio alla presenza di Dio, allora davvero a tutti l’auguri più cordiale che «il Signore sia con tutti noi», carissime ascoltatrice e amati ascoltatori di Radio Mater.

Vogliamo iniziare questo momento di spiritualità e di preghiera con una preghiera a Dio Padre in uso nella liturgia Ambrosiana

«O Dio, Padre onnipotente, il tuo unico figlio venendo ad assumere la nostra condizione di uomini e donne, volle far parte di una famiglia per esaltare la bellezza dell'ordine da te creato e riportare la vita familiare alla dignità, alta e pura, della sua origine.

Nella casa di Nazareth, regna l'amore coniugale, intenso casto, e rifulge la dolce obbedienza del tuo Figlio alla vergine Madre Maria e a Giuseppe l'uomo giusto, a lei sposo, e la concordia dei reciproci affetti che hanno accompagnato le vicende di giorni operosi e sereni.

O famiglia di Nazareth, nascosta ai grandi della terra e alla fama del mondo, tu sei più nobile per le tue virtù che non per la tua discendenza regale. In questa famiglia, o Padre, hai collocato le arcane primizie della redenzione del mondo.

Per questo disegno di Grazia mentre guardiamo con venerazione e speranza gli esempi della Santa Famiglia eleviamo a te, o Padre la nostra lode di figli. Amen

Ora entriamo nel fiume salutare della quaresima, apriamo le vele al vento dello Spirito e navighiamo al vento dello Spirito per approdare al porto della Pasqua di resurrezione.

La quaresima quest'anno ci fa da solenne portale per introdurci nel mese dedicato a San Giuseppe.

 Giuseppe non lo troviamo accanto a Gesù adulto nella sua missione pubblica sulla terra di Palestina, ma troviamo ombreggiata la sua persona nella radice del suo DNA, che già racchiudeva le premesse della sua futura missione.  In questo gratuito patrimonio di nobili qualità, troviamo tutti gli elementi che costituiscono per noi amici devoti di san Giuseppe un interessante esempio da studiare attentatamene, da ascoltare nell’eloquente silenzio ed apprendere dal suo esempio quegli incentivi a vivere la nostra esistenza con quella caratteristica evangelica che dà sostanza concreta nel vivere un valore assoluto, un valore che ospita la presenza stessa di Dio nella nostra vita.

Dal momento in cui l'angelo rivela a Giuseppe il destino della sua vita, il tracciato e l’abbozzo della sua missione, la sua stessa vita non ha altro senso e ragione se non quella di essere al servizio di Gesù, un bambino, il  Figlio di Dio venuto a salvare il mondo.

Da quel  momento in cui l’angelo gli appare e gli svela l’arcano, il fatto singolare della maternità di Maria, Giuseppe  con il comprensibile dispiacere umano nel veder infranto  i suoi sogni,  coltivati con passione per una normale vita matrimoniale,  si è messo subito a disposizione dei disegni divini, accettando con filiale obbedienza a Dio e nella sua libertà legittima di collaborare alla sua vocazione umana e di vivere la sua felicità coniugale, accettando quel capitale di grazia divina che gli avrebbe permesso di vivere con responsabilità il peso della sua missione.

Giuseppe accetta la nuova situazione e si adegua a vivere un amore coniugale alimentato da altre motivazioni, per offrire un sacrificio totale di tutta la sua esistenza mettendo nel cassetto il progetto di amore che egli aveva accarezzato e coltivato da tanto tempo, nel periodo del suo fidanzamento

La caratteristica di San Giuseppe è l’aver fatto della sua vita un servizio singolare al mistero dell'incarnazione, di collaborare cioéalla missione della redenzione prestando a Dio stesso, il suo ruolo di autorità legale che per il popolo di Israele che lo faceva capo legittimo della famiglia che ospitava il Figlio di Dio in un totale dono di se stesso, della sua vita, del suo lavoro, di un l'amore domestico trasformato dalla sua vocazione a divenire un amore universale.

La sovrabbondanza di generosità del suo cuore e della sua capacità di amare è posto da Dio al servizio, è di stare accanto a Gesù come l'ombra che l'accompagna lungo il cammino della sua esistenza di fanciullo, di bambino, di adolescente.

Alcuni hanno paragonato questa presenza di Giuseppe accanto a Gesù simile a quella del precursore, il Battista, il cugino di Gesù e anche a quella San Pietro.

In certo qual modo Giovanni Battista ha preparato la strada davanti a Gesù, ha lanciato i segnali di una straordinaria presenza e l'altro personaggio Pietro perché ha ereditato la custodia della Chiesa, che è il prolungamento del corpo mistico di Cristo, di cui quest’anno 2020 festeggiamo il 150° anniversario della sua proclamazione avvenuta nel 1870, durante il pontificato di Pio IX.

La persona di San Giuseppe, quindi, raccoglie, silenziosamente, quasi in modo inavvertito e in una sconosciuta località e in un silenzio che tuttavia diventerà parola viva nella persona di Pietro, successore nel governo della Chiesa. Questo Ministero tanto importante, tuttavia è nascosto e altrettanto indispensabile anche se fuori dalla scena dalle apparenze.

A questo riguardo, c'è un bel esempio da parte di Paolo VI che afferma che Giuseppe è luce che diffonde i suoi raggi benefici sulla casa di Dio, che è appunto la chiesa, e la riempie degli umanissimi ed ineffabile ricordi della venuta nella scena di questo mondo del Verbo di Dio.  Gesù, che si fa uomo per noi, ci redime e fa che anche noi oggi viviamo sotto la sua protezione, poiché patrono della Chiesa universale.

Questo artigiano della casa di Nazareth è luce che rischiara con il suo incomparabile esempio quello che caratterizza la persona di Cristo Gesù nella nostra avventura umana.

Preghiera alla Santa Famiglia

Gesù, Maria e Giuseppe,
in voi contempliamo
lo splendore del vero amore,
a voi, fiduciosi, ci affidiamo.
Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole di Vangelo
e piccole Chiese domestiche.
Santa Famiglia di Nazaret,
mai più ci siano nelle famiglie
episodi di violenza, di chiusura e di divisione;
che chiunque sia stato ferito o scandalizzato
venga prontamente confortato e guarito.

Santa Famiglia di Nazaret,
fa’ che tutti ci rendiamo consapevoli
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
della sua bellezza nel progetto di Dio.

Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltateci e accogliete la nostra supplica.
Amen.  

In questo centocinquantesimo anniversario della proclamazione di San Giuseppe patrono della chiesa universale, la figura di Giuseppe sarà al centro delle nostre attenzioni e anche Papa Francesco dà una straordinaria importanza alla figura di San Giuseppe. Nelle sue catechesi e nelle omelie nella messa dei giorni feriali a santa Marta, egli racconta anche della sua devozione personale. Infatti, la Provvidenza divina ha voluto che papa Francesco potesse iniziare il suo magistero pontificio proprio il 19 marzo del 2013.

Il Papa non ha mancato di sottolineare la concomitanza della festa di San Giuseppe, con il suo compito di essere vicario del suo figliolo sottolineando il desiderio di ispirare il suo ministero pontificio sull’intelaiatura di tre verbi che hanno caratterizzato la chiamata di san Giuseppe nello svolgere un compito così singolare che Dio gli aveva affidato.

In quella circostanza il Papa ha parlato della vocazione di Giuseppe, e ha richiamato i tre verbi ad ascoltare, e a custodire nella costante attenzione a Dio la vita stessa della chiesa, ed essere il prolungamento, nella storia, e a proteggere il corpo mistico di Cristo dalle costante avversità con crescente odio che la Chiesa subisce.

Attento a quella fondamentale esperienza di Nazareth, il Papa nelle riflessioni pastorali con costante attualità sottolinea il tema della famiglia.

Basta ricordare le tematiche degli ultimi sinodi della chiesa.  È abituale una costante attenzione alla famiglia, dopo i recenti sinodi, il riferimento è Nazareth che diventa “l’università”, il magistero delle autentiche relazioni familiari.

La vita del cristiano è sempre una scuola: è una formazione permanente che non conosce età. Comunque è una scuola attiva, dove si mette in gioco testa, cuore, sentimenti, abilità nel tessere relazioni amichevoli che si fanno storia personale e comunitaria che una costante disponibilità a riconoscere la dignità della nostra vita, ma anche chiamati a vivere con perseveranza i valori evangelici nonostante le fatiche e le contraddizioni che possono segnare questa realtà di comunione.

In questa stagione in cui è entrata in crisi della figura del “padre”, ci sembra opportuno riscoprire ed approfondire il ruolo educativo svolto da Giuseppe nei confronti di Gesù.

La prima dote educativa che Giuseppe ci suggerisce è la sua costante presenza nei momenti importanti della vita di Gesù; poi la sua attenzione nell’ascoltare ed obbedire ai desideri di Dio ispirati dai messaggi dell’angelo.  Giuseppe non è stato un padre-padrone, ma ha accettato rispecchiare costantemente la sua anima nel perenne e reciproco insegnamento dal sapore di eternità già alla scuola di Gesù a Nazareth e un giorno all’età di dodici anni nel tempio di Gerusalemme leggeva ed interpretava le leggi con quella novità che incuriosiva anche maestri delle sinagoga. San Giuseppe parlava poco ma viveva intensamente, non si sottraeva ad alcuna responsabilità che la volontà del Signore gli imponeva, quindi, offre esempio di attraente disponibilità alla Divina chiamata: è calmo, non precipita gli eventi; non trema, vive le situazioni con pazienza, fidandosi di Dio che lo sente padre e suo mandante, delegato per l’educazione umana del figlio. 

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