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“Medicina e sanità ai confini della vita: il ruolo del medico”, è stato il tema del convegno promosso a Roma dall’Associazione medici cattolici italiani (Amci) con la presenza anche dei responsabili della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) guidati dal  il presidente prof. Filippo Anelli.

Come spiega VaticanNews, i medici hanno voluto con questo incontro avviare una riflessione sulle prospettive aperte dopo l’istituzione delle Dat (dichiarazioni anticipate di trattamento) e dopo la sentenza della Corte Costituzionale dello scorso settembre, sul caso Dj Fabo – Cappato,  che ha depenalizzato l’articolo 580 del codice penale sull’aiuto al suicidio, nei casi in cui persistono condizioni specifiche come la presenza di un male incurabile e la ferra volontà della persona di interrompere la propria esistenza.

Durante l’incontro si è parlato anche di abbandono terapeutico, cure palliative, rapporto medico paziente, invecchiamento della popolazione e de livelli di assistenza del servizio sanitario pubblico.

L’agenzia di informazioni vaticana ha intervistato il presidente dei medici cattolici Amci, prof. Filippo Maria Boscia, che tra l’altro ha affermato: “….. Questa nostra società vive in un momento di povertà che non è solo economica ma è una povertà per mancanza di prossimità, soprattutto se ci riferiamo agli anziani soli che vivono problemi gravi di salute che si aggravano, oltretutto si aggravano anche per scelte politiche e sociali poco razionali”.

Boscia ha proseguito sottolineando che “crisi e inquietudine non riguardano soltanto i fragili, i cronici, gli ammalati, gli inguaribili ma anche i medici che devono essere messi nelle condizioni di evitare gli abbandoni, di continuare a curare, a prendersi cura anche quando non si può guarire, anche quando loro non sono più in grado di garantire una guarigione perché la malattia sovrasta tutte le competenze mediche. Dunque in questo momento le questioni di cura, le questioni di formazione, le questioni di finanziamenti e le questioni gestionali rappresentano una vera emergenza”.

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul caso “DJ Fabo - Cappato” che apre al suicidio assistito, per i medici specie quelli cattolici si aprono importanti sfide. Nella stessa intervista, il presidente Boscia evidenzia al riguardo che “c’è un problema deontologico, perché dobbiamo confrontarci con tante situazioni di crisi, abbiamo una crisi demografica, abbiamo l'invecchiamento della popolazione, abbiamo un problema relativo all’accoglienza dei migranti, abbiamo l'impatto dei nuovi poveri sulle nostre economie che si considerano avanzate, tutto questo praticamente impone una ridistribuzione delle risorse, che ci siano nuovi modelli di finanziamento e remunerazione delle prestazioni nei servizi sanitari”.

Inoltre ha poi aggiunto che si registra una “sofferenza massima proprio per quelle fasce di popolazione più svantaggiate che vivono il problema della solitudine e il problema della malattia in emarginazione”. Secondo Boscia, quindi, di fronte al bivio eutanasia e sospensione dei trattamenti, “noi dobbiamo prendere atto che questo limite è veramente un velo e senza sapienza la scienza non giova a nulla”. Un appello, quello del presidente dei medici cattolici, perché non soltanto i cosiddetti “camici bianchi” ma un po’ tutti gli operatori sanitari e i decisori politici possano ricercare soluzioni umane, pur tenendo conto dei tanti problemi finanziari che gravano sul paese.

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