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 Un gioioso ben ritrovati a questo appuntamento mensile in compagnia di san Giuseppe per osservalo nei suoi movimenti e così interpretare i sentimenti e le motivazioni che muovono i suoi passi nella quotidianità della casa di Nazareth.

Oggi viviamo quest’ora di contemplazione, di lode in un clima particolare perché siamo nella stagione liturgica dell’Avvento, viviamo questo cenacolo di preghiera all’indomani della visita di papa Francesco alla Betlemme italiana di Greccio e alla vigilia della festa dell’Immacolata; quel pensiero grande del Creatore che prepara un grembo umano per accogliere Gesù redentore e affidare a Giuseppe una creatura incontaminata da amare, custodire e proteggere dalla violenza crudele di una legge che l’avrebbe voluta lapidata per una maternità non regolare.

 Tutta la storia della redenzione, che chiamiamo “storia sacra”, ad ogni salto di qualità della vita è all’opera lo Spirito Santo che nella professione di fede lo confessiamo come colui che dà la vita e la mantiene viva.

Anche noi siamo parte e protagonisti di questa storia per questo invochiamo lo Spirito Santo.

Soffio benefico dello Spirito che sei sceso su Adamo ed è diventato vivente.

Sei sceso sulla vergine Immacolata e ha preso vita in lei Gesù il salvatore.

Sei sceso su Gesù nel giorno delle risurrezione e gli hai ridonato la vita.

Sei sceso nei cenacolo nel giorno della Pentecoste ed è nata la Chiesa.

Scendi sull’acqua del Battesimo e l’uomo nasce a vita nuova.

Viene sul pane e sul vino nell’eucaristia e questo frutto della terra e si trasformano nel corpo e nel sangue di Cristo.

Viene Spirito Santo su di noi in questo momento affinché alla fine della vita, possa dare l’immortalità ai nostri corpi mortali. Amen!

Ed ora ritorniamo idealmente nel clima natalizi davanti al presepe.  Ha scritto il papa nella sua Lettera apostolica: «La nascita di un bambino suscita gioia e stupore, perché pone dinanzi al grande mistero della vita. Vedendo brillare gli occhi dei giovani sposi davanti al loro figlio appena nato, comprendiamo i sentimenti di Maria e Giuseppe che guardando il bambino Gesù percepivano la presenza di Dio nella loro vita». Anche noi in questo momento di contemplazione vogliamo rivivere questo grande evento, come l’oggi di Dio».

A Greccio dopo più di 1.200 anni dalla nascita di Gesù a Betlemme, san Francesco realizzò la rappresentazione della nascita di Gesù come segno concreto del desiderio di Dio di farsi solidale con la nostra umanità.

Nella Lettera apostolica, letta domenica scorsa a Greccio davanti al presepio, dal titolo assai significativo «i segni ammirabili», papa Francesco ne ha individuati quattro: Il cielo stellato nel buio delle notte, per dire che anche quando il buio circonda la nostra vita, Dio non ci lascia soli.

Il secondo segno è il paesaggio illuminato: «tutto il creato partecipa alla festa per la venuta del messia».

Il terzo segno è la stella cometa che brilla sulla grotta. Il papa dice che quella stella che guida i magi, invita anche noi a metterci in cammino per raggiungere la grotta ed adorare Gesù.

Il quarto segno è il popolo delle statuine che popolano lo scenario del presepio. In quella folla non ci sono i nobili, ma ci gli umili, i mendicati. Dice papa Francesco che le statuine sono il simbolo del popolo che lavora: dal pastore, al fornaio, dalle donne che portano l’acqua. È un popolo di buona volontà che rappresenta la santità quotidiana del nostro vivere.

In questa circostanza vorrei ricordare che nei presepi della regione francese della Provenza c’è una statuina che chiamano stupore: non porta doni, ma i suoi occhi sono illuminati dallo stupore. Lo stupore che dovrebbe essere il sentimento principe di chi fa materialmente il presepio in casa e di chi assiste in contemplazione davanti al presepio: sentire nasce nell’anima lo stupore di quanto Dio ci vuole bene da condividere la fragilità della nostra vita facendosi bambino.

Il papa conclude la sua lettera con questo auspicio: «Cari fratelli e sorelle, il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede. A partire dall’infanzia e poi in ogni età della vita, ci educa a contemplare Gesù, a sentire l’amore di Dio per noi, a sentire e credere che Dio è con noi e noi siamo con Lui, tutti figli e fratelli grazie a quel Bambino Figlio di Dio e della Vergine Maria. E a sentire che in questo sta la felicità. Alla scuola di San Francesco, apriamo il cuore a questa grazia semplice, lasciamo che dallo stupore nasca una preghiera umile: il nostro “grazie” a Dio che ha voluto condividere con noi tutto per non lasciarci mai soli».

 Caro San Giuseppe, siamo in cammino verso la festa della tua amata sposa, Maria. Ogni sera con la preghiera della novena ci avviciniamo alla gioia di questa nascita, di una bambina che nasce senza la macchia del peccato originale. Celebriamo la concezione immacolata della tua cara e dolce Maria.

E’ un privilegio singolare che la tua futura sposa ha avuto da Dio. Dovendo mandare il suo figlio Gesù a condividere la nostra esperienza di vita, Dio-padre non voleva che la carne umana di suo figlio portasse i segni della ribellione e del rifiuto con il quale Adamo ed Eva avevano segnato negativamente la nostra sorte.

Maria nasce come un fiore immacolato. In questa nascita finalizzata all’ingresso di Gesù\\\\\\\1 nella nostra storia, anche tu, Giuseppe, pur in modo inconsapevole eri coinvolto. Dio padre aveva posato il suo sguardo anche su di te, ti aveva scelto a rappresentarlo davanti alla legge degli uomini, ma soprattutto si è fidato di te. Ha avuto fiducia nelle tue qualità umane e religiose, sapeva che con te scommetteva in modo sicuro e garantito.

Tu da quel giorno entravi nella storia umana come «l’ombra del padre» nei confronti di Gesù e di Maria.

Dio ti ha delegato a rappresentarlo nel campo dell’educazione sociale e religiosa e a far da supporto nella crescita intima dei sentimenti di Gesù, delle sue aspirazioni umane.

Tu hai scoperto la fragranza di questo singolare fiore immacolato di Maria, solo dopo una quindicina d’anni. Tu sei cresciuto insieme a questo sogno eterno di Dio che finalmente si andava traducendo in realtà. Tu camminavi nei sentieri della tua vita su strade parallele a quelle di Maria e finalmente le vostre strade si incrociarono.

 Tu, giovane promettente di Nazareth, con un buon mestiere fra le mani, eri nei sogni di tante ragazze, ma il tuo sguardo era stato catturato da questa giovane adolescente di nome Maria.

Ogni volta che, al tramonto, rientrando dal lavoro incrociavi il gruppo di ragazze che avevano attinto acqua alla fontana – che a Nazareth nella tradizione cristiana prenderà il nome di «fontana della vergine» - il tuo cuore accelerava i battiti e il tuo sguardo cercava lo sguardo riservato e modesto della giovane Maria, la figlia di Gioacchino e Anna.

 Caro San Giuseppe, vorrei fissare il mio sguardo nei tuoi occhi e tentare di percepire e idealmente condividere la gioia dei tuoi sentimenti che cantavano dentro il tuo cuore.

 Nell’Esortazione apostolica Redemptoris custos, Giovanni Paolo II a proposito del matrimonio di Giuseppe con Maria riferiva le parole dell’Angelo: «Giuseppe figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,20-21).

In queste parole è racchiuso il nucleo centrale della verità biblica su san Giuseppe, il momento della sua esistenza […].  L'evangelista Matteo spiega il significato di questo momento, delineando anche come Giuseppe lo ha vissuto. Tuttavia, per comprenderne pienamente il contenuto ed il contesto, è importante tener presente il passo parallelo del Vangelo di Luca. Infatti, riferendoci al versetto che dice: «Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo» (Mt 1,18), l'origine della gravidanza di Maria «per opera dello Spirito Santo» trova una descrizione più ampia ed esplicita in quel che leggiamo in Luca circa l'Annunciazione della nascita di Gesù: «L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria» (Lc 1,26-27). Le parole dell'angelo: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28), provocarono un turbamento interiore in Maria ed insieme la spinsero a riflettere. Allora il messaggero tranquillizza la Vergine ed al tempo stesso le rivela lo speciale disegno di Dio a suo riguardo: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, concepirai e partorirai un figlio, e lo chiamerai Gesù. Egli sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre» (Lc 1,30-32).

 La scelta di Maria e di Giuseppe da parte di Dio Padre era mirata a quei due cuori che conservavano un’energia di amore di affetto superiore a quanto uomini e donne sappiano esprimere. Quando Maria confidò a Giuseppe il suo segreto per Giuseppe fu uno choc.

Maria in questo momento si interessò un po’ di meno di quello che sta accadendo in lei, ma molto di più di quanto stava attraversando l’animo del suo amato sposo Giuseppe, chiamata da Dio-Padre e svolgere la funzione di custode responsabile di suo figlio.

Per Giuseppe non fu una cosa semplice: La conversazione fu rotta dai singhiozzi. Maria gli stringeva forte le mani e lo pregava di aprire il suo animo al disegno misterioso di Dio nei loro riguardi. Lentamente con l’intervento dell’angelo, l’orizzonte si aprì alla scelta misteriosa e singolare voluta dall’Alto.

Nei giorni seguenti Maria asciugò le lacrime dal volto del suo giovane sposo, ed entrambi abbracciandosi con tenerezza dissero coralmente: «Siamo stati scelti da Dio e insieme abbiamo accettato il nostro ruolo». E Giuseppe aggiunse: «Tu, Maria, il compito di ospitare e offrire la tua stessa carne al figlio di Dio ed io tentare di svolgere il compito di un padre nel modo più responsabile possibile e così essere l’ombra vigile e affettuosa del Padre eterno».

 Giuseppe ha creduto alle parole di Maria con tutto l’amore con cui un cuore umano è capace di credere.

 

 

 San Giuseppe ti affidiamo questa preghiera da consegnare a Gesù, è la nostra invocazione che vogliamo mettere sulle labbra e nel cuore di tutti i fidanzati e degli sposi giovani e meno giovani.

PREGHIAMO  vedi frammenti pagina   119

 

Maestro, insegnaci ad amare.

Insegnami ad essere presente all’altro, senza essere invadente

Insegnami a svelarmi, senza tradirmi.

Insegnami ad accompagnarlo/a, senza possederlo/a.

Insegnami a sentirmi libero nel nostro amore, senza evadere.

Insegnami a donarmi generosamente, senza perdermi in lui/lei.

Insegnami ogni giorno a rinnovare la mia tenerezza senza monotonia.

Insegnami a essere sincero, senza sentirmi vulnerabile se lo/a deludo.

Insegnaci ad essere coppia aperta per chi è piccolo, solo, debole.

Insegnaci a vivere il nostro amore nella purezza.

Insegnaci che due fidanzati cristiani sono una luce per il mondo.

Insegnaci che tu guardi e benedici il nostro amore con tenerezza.

Insegnaci che possiamo contare su di Te, anche per i problemi “di cuore”.

Insegnaci a pregare insieme e ad essere strumento

Attraverso cui l’altro può avvicinarsi a Te.

Insegnaci e ricordaci sempre che Tu sei il grande innamorato di tutti noi.

 

Pausa musicale

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