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di madre Anna Maria Cánopi osb

«Io sarò con te» è stata la promessa  fatta dal Signore ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe, a Mosè, a tutte le grandi guide d’Israele e ai suoi profeti. In risposta, il credente che cammina nelle vie faticose della storia si rivolge al suo Dio con le parole del Salmo: «Tu sei con me». Lungo questo anno abbiamo percorso a grandi tappe la storia della salvezza, il cammino di Dio con l’uomo e dell’uomo con Dio. Un cammino fatto di attesa e di silenzi, di fede e di segni, come quando due amici si inviano messaggi nell’attesa dell’incontro.

Ed ecco, giunta la pienezza del tempo, l’incontro tra Dio e l’uomo avviene. Con il mistero dell’incarnazione, non più soltanto Dio è con noi mediante la sua parola, i suoi interventi per salvarci, per sostenerci, per indicarci il cammino nell’ora del pericolo, ma viene tra noi per rimanere con noi, per essere il «Dio-con-noi».  

«Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). Nel saluto dell’angelo a Maria è già detto tutto, perché quelle parole significano: «Il Signore ti ha scelta, il Signore ti affida una grande missione. Non temere, perché Lui è con te e ti ricolma con la sua grazia». 

E in Maria il Signore si rende presente al punto da venir concepito anche fisicamente, per entrare nella storia e inserirsi nelle generazioni umane. Un abate medievale, Elredo di Riévaulx, colmo di stupore per tale evento, così scriveva: «Felice giorno, felice ora, felice tempo… Fino ad ora Dio era sopra di noi, ma oggi è l’Emmanuele. O Emmanuele! O Dio-con-noi! Che fate figli di Adamo?  Voi non potevate ascendere in cielo per essere-con.Dio, e allora Dio è disceso dal cielo per essere l’Emmanuele, per essere il Dio-con- noi».

Questa è l’infinita bontà e umiltà del Signore nostro Dio: si è degnato di scendere a noi, perché noi non potevano salire a lui; si è abbassato, perché noi potessimo gioire nell’essere con Lui. 

Quello che il profeta Isaia aveva annunziato (cfr. Is 7,14), nel mistero dell’Incarnazione si fa realtà. Nel Vangelo secondo Matteo l’annunzio profetico è ripreso nel brano della cosiddetta «annunciazione a Giuseppe»; mentre questi stava considerando in cuor suo l’evento accaduto alla sua promessa sposa, ecco che un angelo gli appare in sogno e gli dice: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù… Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi» (Mt 1,18-23).

A Giuseppe, in quanto padre di famiglia, è riservato il compito di dare al Bambino il nome di Gesù, che significa Salvatore; tuttavia l’evangelista ribadisce che egli è anche l’Emmanuele, il Dio-con-noi. La vocazione del neo-nato Bambino è ben indicata; di conseguenza è chiaramente manifestato anche il dono di grazia che per lui ci viene offerto: riceviamo il dono  di una vita nuova, una vita-con-Gesù. 

Molto significativamente san Matteo chiuderà il suo Vangelo ripetendo questo Nome, anzi, facendolo ripetere a Gesù stesso prima della sua ascensione al cielo: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).

Finché non sia pienamente compiuta l’opera della salvezza, Gesù è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, pellegrino con noi sulle vie della storia verso la patria celeste, come si è affiancato ai discepoli di Emmaus, tristi e senza speranza dopo la sua Passione e morte. 

Grazie a questa presenza dell’Emmanuele, possiamo vivere il tempo della nostra vita come un mistero di comunione con Dio, come si legge nell’Apocalisse:  

«Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3,20).

Ma di quale porta si tratta? È la porta di ogni cuore umano. Il Verbo entra come Ospite in ogni cuore aperto ad accoglierlo. Allora egli nasce in noi, la Parola si incarna in noi e si instaura una reciprocità che avrà il suo compimento nelle nozze della vita eterna. La vita presente è tutta una vigilia. «Dio – ha detto Papa Francesco – sempre bussa alla porta dei nostri cuori. Gli piace fare questo… Ma sapete la cosa che gli piace di più? Bussare alle porte delle famiglie e trovare famiglie unite, che si vogliono bene, che fanno crescere i loro figli, li educano, li portano avanti, e creano una società basata su verità, bontà e bellezza». In questo senso, la vita terrena è un cammino di comunione, un cammino con il Dio-con-noi e con il Dio-tra-noi.

Nel mistero del Natale, Gesù torna a nascere tra noi; Dio scende, si abbassa, viene a farsi uno di noi. E questo perché ci ama dall’eternità e per l’eternità. 

Egli è un Dio umile e ama nascondersi: con più certezza lo potremo trovare là dove spontaneamente nessuno lo cerca: nei bambini poveri come egli fu povero; nei tanti perseguitati, come egli fu perseguitato, negli esuli e profughi, come egli fu esule e profugo, nei condannati, come egli fu condannato… E sarà gioia incontrarlo, come è gioia scoprirlo nel nostro stesso cuore, quando ascoltiamo la sua Parola o ci nutriamo dell’Eucaristia. A Lui che ci chiede il consenso per tornare ad incarnarsi in questo nostro tempo, in questi giorni, rispondiamo senza esitazione il nostro sì in totale e incondizionata obbedienza d’amore.

Preghiamo, allora, il nostro Signore e Salvatore, prestando voce a tutti i nostri fratelli, specialmente a quelli che sono più provati, che si sentono più soli e tristi e sono anche tentati di togliersi la vita, perché non vedono più che essa è un dono prezioso; non sentono più che hanno vicino il Signore, che, anzi, è nel loro cuore. 

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